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Maxi truffa a Fideuram, 95 milioni trasferiti con l’IA: la voce clonata, il falso Messina e i 39,5 milioni ancora da recuperare

Una voce familiare al telefono, un messaggio WhatsApp apparentemente arrivato dal vertice di Intesa Sanpaolo e una presunta operazione finanziaria internazionale da gestire con la massima riservatezza. È così che, nel febbraio 2026, sarebbe stata costruita una delle più sofisticate frodi finanziarie emerse in Italia negli ultimi mesi.
Al centro della vicenda c’è Paolo Molesini, allora presidente di Fideuram, società del gruppo Intesa Sanpaolo, che secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta avrebbe autorizzato una serie di bonifici per complessivi circa 95 milioni di euro, convinto di seguire indicazioni provenienti dai vertici del gruppo.
Il dettaglio che rende il caso particolarmente inquietante è l'utilizzo combinato di tecniche di impersonificazione, WhatsApp, comunicazioni digitali e soprattutto voice cloning, cioè la ricostruzione artificiale della voce di una persona reale attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
La maggior parte del denaro è stata bloccata o recuperata grazie alla tempestiva reazione della banca e alla collaborazione internazionale. Ma la cifra più aggiornata contenuta negli atti indica in 39,5 milioni di euro la somma ancora non recuperata. Le prime notizie avevano parlato di circa 36 milioni, motivo per cui nelle diverse ricostruzioni giornalistiche si trovano ancora entrambe le cifre.

La prima mossa: il falso messaggio di Carlo Messina

La storia comincia il 23 febbraio 2026.
Secondo la ricostruzione investigativa, Molesini riceve su WhatsApp un messaggio da un numero diverso da quello normalmente associato a Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il mittente, però, si presenta proprio come Messina.
Il contenuto è studiato per apparire credibile e soprattutto urgente.
Molesini viene informato di una presunta operazione di acquisizione di una banca internazionale che, secondo il falso interlocutore, non potrebbe essere realizzata direttamente da Intesa Sanpaolo per ragioni legate a una possibile fuga di notizie e al rischio di un intervento della Consob.
La soluzione prospettata sarebbe quindi quella di utilizzare Fideuram come società incaricata di effettuare i trasferimenti.
Secondo gli atti, il racconto non appare immediatamente assurdo alla vittima anche perché viene collegato a una precedente vicenda relativa a una possibile operazione finanziaria che, sempre secondo la ricostruzione fornita dai truffatori, sarebbe sfumata proprio a causa di una fuga di notizie.
Il meccanismo della frode non si limita dunque a una semplice falsa identità. Gli autori sembrano costruire progressivamente una storia finanziaria plausibile, inserendo dettagli destinati a rendere coerenti le richieste successive.

Entra in scena la voce clonata con l’intelligenza artificiale

A quel punto arriva il secondo livello del raggiro.
Molesini avrebbe ricevuto una telefonata da una persona che sembrava essere Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, professionista completamente estraneo alla vicenda e, secondo le ricostruzioni, utilizzato inconsapevolmente come elemento di credibilità.
Il fatto che Molesini conoscesse il professionista avrebbe reso la telefonata ancora più convincente.
La voce, però, non sarebbe stata quella reale.
Gli investigatori ritengono che i criminali abbiano utilizzato una tecnologia di clonazione vocale basata sull'intelligenza artificiale per riprodurre la voce del legale e inserirla nella comunicazione telefonica.
Il falso avvocato avrebbe quindi rafforzato la storia dell'operazione finanziaria, dando alla richiesta proveniente dal presunto Messina una seconda conferma apparentemente indipendente.
È proprio questa combinazione a rendere il caso diverso dalle tradizionali truffe telefoniche: non basta più falsificare un nome o un indirizzo email. La tecnologia viene utilizzata per costruire una vera e propria identità digitale sintetica, capace di imitare voce, ruolo e contesto professionale.

Undici documenti e poi partono i bonifici

La ricostruzione contenuta nel provvedimento giudiziario descrive anche una serie di documenti inviati alla vittima.
Sarebbero stati trasmessi undici documenti, tra cui un accordo di riservatezza e una procura speciale che appariva sottoscritta dal vertice di Intesa Sanpaolo.
Successivamente sarebbero arrivate le coordinate bancarie verso cui trasferire il denaro.
Nel frattempo, secondo gli investigatori, un'altra persona avrebbe contattato anche il responsabile della Tesoreria e dei pagamenti di Fideuram fingendosi l'amministratore delegato di Fideuram. Il falso dirigente avrebbe anticipato che Molesini avrebbe impartito disposizioni per alcuni bonifici urgenti e riservati.
In questo modo il raggiro avrebbe coinvolto più livelli contemporaneamente: il presidente, la tesoreria e una presunta operazione strategica del gruppo.
Il risultato è stato l'avvio di una serie di trasferimenti internazionali per un valore complessivo vicino ai 95 milioni di euro.

Cina, Portogallo e la corsa contro il tempo

Il denaro sarebbe stato trasferito soprattutto verso conti in Cina e, successivamente, attraverso altri Paesi e circuiti finanziari.
È a questo punto che la rapidità della reazione della banca diventa decisiva.
Una volta individuate le anomalie, Fideuram ha attivato i meccanismi di collaborazione interbancaria internazionale e le autorità hanno iniziato a seguire il percorso dei fondi.
Secondo gli atti citati da ANSA, circa 42 milioni di euro erano già stati bloccati su conti cinesi, mentre un ulteriore sequestro ha consentito di congelare oltre 13 milioni di euro su una banca portoghese.
Questi interventi hanno impedito che l'intero importo venisse definitivamente disperso.
La parte restante, però, avrebbe seguito un percorso molto più difficile da ricostruire, passando attraverso altri conti esteri e arrivando anche a circuiti legati alle criptovalute.
Gli investigatori stanno quindi cercando di ricostruire la catena finanziaria attraverso rogatorie e richieste di assistenza giudiziaria internazionale.

Perché oggi si parla di 39,5 milioni e non di 36

È una delle correzioni più importanti da fare rispetto alle prime notizie.
Quando il caso è diventato pubblico, diverse ricostruzioni hanno indicato in circa 36 milioni di euro la somma ancora mancante.
La cifra è stata ripresa anche da Reuters e RaiNews sulla base delle informazioni allora disponibili.
Gli atti giudiziari successivamente citati da ANSA, però, parlano di 39,5 milioni di euro ancora da recuperare.
La differenza deriva quindi dal diverso momento della ricostruzione e dai dati disponibili nelle varie fasi dell'indagine.
Per una fotografia aggiornata al 30 settembre 2026, il dato da utilizzare è quello di 39,5 milioni, precisando che la maggior parte dei circa 95 milioni inizialmente trasferiti è stata recuperata o bloccata.

Un informatico israeliano è indagato, ma l'identità deve essere verificata

L'inchiesta della Procura di Milano ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di un cittadino israeliano di 48 anni.
Secondo gli atti, l'uomo sarebbe collegato a una parte dei flussi finanziari e circa 4 milioni di euro sarebbero transitati attraverso conti riconducibili a lui prima di arrivare a una piattaforma canadese di money transfer e successivamente a due wallet Bitcoin.
Ma anche su questo punto occorre cautela.
Gli investigatori devono ancora verificare se l'identità utilizzata dal soggetto corrisponda realmente a una persona fisica oppure se si tratti a sua volta di un'identità utilizzata come copertura o passaggio intermedio.
Il cittadino straniero è quindi indagato, non condannato, e l'indagine dovrà stabilire quale sia stato il suo effettivo ruolo nella vicenda.
Le autorità stanno cercando di risalire dalla movimentazione del denaro ai responsabili della frode e agli eventuali altri componenti della rete.

Molesini si era dimesso a marzo

Un altro elemento della vicenda riguarda il vertice di Fideuram.
Paolo Molesini si era dimesso dal suo incarico nel marzo 2026, indicando motivazioni personali.
All'epoca non era stata resa pubblica la vicenda che oggi emerge dalle indagini.
Il suo coinvolgimento nella truffa non significa però che sia indagato come autore della frode: secondo Reuters e le altre ricostruzioni disponibili, né Molesini né altri dirigenti di Fideuram risultano indagati nell'inchiesta per la realizzazione del raggiro.
La posizione di Molesini è quella della persona che sarebbe stata ingannata e che, secondo gli investigatori, avrebbe autorizzato i trasferimenti convinto della loro legittimità.

Non è stato hackerato il sistema informatico di Fideuram

Questo è un altro punto fondamentale.
La vicenda potrebbe essere descritta superficialmente come un “attacco hacker a Fideuram”, ma sarebbe una definizione imprecisa.
Dalle informazioni disponibili non emerge una violazione diretta dei sistemi informatici della banca.
Il raggiro avrebbe invece sfruttato l'ingegneria sociale, l'impersonificazione e strumenti di intelligenza artificiale per convincere persone autorizzate a disporre i trasferimenti.
In altre parole, i criminali non avrebbero dovuto necessariamente “sfondare” le difese informatiche di Fideuram: hanno cercato di convincere chi aveva il potere di autorizzare le operazioni.
È una differenza enorme perché sposta il problema dalla sola cybersecurity tecnica alla sicurezza delle procedure aziendali e decisionali.

La stessa tecnica avrebbe colpito anche Banca Ifis

La storia non sembra essere un episodio isolato.
La Procura di Milano sta infatti indagando su almeno altri due presunti raggiri con modalità simili.
Il primo riguarda Banca Ifis e risale a maggio 2026.
Una dirigente sarebbe stata convinta, attraverso comunicazioni provenienti apparentemente da una persona interna alla banca, ad autorizzare operazioni per circa 23,8-24 milioni di euro.
I fondi sarebbero stati trasferiti attraverso conti internazionali, tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrein.
Anche in questo caso la reazione è stata sufficientemente rapida da permettere il recupero di circa 20 milioni di euro, con somme bloccate in diversi Paesi e un sequestro preventivo eseguito in Spagna.
Il fascicolo è distinto da quello Fideuram e non è stato stabilito che dietro le due operazioni ci sia necessariamente la stessa organizzazione criminale.

Un terzo caso da circa 2 milioni

La Procura milanese segue anche un'altra vicenda che riguarda un istituto di credito più piccolo.
In questo caso la somma coinvolta sarebbe stata di circa 2 milioni di euro, con una parte recuperata in Croazia.
Anche questa indagine è separata dalle altre.
Gli elementi comuni sono però evidenti: comunicazioni apparentemente autentiche, impersonificazione di figure interne e utilizzo di strumenti digitali e tecniche di clonazione vocale.
Al momento non è corretto parlare di una singola banda responsabile di tutte e tre le frodi.
Gli investigatori stanno proprio cercando di stabilire se esista un collegamento oppure se gruppi diversi abbiano adottato tecniche simili.

La nuova frontiera della CEO Fraud

Il fenomeno viene spesso definito CEO Fraud o, in un quadro più ampio, Business Email Compromise.
La logica è semplice: il criminale assume l'identità di una persona che possiede autorità all'interno di un'organizzazione e utilizza quella posizione per convincere qualcun altro a trasferire denaro o informazioni.
Per anni queste truffe si sono basate soprattutto su email contraffatte.
Oggi il quadro è cambiato.
L'intelligenza artificiale permette di creare testi molto più credibili, imitare stili comunicativi, generare documenti e soprattutto clonare voci.
La conseguenza è che uno dei tradizionali segnali di allarme — “conosco la voce della persona che mi sta chiamando” — perde parte della propria efficacia.
Il caso Fideuram dimostra proprio questo: la voce di una persona conosciuta può essere utilizzata come elemento di conferma all'interno di una storia completamente falsa.

L'intelligenza artificiale non ha fatto tutto da sola

È importante però evitare una semplificazione.
Non è stata “l'IA” in quanto tale a trasferire autonomamente 95 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli strumenti di intelligenza artificiale sono stati utilizzati dai truffatori per impersonare persone reali e rendere più credibile il raggiro.
Il cuore dell'operazione resta quindi una combinazione di social engineering, raccolta di informazioni, manipolazione psicologica, falsificazione di comunicazioni e movimentazione internazionale del denaro.
L'IA ha aumentato la qualità dell'inganno.
E proprio questo è il cambiamento più importante.

Intesa aveva già lanciato l'allarme sui video falsi

La vicenda arriva mentre Intesa Sanpaolo sta affrontando un aumento dei contenuti falsi generati con l'intelligenza artificiale.
Antonio De Vita, chief security officer del gruppo, ha spiegato nei giorni precedenti alla pubblicazione della notizia che dall'inizio del 2026 sono stati individuati e rimossi circa 5.000 video fake realizzati con l'IA, molti dei quali utilizzavano l'immagine dell'amministratore delegato Carlo Messina.
Questo dettaglio mostra quanto sia diventata frequente l'imitazione digitale dei vertici aziendali.
La falsificazione non riguarda più soltanto una fotografia o un logo: può comprendere volto, voce, linguaggio e contesto professionale.

Un fenomeno che riguarda ormai il sistema bancario

I casi Fideuram, Ifis e della terza banca mostrano una dinamica che merita attenzione anche al di fuori delle singole inchieste.
Le banche dispongono di sistemi sofisticati per individuare transazioni sospette e bloccare trasferimenti internazionali.
Questo spiega perché, nei tre episodi emersi a Milano, una parte consistente del denaro sia stata recuperata.
Ma il problema nasce prima: nel momento in cui una persona autorizzata considera autentica una richiesta fraudolenta.
È quindi necessario che la sicurezza non dipenda esclusivamente dalla tecnologia.
Servono procedure di doppia verifica, canali ufficiali separati, conferme indipendenti e protocolli capaci di fermare anche una richiesta apparentemente proveniente dal massimo livello gerarchico.

Il vero punto debole è la fiducia

La lezione più importante del caso Fideuram non riguarda WhatsApp e nemmeno la clonazione vocale presa singolarmente.
Riguarda la fiducia.
Se una persona riceve una telefonata dalla voce di qualcuno che conosce, un documento apparentemente autentico, un messaggio da un numero plausibile e una storia finanziaria coerente, la possibilità di abbassare le proprie difese aumenta.
Il criminale non deve necessariamente convincere la vittima di qualcosa di assurdo.
Deve costruire una situazione abbastanza realistica da impedire alla persona di chiedersi se la richiesta sia realmente arrivata dal proprio interlocutore.
È una tecnica molto più sofisticata delle vecchie email piene di errori grammaticali e richieste improbabili.

Cosa resta da chiarire

L'inchiesta è ancora aperta.
Gli investigatori devono ricostruire l'intera catena dei trasferimenti, identificare gli altri eventuali componenti della banda e verificare il ruolo dell'indagato straniero.
Bisogna inoltre capire come i truffatori abbiano acquisito informazioni sufficienti per costruire una storia così dettagliata e perché le procedure interne non abbiano richiesto una verifica indipendente prima dell'esecuzione dei bonifici.
Un'altra domanda riguarda il destino dei 39,5 milioni ancora non recuperati e l'eventuale possibilità di rintracciarli attraverso blockchain, piattaforme di criptovalute e cooperazione giudiziaria internazionale.
Infine, sarà importante capire se i tre casi milanesi siano collegati oppure se rappresentino episodi indipendenti accomunati soltanto dall'utilizzo delle stesse tecnologie.

Una truffa che cambia il modo di intendere la sicurezza

La vicenda Fideuram racconta qualcosa che va oltre i 95 milioni di euro e oltre la storia personale dell'ex presidente Paolo Molesini.
Mostra come la criminalità finanziaria stia sfruttando l'intelligenza artificiale per trasformare la falsificazione dell'identità in qualcosa di molto più credibile.
Una voce può essere clonata. Un volto può essere riprodotto. Un documento può essere costruito. Un messaggio può imitare perfettamente il linguaggio di un dirigente.
La sicurezza del futuro dovrà quindi verificare non soltanto chi parla, ma anche attraverso quale canale parla, perché sta facendo quella richiesta e se esiste una seconda conferma indipendente.
Nel caso Fideuram, la maggior parte dei soldi è stata recuperata proprio grazie alla rapidità con cui la macchina bancaria e investigativa è riuscita a reagire.
Ma quei 39,5 milioni ancora da recuperare ricordano quanto possa essere sottile il confine tra un'operazione apparentemente legittima e una frode finanziaria costruita con l'intelligenza artificiale.

 

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Turchia-Italia 1-4, la rinascita degli Azzurri: Mancini trova i giovani e ora arriva la Francia

Per una sera l’Italia ha ritrovato se stessa. Tre giorni dopo la sconfitta contro il Belgio all’Olimpico, la Nazionale di Roberto Mancini ha reagito nel modo più netto possibile: 4-1 alla Turchia a Bursa, una prestazione travolgente soprattutto nel primo tempo e una squadra profondamente diversa per uomini, atteggiamento e qualità del gioco.
La risposta che Mancini cercava è arrivata dai giovani, da alcune scelte coraggiose e da un’idea tattica molto più aggressiva. Alessandro Bastoni ha aperto la partita, Davide Frattesi ha firmato il raddoppio, Michael Kayode ha trasformato il suo debutto in Nazionale in una notte indimenticabile e Francesco Pio Esposito ha chiuso definitivamente i conti.
Ma sarebbe sbagliato trasformare questo 4-1 in una sentenza definitiva sul nuovo corso azzurro. La Francia attende già venerdì a Parigi e sarà proprio quella partita a fornire indicazioni molto più pesanti sul reale livello dell’Italia.

Una risposta immediata dopo il Belgio

Il primo elemento da sottolineare è la capacità dell’Italia di reagire. Contro il Belgio, all’esordio nella Nations League, gli Azzurri avevano perso 0-2 mostrando difficoltà soprattutto nella costruzione e nell’atteggiamento complessivo. A Bursa Mancini ha cambiato otto undicesimi della formazione iniziale e ha presentato una squadra molto più verticale, aggressiva e dinamica.
La scelta ha funzionato quasi immediatamente.
L’Italia ha iniziato la partita cercando di occupare il campo avversario, con reparti più vicini e una pressione più intensa. Tonali ha avuto un ruolo centrale nella costruzione, Frattesi ha attaccato gli spazi, Fagioli ha contribuito alla gestione del pallone e sulle fasce Kayode e Ruggeri hanno dato profondità.
Davanti, invece, c'era una soluzione che aveva anche un enorme valore simbolico: Raspadori insieme ai fratelli Sebastiano e Pio Esposito.

Bastoni apre la notte azzurra

Il primo gol arriva al 9'. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Alessandro Bastoni anticipa la difesa turca e trova la conclusione vincente.
Per il difensore è anche una rete dal significato particolare dopo un periodo complicato vissuto con la Nazionale. Il vantaggio non rallenta l’Italia, che continua a giocare con personalità e mantiene la Turchia lontana dalla propria area.
La squadra di Vincenzo Montella fatica a trovare riferimenti offensivi e l’Italia continua a muovere il pallone rapidamente, cercando soprattutto le corsie esterne.

Frattesi firma il raddoppio, poi esplode Kayode

Al 22' arriva il 2-0. L’azione nasce da una lunga sequenza di passaggi e porta Kayode alla conclusione dalla destra. Il portiere turco respinge, ma sulla ribattuta arriva Frattesi che insacca.
È un gol che fotografa bene la nuova impostazione azzurra: recupero della palla, circolazione rapida, attacco dello spazio e presenza di più uomini nell’area avversaria.
Pochi minuti dopo arriva la sorpresa più bella della serata.
Michael Kayode, alla sua prima presenza con la Nazionale maggiore, riceve da Pio Esposito e trova il diagonale che vale il 3-0. Il giovane esterno trasforma così il debutto in un momento destinato a rimanere nella sua storia personale e in quella di questa nuova fase della Nazionale.
Il primo tempo si chiude con un’Italia padrona del campo e una Turchia incapace di trovare contromisure efficaci.

I fratelli Esposito entrano nella storia azzurra

Uno degli aspetti più particolari della partita riguarda Sebastiano e Francesco Pio Esposito.
Mancini li ha schierati entrambi dal primo minuto, un evento rarissimo per la Nazionale maggiore. Prima di loro, soltanto tre coppie di fratelli avevano condiviso il campo con l’Italia: Giuseppe e Felice Milano, Aldo e Luigi Cevenini e Filippo e Simone Inzaghi.
Gli Esposito hanno quindi aggiunto il loro nome a una lista storica.
Ma non si è trattato soltanto di una curiosità statistica. Sebastiano ha giocato largo a sinistra, partecipando anche al lavoro difensivo, mentre Pio ha rappresentato un riferimento centrale capace di giocare spalle alla porta, proteggere il pallone e favorire gli inserimenti dei compagni.
Il gol di Kayode nasce proprio da una giocata di Pio Esposito, mentre nella ripresa sarà lui a mettere il sigillo definitivo sulla partita.

La Turchia reagisce, ma Pio Esposito spegne la rimonta

All’inizio della ripresa la partita cambia volto.
La Turchia accorcia le distanze al 47' con Barış Alper Yılmaz, approfittando di una distrazione della difesa italiana.
Per alcuni minuti gli Azzurri sono costretti a soffrire. Arda Güler prova a prendere in mano la squadra, la pressione turca aumenta e l’Italia arretra troppo.
È proprio questo il passaggio della partita che non deve essere ignorato quando si analizza il 4-1.
Il risultato è largo, ma la ripresa ha mostrato che la nuova Italia deve ancora migliorare nella gestione dei momenti di difficoltà.
La risposta, però, arriva immediatamente.
Tonali colpisce il palo e sulla ribattuta Pio Esposito si avventa sul pallone e di testa firma il 4-1.
È il gol che restituisce tranquillità agli Azzurri e spegne definitivamente la possibilità di una rimonta turca.

Mancini trova risposte importanti

Al di là del risultato, la partita offre a Mancini una serie di indicazioni interessanti.
Kayode ha dimostrato personalità al debutto, Bastoni ha dato sicurezza alla difesa, Tonali è apparso più coinvolto nella costruzione e Frattesi ha confermato la capacità di inserirsi con continuità.
Anche Fagioli ha avuto un ruolo importante nella circolazione del pallone, mentre Sebastiano Esposito ha mostrato qualità e disponibilità al lavoro senza palla.
Il dato più importante, tuttavia, riguarda il concetto di squadra.
Dopo la prestazione negativa contro il Belgio, Mancini aveva bisogno di vedere una reazione collettiva. A Bursa l’ha ottenuta.
La Nazionale ha giocato con maggiore coraggio, ha attaccato gli spazi e ha cercato con continuità la verticalizzazione.

Il 4-1 non deve creare illusioni

Ed è proprio qui che bisogna mantenere equilibrio.
La vittoria è importante, ma non cancella automaticamente le difficoltà emerse contro il Belgio e non risolve in una sola sera tutti i problemi della Nazionale.
La Turchia, inoltre, ha affrontato la partita senza Hakan Çalhanoğlu e non ha avuto la stessa struttura vista in altre occasioni. Il primo tempo italiano è stato eccellente, ma nella ripresa sono emerse alcune fragilità difensive che contro avversari di livello superiore potrebbero costare molto di più.
Per questo la Francia arriva nel momento giusto.
Non come una condanna, ma come un test molto più attendibile.

Parigi sarà il vero esame

Venerdì 2 ottobre alle 20:45 l’Italia sarà ospite della Francia allo Stade de France.
La squadra di Zinedine Zidane ha iniziato la Nations League con due vittorie: 1-0 in Turchia e 1-0 in Belgio. È quindi prima nel Gruppo A1 con sei punti, mentre Italia e Belgio sono appaiate a quota tre e la Turchia è ferma a zero.
La classifica rende immediatamente evidente il peso della trasferta francese.
L’Italia arriverà a Parigi con maggiore fiducia rispetto a tre giorni fa, ma anche con la consapevolezza che il margine di errore resta ridotto.
La Francia permetterà di capire se il nuovo assetto di Mancini può reggere contro una squadra più forte e organizzata, soprattutto nelle fasi in cui l’Italia sarà costretta a difendersi e quando non avrà a disposizione gli stessi spazi concessi dalla Turchia.
Gli occhi saranno quindi puntati sugli uomini che hanno brillato a Bursa, ma anche sulla capacità del gruppo di confermare quelle idee contro un avversario di livello superiore.

Un calendario senza pause

La Nations League non concede praticamente tempo per respirare.
Dopo la Francia, l’Italia tornerà subito in campo il 5 ottobre contro la Turchia a Bologna. A novembre arriveranno poi la sfida interna con la Francia e la trasferta conclusiva contro il Belgio.
Il nuovo formato della competizione rende ancora più importante la classifica: le prime due del gruppo accedono ai quarti di finale, mentre il sistema di retrocessione è stato modificato per questa edizione.
Per Mancini, dunque, queste partite rappresentano contemporaneamente un torneo ufficiale e una fase di ricostruzione.

Dai giovani può partire la nuova Italia

Il successo di Bursa lascia soprattutto una sensazione: questa Nazionale ha ancora margini di crescita.
Kayode, i fratelli Esposito, Fagioli, Ruggeri e gli altri giovani utilizzati da Mancini hanno mostrato che esistono alternative e che il ricambio può diventare parte centrale del progetto.
Ma una Nazionale non si costruisce attraverso una sola partita.
Il 4-1 alla Turchia restituisce entusiasmo, punti e fiducia. La Francia dirà molto di più sulla consistenza del percorso.
E forse è proprio questo il modo corretto di leggere la notte di Bursa: non come la soluzione di tutti i problemi, ma come il primo segnale concreto che l’Italia può provare a ripartire.
Dopo il buio del Belgio, Mancini ha ottenuto la reazione che chiedeva.
Ora arriva Parigi.
E lì, più che mai, gli occhi saranno puntati sull’Italia.

 

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Luna Rossa trionfa a Napoli: dominio nel Golfo, New Zealand battuta e ora l’America’s Cup non è più un sogno

Luna Rossa ha conquistato Napoli e, soprattutto, ha mandato un messaggio molto forte al mondo della vela. Nel Golfo partenopeo l’equipaggio italiano ha vinto la seconda Preliminary Regatta della 38ª Louis Vuitton America’s Cup, completando un percorso praticamente perfetto e battendo ancora una volta Emirates Team New Zealand nel match race decisivo.
Dopo il successo ottenuto a Cagliari a maggio, il team italiano ha quindi concesso il bis. Ma questa volta il significato è ancora più particolare: la vittoria è arrivata nelle acque che nel 2027 ospiteranno la vera America’s Cup, davanti a un pubblico enorme e in un’atmosfera che ha trasformato una regata preliminare in una vera festa nazionale della vela.
Luna Rossa non ha semplicemente vinto la finale. Ha dominato anche la fase di flotta, chiudendo al comando con 71 punti su 80 disponibili e quattro vittorie nelle otto prove disputate. Emirates Team New Zealand ha chiuso la fase a 56 punti, qualificandosi insieme agli italiani per il match race finale. 

Una vittoria costruita prima ancora della finale

Il successo di Napoli non nasce nell’ultimo match race.
Luna Rossa aveva già dimostrato la propria competitività fin dalla practice race del giovedì e ha mantenuto il comando durante la fase di flotta. Le condizioni del Golfo non sono state sempre semplici: il vento leggero ha condizionato la prima giornata, mentre nelle prove successive il campo di regata ha offerto condizioni più impegnative e una maggiore possibilità di esprimere velocità e qualità nelle manovre.
Alla fine il bilancio della barca senior è stato di quattro vittorie, due secondi posti, un terzo e un sesto posto nelle otto regate valide.
Il sesto posto è arrivato dopo una doppia manovra alla boa che ha fatto perdere terreno agli italiani, ma non ha compromesso il risultato complessivo.
Anzi, Luna Rossa ha reagito immediatamente e nell’ultima giornata ha vinto entrambe le prove di flotta disputate, presentandosi al match race finale nella posizione migliore possibile.
È proprio questa continuità ad avere impressionato: non una vittoria arrivata per caso, ma un percorso nel quale il team italiano è rimasto stabilmente davanti agli avversari.

La finale contro New Zealand: sei lati e 17 secondi di vantaggio

Il momento più atteso è arrivato nel pomeriggio di domenica 27 settembre.
Da una parte Luna Rossa, dall’altra Emirates Team New Zealand, il Defender della prossima America’s Cup.
Il match race ha visto le due AC40 rimanere vicine nella prima parte della prova. La barca italiana, però, è riuscita progressivamente a costruire il proprio vantaggio.
Luna Rossa ha cercato fin dall’inizio il lato sinistro del campo di regata, una scelta che si è rivelata efficace. Al primo gate il vantaggio era già nell’ordine dei dieci secondi.
Da quel momento New Zealand ha cercato di rientrare, ma l’equipaggio italiano non ha concesso aperture.
Manovre pulite, controllo della barca e una gestione molto attenta del vantaggio hanno permesso a Luna Rossa di arrivare al traguardo senza subire il ritorno dei neozelandesi.
Dopo sei lati di percorso, il distacco finale è stato di 17 secondi.
Una differenza importante in una prova di match race, soprattutto considerando che Emirates Team New Zealand non è un avversario qualsiasi: è il Defender della Coppa America e ha conquistato le ultime tre edizioni della competizione.

Burling e Gradoni: esperienza e talento sulla stessa barca

Uno degli aspetti più interessanti della vittoria è stata la composizione dell’equipaggio.
Al timone di Luna Rossa Senior c'erano Peter Burling e Marco Gradoni, mentre Maria Giubilei e Gianluigi Ugolini hanno svolto il ruolo di trimmer.
La presenza di Burling ha un peso enorme.
Il neozelandese è uno dei velisti più esperti e vincenti dell’era moderna dell’America’s Cup ed è stato per anni uno degli uomini simbolo di Team New Zealand.
A Napoli, però, al suo fianco c'era un altro nome destinato a far parlare di sé: Marco Gradoni.
Il giovane italiano ha soltanto 22 anni, ma ha già accumulato una carriera importante nelle classi giovanili e nel mondo della vela internazionale.
La scelta di affiancarlo a Burling ha permesso a Luna Rossa di combinare esperienza e freschezza.
Ed è proprio questo uno degli elementi che Max Sirena dovrà valutare nei prossimi mesi.

La questione dei timonieri non è ancora chiusa

La vittoria di Napoli non significa che la formazione definitiva della futura AC75 sia già stata decisa.
Anzi, è probabilmente uno degli aspetti più interessanti che emergeranno da questa stagione.
A Cagliari Luna Rossa aveva schierato una formazione diversa, con Burling e Ruggero Tita al timone.
A Napoli è arrivata la coppia Burling-Gradoni.
Il rendimento ottenuto nel Golfo potrebbe quindi alimentare il dibattito interno sulle scelte definitive per la barca che affronterà la vera America's Cup.
Non bisogna però confondere le prestazioni degli AC40 con una selezione già ufficiale dell’equipaggio dell’AC75.
Le Preliminary Regattas servono proprio a testare velisti, ruoli, procedure, tattiche e configurazioni.
Max Sirena ha sottolineato dopo la vittoria che le nuove formazioni hanno funzionato e che Luna Rossa dispone di un gruppo molto ampio e intercambiabile. Ha inoltre ricordato il lavoro svolto contemporaneamente sui programmi AC75 e AC40. 

Maria Giubilei e Gianluigi Ugolini, una coppia che funziona

Un'altra indicazione importante arriva dal lavoro dei trimmer.
Maria Giubilei e Gianluigi Ugolini hanno lavorato insieme a bordo della Luna Rossa Senior, contribuendo alla gestione delle vele e alla stabilità della barca.
Il loro affiatamento non è casuale: i due hanno già condiviso esperienze importanti nel mondo della vela e anche nella classe Nacra.
A Napoli hanno dimostrato di poter sostenere una barca che viaggiava ad alta velocità e che richiedeva grande precisione nelle manovre.
È un dettaglio che potrebbe diventare importante quando Luna Rossa passerà definitivamente dall'attività sugli AC40 alla preparazione dell'AC75.

Cagliari aveva già lanciato il segnale

Se Napoli ha fatto esplodere l'entusiasmo, Cagliari aveva già lanciato il primo grande segnale.
A maggio Luna Rossa aveva vinto la prima Preliminary Regatta della stagione nelle acque del Golfo degli Angeli, battendo anche in quell'occasione Emirates Team New Zealand nel match race finale.
La vittoria sarda aveva rappresentato il primo vero appuntamento competitivo del nuovo ciclo verso Napoli 2027.
Anche allora il confronto decisivo era stato tra Luna Rossa Senior e New Zealand Senior.
Il successo di Napoli rende quindi evidente una continuità.
Due regate preliminari.
Due finali contro il Defender.
Due vittorie italiane.
È difficile chiedere un avvio migliore del percorso verso il 2027.
Ma è altrettanto importante non trasformare questo dato in una certezza sul futuro.

Perché gli AC40 non sono gli AC75

Questo è forse il punto tecnico più importante da chiarire.
Le regate preliminari vengono disputate sugli AC40, imbarcazioni foiling più piccole rispetto agli AC75 che saranno utilizzati nella vera America's Cup.
Gli AC40 servono come piattaforma di sviluppo e competizione, permettendo ai team di testare equipaggi, strategie e procedure.
La Coppa America 2027 si correrà invece sugli AC75, con un equipaggio di cinque velisti per team e una nuova generazione di imbarcazioni sviluppate specificamente per la competizione. 
Questo significa che il dominio di Luna Rossa sugli AC40 è un segnale importante, ma non costituisce una prova matematica di superiorità sugli AC75.
Nel corso dei prossimi mesi entreranno in gioco design, foil, sistemi di controllo, affidabilità, sviluppo aerodinamico e capacità di adattamento alle condizioni del Golfo di Napoli.
La vera partita sarà molto più complessa.

Napoli ha già dimostrato di essere una sede speciale

La vittoria di Luna Rossa ha avuto un effetto che va oltre la classifica.
Il pubblico napoletano ha riempito il lungomare e il Race Village, trasformando le regate in uno spettacolo seguito da decine di migliaia di persone.
Il passaggio della barca italiana davanti al Lungomare Caracciolo è stato accompagnato da applausi e festeggiamenti.
Max Sirena ha addirittura scherzato sul fatto che il tifo dei napoletani avrebbe regalato al team “qualche nodo in più”. 
Ed è proprio questa atmosfera a rappresentare uno degli elementi più interessanti in vista del 2027.
Napoli non sarà soltanto il luogo in cui si svolgerà la competizione.
Sarà parte dello spettacolo.

Una storia che torna in Italia dopo 176 anni

Nel 2027 l'America's Cup arriverà in Italia per la prima volta nella storia.
È un passaggio storico perché il trofeo, nato nel 1851, non era mai stato conteso nelle acque italiane.
Napoli diventerà quindi la prima città italiana a ospitare la Louis Vuitton Cup e il Louis Vuitton America's Cup Match.
La città aveva già avuto un assaggio dell'evento nel 2012 e nel 2013, quando aveva ospitato due tappe delle America’s Cup World Series.
Secondo l'organizzazione dell'America's Cup, in quelle occasioni più di un milione di persone assistette complessivamente alle regate dal lungomare durante le settimane degli eventi.
Nel 2027, però, il livello sarà completamente diverso: non più una tappa preparatoria, ma la competizione per il trofeo. 

Luna Rossa e la storia di una sfida lunga quasi trent'anni

Luna Rossa è nata nel 1997 e nel corso degli anni ha costruito una delle storie più importanti nella storia italiana della vela.
Il debutto arrivò nell'America's Cup del 2000 ad Auckland, quando il team vinse la Louis Vuitton Cup e raggiunse per la prima volta la finale.
Nel 2003 arrivò nuovamente in finale.
Nel 2007 raggiunse ancora la finale della Challenger Selection Series.
Nel 2013, a San Francisco, affrontò uno dei cicli più spettacolari e tecnologicamente estremi della storia della Coppa.
Nel 2021 Luna Rossa vinse la Prada Cup e tornò al Match contro New Zealand.
Nel 2024 raggiunse nuovamente la finale della Challenger Selection Series a Barcellona.
La campagna 2027 rappresenta quindi il settimo challenge di Luna Rossa e arriva nel momento in cui la competizione si sposta finalmente in Italia. 

E c'è una rivincita simbolica con New Zealand

La presenza di Emirates Team New Zealand rende tutto ancora più interessante.
Il Defender arriva a Napoli da campione in carica e ha vinto le ultime tre America's Cup.
Nel 2021 a Auckland i neozelandesi batterono Luna Rossa nel Match.
Nel 2024, invece, Team New Zealand conquistò la Coppa battendo INEOS Britannia 7-2.
Adesso i due team stanno preparando una nuova sfida.
La vittoria di Cagliari e quella di Napoli non cancellano la storia recente, ma modificano almeno il tono del confronto.
Luna Rossa non si presenta più come una squadra che deve semplicemente inseguire.
Sta dimostrando di poter battere il Defender con continuità nelle regate preliminari.

Chi sono i favoriti per il 2027?

È ancora troppo presto per stabilire un favorito assoluto.
Questa non è prudenza diplomatica: è una questione tecnica.
Le Preliminary Regattas si corrono sugli AC40, mentre il Match del 2027 si correrà sugli AC75.
Nel frattempo i team stanno progettando e costruendo le nuove barche.
Luna Rossa ha mostrato grande competitività.
Emirates Team New Zealand rimane il Defender e arriva da tre Coppe consecutive vinte.
INEOS Britannia, dopo essere arrivata al Match nel 2024, rappresenta un altro progetto da seguire.
Altri challenger stanno cercando di colmare il divario e Napoli ha mostrato segnali interessanti anche da parte di La Roche-Posay Racing Team e ARC Team USA.
La fase preliminare non permette quindi di costruire una classifica definitiva delle forze del 2027.
Permette però di capire chi sta lavorando bene.
E in questo momento Luna Rossa è certamente tra i team che hanno fornito i segnali più evidenti.

La sorpresa francese e le difficoltà degli altri

Napoli ha fornito anche indicazioni sugli avversari.
La Roche-Posay Racing Team ha mostrato competitività e ha chiuso terza nella classifica della flotta, anche se ha dovuto fare i conti con due scuffie nel corso delle giornate.
ARC Team USA, al debutto, ha mostrato alcuni segnali interessanti.
GB1, invece, ha vissuto un evento molto più complicato, condizionato anche da un incidente in allenamento con il gommone di Alinghi.
Sono tutti elementi da leggere con cautela.
La preparazione alla America's Cup è lunga e un singolo weekend può essere influenzato da vento, corrente, affidabilità, errori di manovra e condizioni particolari.

La seconda Luna Rossa e il progetto Youth & Women

A Napoli era presente anche una seconda barca Luna Rossa, dedicata al programma Youth & Women.
È un aspetto importante perché la nuova America's Cup non riguarda soltanto la competizione maschile senior.
Il ciclo 2027 comprende anche programmi dedicati alle nuove generazioni e alla vela femminile.
La seconda Luna Rossa ha chiuso sesta nella classifica di flotta.
Il team Youth & Women di Emirates Team New Zealand ha invece vinto la relativa classifica, con Luna Rossa e New Zealand entrambe a 44 punti, ma con il team neozelandese davanti grazie al miglior piazzamento nell'ultima prova di flotta. 

Adesso comincia la parte più difficile

Il problema di Luna Rossa, paradossalmente, è che dopo Cagliari e Napoli le aspettative sono aumentate.
Due vittorie consecutive rendono il team italiano uno degli osservati speciali.
Gli avversari avranno mesi per studiare dati, video, scelte tattiche e configurazioni utilizzate.
E soprattutto il vero lavoro sarà concentrato sugli AC75.
Luna Rossa dovrà trasformare quello che ha imparato sugli AC40 in una barca capace di competere nel contesto completamente diverso della Coppa.
È qui che entreranno in gioco progettisti, ingegneri, meteorologi, simulatori, analisti dei dati e velisti.
La Coppa America non si vince soltanto andando più veloce.
Si vince costruendo una macchina competitiva e affidabile e riuscendo a farla rendere al massimo quando la pressione diventa enorme.

Il calendario verso Napoli 2027

La Louis Vuitton 38ª America's Cup entrerà nel vivo nel 2027.
Il percorso degli sfidanti passerà dalla Louis Vuitton Cup, che servirà a determinare quale Challenger avrà il diritto di affrontare Emirates Team New Zealand nel Match.
Il Match vero e proprio inizierà a Napoli il 10 luglio 2027. 
Manca ancora molto.
Ma dopo la vittoria di Napoli il conto alla rovescia è diventato improvvisamente più concreto.

Luna Rossa può davvero vincere la Coppa?

La risposta oggi deve essere prudente.
Può farlo? Sì, perché ha dimostrato di avere un progetto competitivo e ha battuto due volte il Defender nelle prime due Preliminary Regattas.
È già favorita? Non è possibile affermarlo in modo definitivo.
La strada è ancora lunga e il confronto sugli AC75 potrebbe cambiare completamente gli equilibri.
Ma c'è una differenza importante rispetto al passato.
Luna Rossa non sta più soltanto inseguendo un sogno.
Sta costruendo, regata dopo regata, le condizioni per arrivare a Napoli 2027 con ambizioni concrete.
Cagliari ha rappresentato il primo segnale.
Napoli è stata la conferma.
Il 2027 dirà se questi segnali erano l'inizio di qualcosa di ancora più grande.

Una festa italiana che potrebbe essere soltanto l'inizio

Quando Luna Rossa ha tagliato il traguardo davanti a New Zealand, il Lungomare Caracciolo è esploso.
La barca italiana aveva appena battuto il Defender davanti alla città che tra meno di un anno ospiterà la vera America's Cup.
È difficile immaginare una prova generale più suggestiva.
Ma proprio perché era una prova generale, bisogna mantenere i piedi per terra.
La Coppa America non è ancora iniziata.
Le nuove AC75 devono ancora scendere in acqua.
La Louis Vuitton Cup dovrà selezionare lo sfidante.
E Emirates Team New Zealand resta il campione in carica.
Tutto questo, però, non cancella ciò che Luna Rossa ha fatto a Napoli.
Quattro vittorie su otto regate di flotta.
71 punti su 80.
Un successo nel match race.
17 secondi di vantaggio su New Zealand.
Seconda vittoria consecutiva dopo Cagliari.
E soprattutto un pubblico italiano che ha iniziato a credere davvero che, nel 2027, quella Coppa potrebbe non essere soltanto un sogno.
Napoli ha acceso la miccia. Ora Luna Rossa deve trasformare quella luce in una lunga rotta verso il trofeo.

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Donnarumma-Lukaku, la lite dopo Italia-Belgio: provocazione, rabbia e il precedente del 2021

Italia-Belgio non è finita con il triplice fischio. Dopo lo 0-2 subito dagli Azzurri all'Olimpico, gli ultimi secondi della partita sono stati segnati dal duro confronto tra Gianluigi Donnarumma e Romelu Lukaku, una scena che ha trasformato il finale della sfida di Nations League in un momento di forte tensione. Non si è trattato di una semplice discussione tra avversari: il portiere e capitano dell'Italia ha raggiunto l'attaccante belga a centrocampo dopo una provocazione legata al risultato, i compagni e l'arbitro sono intervenuti per separarli e Daniel Siebert ha ammonito entrambi. Nel caos è finito anche Daniel Maldini, a sua volta sanzionato pochi istanti prima per il suo intervento nella situazione.

Il gesto di Lukaku che fa esplodere la tensione

Per capire cosa è successo bisogna tornare agli ultimi minuti. Romelu Lukaku era entrato all'84' al posto di Charles De Ketelaere e, fin dal suo ingresso, era stato accompagnato dai fischi dell'Olimpico. Il Belgio stava ormai controllando una partita vinta 2-0 e l'attaccante, nel finale, ha rivolto un gesto provocatorio verso il pubblico e verso Donnarumma: ha mostrato con le dita il numero due, richiamando il risultato della partita, e ha portato l'indice davanti alla bocca nel gesto internazionale del “silenzio”. La scena è stata interpretata dai media italiani come una provocazione diretta dopo i fischi ricevuti durante la sua presenza in campo.
La reazione di Donnarumma è stata immediata. Il capitano azzurro ha attraversato il campo dirigendosi verso Lukaku e tra i due è nato un confronto ravvicinato. Le immagini mostrano i due parlare a distanza molto ridotta, mentre compagni e arbitro cercano di evitare che la situazione degeneri. Non risulta però corretto trasformare automaticamente il contenuto preciso delle parole scambiate in un fatto certo: alcune frasi riportate dai media derivano dalla lettura delle immagini o dal labiale e non costituiscono una trascrizione ufficiale dell'episodio.

“Ne hai presi due”: cosa sappiamo e cosa no

Una delle ricostruzioni più diffuse riguarda la frase attribuita a Lukaku, “ne hai presi due”, accompagnata dal gesto del 2-0. È una ricostruzione riportata da diverse testate, ma va distinta dall'aspetto realmente verificabile dalle immagini: il belga ha effettivamente indicato il numero due e ha fatto il gesto di zittire il pubblico prima del confronto con Donnarumma.
Questo dettaglio è importante perché consente di separare il fatto dall'interpretazione. Il gesto è visibile e documentato; il tono esatto della conversazione e ogni singola parola pronunciata dai due giocatori sono invece molto più difficili da certificare.
La dinamica appare comunque chiara: Lukaku ha provocato una reazione del portiere italiano e Donnarumma ha deciso di affrontarlo direttamente invece di lasciar cadere l'episodio.

L'intervento di Siebert evita che la situazione degeneri

A quel punto entra in scena l'arbitro tedesco Daniel Siebert. Il direttore di gara, già protagonista della gestione di una partita caratterizzata da diversi cartellini, interviene per separare Donnarumma e Lukaku.
Al 91' era stato ammonito Daniel Maldini, entrato nella mischia per cercare di trattenere Lukaku. Al 93', invece, arrivano i cartellini gialli per Donnarumma e Lukaku. La decisione dell'arbitro è quindi quella di sanzionare entrambi i protagonisti del confronto, senza arrivare all'espulsione.
Dal punto di vista disciplinare, la scelta ha conseguenze limitate nell'immediato: il giallo ricevuto da Donnarumma non gli impedisce di essere disponibile per la successiva partita contro la Turchia. La Nations League prevede infatti una sospensione automatica nella fase a gironi al raggiungimento della seconda ammonizione, mentre un'espulsione avrebbe avuto conseguenze differenti.
La partita, quindi, si chiude con una scena che avrebbe potuto avere conseguenze molto più pesanti se il confronto fosse sfociato in un contatto fisico o in ulteriori provvedimenti disciplinari.

Non è la prima scintilla tra Donnarumma e Lukaku

La parte più interessante della vicenda è che il rapporto agonistico tra Donnarumma e Lukaku non nasce all'Olimpico del 2026.
Un precedente risale agli Europei del 2021, durante Belgio-Italia dei quarti di finale. In quella partita Lukaku affrontò Donnarumma dal dischetto e, dopo aver segnato il rigore, utilizzò nuovamente il gesto dell'indice davanti alla bocca. L'Italia vinse comunque 2-1 e raggiunse la semifinale, ma quell'episodio rimase associato alla forte tensione tra i due.
Non è quindi sorprendente che il nuovo confronto abbia immediatamente riacceso il ricordo di quella partita. Il gesto utilizzato da Lukaku nel 2026 presenta infatti una somiglianza evidente con quello del 2021: anche in quel caso il centravanti belga aveva utilizzato il gesto del silenzio.
Questo, però, non significa automaticamente che esista un conflitto personale permanente tra i due. La rivalità sportiva, i precedenti in campo e la tensione accumulata durante partite importanti possono spiegare una parte della reazione senza trasformarla necessariamente in una questione personale.

La rivalità nata anche nei derby di Milano

C'è poi un altro elemento che rende particolare il rapporto calcistico tra Donnarumma e Lukaku. I due hanno condiviso il calcio italiano negli anni della rivalità tra Milan e Inter e si sono affrontati in numerosi derby di Milano.
Donnarumma era il portiere del Milan, mentre Lukaku rappresentava uno dei principali riferimenti offensivi dell'Inter. In quel periodo i due erano spesso protagonisti di duelli diretti, situazioni di area di rigore e momenti ad alta tensione agonistica.
Il passaggio di entrambi attraverso alcuni dei contesti più competitivi del calcio italiano ha quindi contribuito a costruire una rivalità sportiva che precede di molto la partita dell'Olimpico.
Lukaku ha poi continuato la propria carriera lontano dall'Italia, mentre Donnarumma ha proseguito il suo percorso internazionale. Ma ogni volta che i due si ritrovano faccia a faccia, i precedenti tornano inevitabilmente nella memoria dei tifosi.

È stata una provocazione? Sì, ma bisogna distinguere i fatti dalle intenzioni

La parola “provocazione” è stata utilizzata da numerose testate per descrivere il gesto di Lukaku. Dal punto di vista del comportamento in campo, è comprensibile: mostrare il risultato a un avversario appena sconfitto e invitare il pubblico al silenzio è un gesto chiaramente provocatorio nel contesto di una partita.
Diverso è stabilire con certezza quale fosse l'intenzione psicologica del giocatore.
Dire che Lukaku fosse mosso dall'invidia, dal desiderio di umiliare Donnarumma o da un rancore personale sarebbe andare oltre ciò che le immagini consentono di dimostrare. Non esistono elementi pubblici sufficienti per stabilire una motivazione di questo tipo.
È più prudente parlare di provocazione agonistica, alimentata dalla situazione della partita, dai fischi ricevuti dall'attaccante e dalla storia precedente tra i due giocatori.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa interessante anche dal punto di vista sportivo. Nel calcio la provocazione fa parte, nel bene e nel male, della componente emotiva della competizione. Ma esiste una linea oltre la quale la tensione può trasformarsi in comportamento antisportivo o in una rissa.
All'Olimpico quella linea è stata avvicinata pericolosamente, ma l'intervento dell'arbitro e dei compagni ha impedito che venisse superata.

Sportività e provocazione: dove finisce il gioco?

È questo probabilmente il punto più delicato dell'intera vicenda.
Un calciatore che festeggia una vittoria ha diritto a esprimere la propria gioia. Allo stesso tempo, provocare deliberatamente un avversario sconfitto può trasformare una celebrazione in un gesto capace di generare una reazione.
Nel caso di Lukaku, il contesto era particolarmente caldo. L'attaccante era stato fischiato dal pubblico dell'Olimpico e il Belgio aveva appena battuto l'Italia 2-0. Il gesto del 2-0 e quello del silenzio possono quindi essere letti come una risposta ai fischi.
Ma proprio perché il calcio è uno sport competitivo, la responsabilità non è necessariamente soltanto di chi provoca. Anche chi reagisce deve riuscire a mantenere il controllo.
Donnarumma, in quanto capitano e portiere dell'Italia, ha scelto di affrontare Lukaku. È comprensibile sul piano emotivo, ma dal punto di vista disciplinare è proprio questa reazione ad avergli fatto ricevere un cartellino giallo.
Il risultato è quasi paradossale: una provocazione dura pochi secondi, ma la risposta può produrre una sanzione identica.

Donnarumma aveva ragione a reagire?

La domanda è diventata inevitabile dopo la partita, ma non esiste una risposta oggettiva che possa essere trasformata in un fatto.
Sul piano umano, è facile comprendere la rabbia di un capitano che vede un avversario esultare davanti al proprio pubblico dopo una sconfitta. Sul piano regolamentare e sportivo, però, il giocatore deve comunque mantenere il controllo.
La scelta di Siebert di ammonire entrambi riflette proprio questa distinzione. L'arbitro non ha stabilito chi avesse “ragione” nella discussione: ha sanzionato il comportamento dei due giocatori nel momento in cui il confronto ha richiesto il suo intervento.
È probabilmente il modo più corretto di leggere la decisione.

Una scena che racconta anche la serata dell'Italia

La lite Donnarumma-Lukaku non può essere separata dal contesto della partita.
L'Italia aveva appena perso 2-0 davanti al proprio pubblico. Il Belgio aveva controllato gran parte del primo tempo, Godts aveva segnato al 20' e Lukébakio aveva raddoppiato al 69'. Gli Azzurri avevano reagito nella ripresa, ma senza riuscire a trasformare la pressione in gol.
Il nervosismo finale è quindi arrivato dopo una serata frustrante per la squadra di Roberto Mancini.
In questo senso, la scena tra Donnarumma e Lukaku è quasi diventata il simbolo di una partita nella quale la tensione era già alta. Prima i fischi, poi il gesto dell'attaccante belga, quindi la reazione del capitano italiano e infine i cartellini.
Non è stata la causa della sconfitta. È stata la coda emotiva di una sconfitta.

E adesso cosa succede disciplinarmente?

Il dato più importante è che nessuno dei due è stato espulso. Donnarumma ha ricevuto un'ammonizione, così come Lukaku, mentre Maldini era stato ammonito durante la concitazione.
Per l'Italia questo significa che Donnarumma resta a disposizione per la trasferta contro la Turchia del 28 settembre. La prossima gara è particolarmente importante perché entrambe le squadre hanno iniziato il girone con una sconfitta.
Non ci sarà quindi una conseguenza sportiva immediata paragonabile a una squalifica.
Il vero rischio riguarda soprattutto il piano reputazionale e ambientale. La Nazionale arriva alla trasferta di Bursa dopo una sconfitta e con una polemica che ha inevitabilmente oscurato parte dell'analisi tecnica della partita.
Mancini dovrà quindi riportare rapidamente l'attenzione sul campo.

E Lukaku? Il gesto potrebbe diventare un problema?

Il belga non è stato espulso e non risulta, al momento della pubblicazione, una sanzione ulteriore annunciata dall'UEFA per il solo episodio oltre al cartellino ricevuto in campo.
Questo è un punto da non confondere con eventuali decisioni disciplinari successive: gli organismi competenti possono valutare gli episodi sulla base dei rapporti ufficiali e delle procedure previste, ma non bisogna anticipare sanzioni che non sono state comunicate.
Al momento, dunque, il fatto certo è il cartellino giallo ricevuto durante il confronto.

Il prossimo 15 novembre potrebbe esserci un nuovo capitolo

Il calendario offre un dettaglio particolarmente curioso. Italia e Belgio dovranno affrontarsi nuovamente il 15 novembre nella fase a gironi della Nations League.
Questo significa che la scena dell'Olimpico potrebbe non essere l'ultima tra Donnarumma e Lukaku in questa competizione.
La prossima sfida avrà inevitabilmente un contesto diverso, ma il precedente del 2021 e quanto accaduto a Roma renderanno impossibile ignorare la storia recente quando i due torneranno a trovarsi sullo stesso campo.
Sarà interessante capire se questa volta prevarrà la componente sportiva oppure se la rivalità tornerà a manifestarsi.

Una lite che non deve diventare più grande della partita

La tentazione, dopo una scena del genere, è trasformare tutto in una guerra personale tra due giocatori. Ma sarebbe una semplificazione.
Le immagini mostrano una provocazione, una reazione, un confronto acceso e tre ammonizioni collegate alla fase finale dell'episodio. Mostrano anche un arbitro e diversi giocatori intervenuti rapidamente per evitare che la situazione degenerasse.
Tutto il resto, dalle presunte motivazioni personali all'eventuale “invidia”, appartiene al terreno delle interpretazioni e non può essere presentato come un fatto.
Quello che rimane è una fotografia molto forte del calcio internazionale: la tensione può esplodere in pochi secondi, soprattutto quando una partita importante finisce con una sconfitta e quando tra i protagonisti esiste una storia precedente.
Donnarumma e Lukaku hanno già scritto alcuni capitoli della loro rivalità. Nel 2021 ci fu il gesto del silenzio dopo il rigore. Nel 2026 è arrivato il 2-0 mimato all'Olimpico, seguito dal faccia a faccia e dai cartellini.
Adesso la vera risposta dovrà arrivare dal campo.
Perché dopo una serata così, la cosa più importante per l'Italia non sarà vincere una discussione a centrocampo, ma ritrovare il modo di vincere una partita.

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