La notte tra il 14 e il 15 settembre 2026 ha portato gli Eurofighter italiani al centro di uno degli episodi più delicati registrati negli ultimi mesi sul fianco orientale della NATO.
Due caccia dell'Aeronautica Militare italiana sono decollati in modalità scramble dalla base di Šiauliai, in Lituania, dopo che un drone aveva violato lo spazio aereo nazionale. Il velivolo senza pilota è stato intercettato e abbattuto mentre si trovava sul territorio lituano.
All'inizio si parlava genericamente di un drone di possibile origine russa e, in alcune ricostruzioni, di un velivolo riconducibile alla famiglia Shahed. Gli accertamenti successivi hanno però portato a un'identificazione più precisa: secondo il presidente lituano Gitanas Nausėda si trattava di un Gerbera, un drone di produzione russa utilizzato anche come esca e potenzialmente capace di trasportare esplosivi.
È una distinzione importante, perché cambia il quadro tecnico dell'episodio e invita a separare ciò che è stato accertato dalle ipotesi ancora oggetto di verifica.
La notte dello scramble
L'allarme è scattato nella notte, quando i sistemi di sorveglianza hanno rilevato un velivolo non autorizzato entrato nello spazio aereo lituano.
Dalla base di Šiauliai sono decollati due Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III”, il dispositivo italiano inserito nella missione NATO di Air Policing sul fianco orientale dell'Alleanza.
Lo scramble è una procedura pensata proprio per situazioni di questo tipo: i caccia vengono mantenuti in prontezza e devono essere in grado di decollare rapidamente per identificare, intercettare o neutralizzare una potenziale minaccia.
Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, l'intera operazione si è sviluppata nell'arco di circa venti minuti dall'allarme alla neutralizzazione del drone.
Non si è trattato quindi di un'operazione pianificata contro un obiettivo a terra, ma di una risposta di difesa aerea scattata dopo l'ingresso non autorizzato del velivolo.
Da dove arrivava il drone?
È uno degli elementi più importanti emersi nelle ore successive.
Le autorità lituane hanno comunicato che i dati preliminari indicano un ingresso nel territorio nazionale dalla Bielorussia. Vilnius ha successivamente presentato una protesta diplomatica a Minsk.
La provenienza geografica, tuttavia, non equivale automaticamente all'identificazione del responsabile del volo.
Il fatto che il drone sia entrato dalla direzione bielorussa non permette, da solo, di stabilire chi lo abbia lanciato, quale fosse la sua missione originaria o se l'ingresso nello spazio aereo lituano fosse intenzionale.
Ed è proprio per questo che l'indagine resta fondamentale.
Il Gerbera e la correzione rispetto alle prime informazioni
Nelle prime ore dopo l'abbattimento, alcune ricostruzioni indicavano un possibile drone Shahed.
Gli sviluppi successivi hanno però spostato l'attenzione sul Gerbera, un velivolo senza pilota economico e relativamente semplice, sviluppato in Russia e utilizzato anche come esca per complicare la risposta delle difese aeree.
Il Gerbera può avere una funzione di diversivo, ma alcuni esemplari possono essere equipaggiati con esplosivi.
Nel caso lituano, le autorità hanno confermato che il drone trasportava un ordigno esplosivo, successivamente neutralizzato dalle squadre specializzate intervenute sul posto.
Questo elemento rende l'incidente particolarmente delicato: non si trattava soltanto di un oggetto sconosciuto entrato nello spazio aereo di un Paese NATO, ma di un velivolo che poteva rappresentare un pericolo concreto.
Era diretto in Ucraina?
È qui che bisogna essere particolarmente prudenti.
Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha dichiarato che il drone era probabilmente diretto verso l'Ucraina e che potrebbe essere stato deviato dalla guerra elettronica ucraina.
Questa ricostruzione è compatibile con il comportamento e con la tipologia del Gerbera, ma non deve essere trasformata in una certezza.
L'esercito lituano ha infatti analizzato l'elettronica recuperata dal drone proprio per cercare di ricostruire la rotta, la destinazione e le circostanze che hanno portato il velivolo nello spazio aereo lituano.
Finché questi accertamenti non saranno conclusi, è quindi più corretto parlare di ipotesi sulla destinazione originaria.
Il ruolo dei due Eurofighter italiani
L'episodio mette in evidenza il ruolo che l'Italia sta svolgendo nella protezione dello spazio aereo dei Paesi baltici.
La Task Force Air “Baltic Thunder III” è guidata dal 36° Stormo dell'Aeronautica Militare di Gioia del Colle e opera dalla base lituana di Šiauliai.
I quattro Eurofighter italiani schierati nella missione garantiscono la capacità di reazione rapida richiesta dalla missione NATO.
Quando arriva un allarme, la catena di comando dell'Alleanza può ordinare il decollo dei caccia in tempi estremamente ridotti.
In questo caso il sistema ha funzionato: rilevamento, allarme, scramble, intercettazione e neutralizzazione si sono susseguiti nel giro di pochi minuti.
È proprio questa rapidità che rappresenta uno degli elementi centrali dell'Air Policing.
Il centro di comando NATO di Uedem
Dietro il decollo dei caccia non c'è soltanto la base di Šiauliai.
L'operazione viene inserita nella più ampia rete di sorveglianza e comando della NATO.
Il Combined Air Operations Centre di Uedem, in Germania, è uno dei centri che gestiscono il controllo delle operazioni aeree dell'Alleanza in quest'area.
La segnalazione dell'intrusione viene quindi trasformata in una decisione operativa attraverso una catena di comando che collega sensori, centri di controllo e velivoli in prontezza.
Il caso lituano mostra concretamente come questa struttura possa essere attivata quando un oggetto non identificato entra nello spazio aereo di un Paese alleato.
Un precedente importante per la NATO
L'episodio ha anche un valore particolare perché rappresenta il primo caso di un drone di presunta origine russa abbattuto dalla missione NATO di difesa aerea dei Paesi baltici, attiva dal 2004.
Negli ultimi mesi, infatti, Estonia, Lettonia e Lituania hanno dovuto affrontare diversi episodi legati alla presenza di droni nello spazio aereo o nelle aree vicine ai loro confini.
Il quadro non è però identico in ogni episodio.
Ci sono stati casi di velivoli ucraini, droni persi o deviati e falsi allarmi. Per questo ogni incidente deve essere analizzato singolarmente, evitando di attribuire automaticamente una responsabilità senza prove definitive.
La protesta della Lituania alla Bielorussia
Il governo lituano ha comunque reagito sul piano diplomatico.
Il ministro degli Esteri Kęstutis Budrys ha annunciato una forte protesta nei confronti della Bielorussia dopo che i dati preliminari avevano indicato l'ingresso del drone dal territorio bielorusso.
Vilnius ha chiesto chiarimenti e ha sottolineato la necessità che Minsk impedisca ulteriori violazioni dello spazio aereo dei Paesi vicini.
Parallelamente, le autorità lituane hanno aperto un'indagine per ricostruire l'intera vicenda, compresi origine, proprietà del drone e possibile obiettivo.
Nessun attacco deliberato contro la Lituania: cosa sappiamo davvero
Questo è probabilmente il punto più delicato dell'intera storia.
Al momento non ci sono elementi sufficienti per affermare che il drone fosse stato lanciato deliberatamente contro la Lituania.
La valutazione espressa dal presidente Nausėda è che il velivolo fosse probabilmente diretto verso l'Ucraina e che possa essere finito fuori rotta.
Ma anche questa rimane una valutazione.
La presenza di un ordigno e l'ingresso nello spazio aereo di un Paese NATO rendono comunque l'incidente serio, indipendentemente dall'intenzione originaria.
È proprio questa differenza tra intenzione, provenienza e responsabilità che deve essere mantenuta nel racconto della vicenda.
L'Italia e il fianco orientale dell'Alleanza
Per l'Aeronautica Militare italiana non si tratta di un episodio isolato.
Il ministero della Difesa aveva già sottolineato che quello in Lituania era il secondo intervento nell'arco di circa un mese che coinvolgeva caccia italiani impegnati sul fianco orientale della NATO.
La presenza italiana nei Paesi baltici fa parte di un dispositivo più ampio nel quale gli alleati si alternano nella protezione dello spazio aereo della regione.
L'episodio dimostra quindi che la missione non è soltanto una presenza simbolica.
Gli Eurofighter devono essere pronti a intervenire realmente quando viene rilevata una possibile minaccia.
Cosa succede adesso
La parte più importante della vicenda, ora, riguarda gli accertamenti.
Gli investigatori devono stabilire con maggiore precisione:
-
l'origine del drone;
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la catena di controllo del velivolo;
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la rotta seguita prima dell'ingresso in Lituania;
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il motivo della deviazione;
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la destinazione originaria;
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la natura dell'ordigno trasportato;
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eventuali informazioni conservate nei sistemi elettronici;
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le circostanze che hanno portato il drone a entrare nello spazio aereo NATO.
Solo dopo questi passaggi sarà possibile avere un quadro definitivo.
Per ora, il dato certo è che un drone è entrato nello spazio aereo lituano dalla direzione della Bielorussia ed è stato neutralizzato da due Eurofighter italiani impegnati nella missione NATO.
Un episodio che riporta il Baltico al centro dell'attenzione
La vicenda lituana arriva in un momento nel quale i Paesi del fianco orientale della NATO stanno dedicando sempre maggiore attenzione alla sicurezza dello spazio aereo.
La guerra in Ucraina ha dimostrato quanto rapidamente la minaccia rappresentata dai droni possa attraversare i confini e creare situazioni difficili da interpretare.
Il caso del Gerbera abbattuto in Lituania è emblematico proprio per questo.
In pochi minuti un oggetto rilevato dai radar può trasformarsi da contatto sconosciuto in una potenziale minaccia, richiedendo l'intervento di caccia pronti al decollo.
E in questo caso quei caccia erano italiani.
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Se segui questi temi, sul blog abbiamo già raccontato altri episodi che aiutano a capire come sia cambiato il ruolo dei caccia italiani e della NATO nella gestione delle incursioni con droni.
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Caccia NATO abbattono un drone in Lettonia
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Sono tre episodi diversi, ma messi insieme aiutano a ricostruire un quadro più ampio della crescente attenzione verso la minaccia dei droni.
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Il caso lituano apre una domanda importante: quanto rapidamente può diventare complesso distinguere un'incursione deliberata da un drone deviato, disturbato o finito fuori rotta?
E soprattutto: quanto deve essere sviluppata la difesa aerea europea per affrontare un numero crescente di droni senza ricorrere necessariamente a caccia molto costosi?
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La vicenda è ancora in fase di accertamento e seguire gli sviluppi sarà fondamentale per capire se quello del 15 settembre resterà un episodio isolato oppure rappresenterà un altro segnale del nuovo scenario di sicurezza sul fianco orientale della NATO.
Fonti principali: