Una voce familiare al telefono, un messaggio WhatsApp apparentemente arrivato dal vertice di Intesa Sanpaolo e una presunta operazione finanziaria internazionale da gestire con la massima riservatezza. È così che, nel febbraio 2026, sarebbe stata costruita una delle più sofisticate frodi finanziarie emerse in Italia negli ultimi mesi.
Al centro della vicenda c’è Paolo Molesini, allora presidente di Fideuram, società del gruppo Intesa Sanpaolo, che secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta avrebbe autorizzato una serie di bonifici per complessivi circa 95 milioni di euro, convinto di seguire indicazioni provenienti dai vertici del gruppo.
Il dettaglio che rende il caso particolarmente inquietante è l'utilizzo combinato di tecniche di impersonificazione, WhatsApp, comunicazioni digitali e soprattutto voice cloning, cioè la ricostruzione artificiale della voce di una persona reale attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
La maggior parte del denaro è stata bloccata o recuperata grazie alla tempestiva reazione della banca e alla collaborazione internazionale. Ma la cifra più aggiornata contenuta negli atti indica in 39,5 milioni di euro la somma ancora non recuperata. Le prime notizie avevano parlato di circa 36 milioni, motivo per cui nelle diverse ricostruzioni giornalistiche si trovano ancora entrambe le cifre.
Al centro della vicenda c’è Paolo Molesini, allora presidente di Fideuram, società del gruppo Intesa Sanpaolo, che secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta avrebbe autorizzato una serie di bonifici per complessivi circa 95 milioni di euro, convinto di seguire indicazioni provenienti dai vertici del gruppo.
Il dettaglio che rende il caso particolarmente inquietante è l'utilizzo combinato di tecniche di impersonificazione, WhatsApp, comunicazioni digitali e soprattutto voice cloning, cioè la ricostruzione artificiale della voce di una persona reale attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
La maggior parte del denaro è stata bloccata o recuperata grazie alla tempestiva reazione della banca e alla collaborazione internazionale. Ma la cifra più aggiornata contenuta negli atti indica in 39,5 milioni di euro la somma ancora non recuperata. Le prime notizie avevano parlato di circa 36 milioni, motivo per cui nelle diverse ricostruzioni giornalistiche si trovano ancora entrambe le cifre.
La prima mossa: il falso messaggio di Carlo Messina
La storia comincia il 23 febbraio 2026.
Secondo la ricostruzione investigativa, Molesini riceve su WhatsApp un messaggio da un numero diverso da quello normalmente associato a Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il mittente, però, si presenta proprio come Messina.
Il contenuto è studiato per apparire credibile e soprattutto urgente.
Molesini viene informato di una presunta operazione di acquisizione di una banca internazionale che, secondo il falso interlocutore, non potrebbe essere realizzata direttamente da Intesa Sanpaolo per ragioni legate a una possibile fuga di notizie e al rischio di un intervento della Consob.
La soluzione prospettata sarebbe quindi quella di utilizzare Fideuram come società incaricata di effettuare i trasferimenti.
Secondo gli atti, il racconto non appare immediatamente assurdo alla vittima anche perché viene collegato a una precedente vicenda relativa a una possibile operazione finanziaria che, sempre secondo la ricostruzione fornita dai truffatori, sarebbe sfumata proprio a causa di una fuga di notizie.
Il meccanismo della frode non si limita dunque a una semplice falsa identità. Gli autori sembrano costruire progressivamente una storia finanziaria plausibile, inserendo dettagli destinati a rendere coerenti le richieste successive.
Secondo la ricostruzione investigativa, Molesini riceve su WhatsApp un messaggio da un numero diverso da quello normalmente associato a Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il mittente, però, si presenta proprio come Messina.
Il contenuto è studiato per apparire credibile e soprattutto urgente.
Molesini viene informato di una presunta operazione di acquisizione di una banca internazionale che, secondo il falso interlocutore, non potrebbe essere realizzata direttamente da Intesa Sanpaolo per ragioni legate a una possibile fuga di notizie e al rischio di un intervento della Consob.
La soluzione prospettata sarebbe quindi quella di utilizzare Fideuram come società incaricata di effettuare i trasferimenti.
Secondo gli atti, il racconto non appare immediatamente assurdo alla vittima anche perché viene collegato a una precedente vicenda relativa a una possibile operazione finanziaria che, sempre secondo la ricostruzione fornita dai truffatori, sarebbe sfumata proprio a causa di una fuga di notizie.
Il meccanismo della frode non si limita dunque a una semplice falsa identità. Gli autori sembrano costruire progressivamente una storia finanziaria plausibile, inserendo dettagli destinati a rendere coerenti le richieste successive.
Entra in scena la voce clonata con l’intelligenza artificiale
A quel punto arriva il secondo livello del raggiro.
Molesini avrebbe ricevuto una telefonata da una persona che sembrava essere Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, professionista completamente estraneo alla vicenda e, secondo le ricostruzioni, utilizzato inconsapevolmente come elemento di credibilità.
Il fatto che Molesini conoscesse il professionista avrebbe reso la telefonata ancora più convincente.
La voce, però, non sarebbe stata quella reale.
Gli investigatori ritengono che i criminali abbiano utilizzato una tecnologia di clonazione vocale basata sull'intelligenza artificiale per riprodurre la voce del legale e inserirla nella comunicazione telefonica.
Il falso avvocato avrebbe quindi rafforzato la storia dell'operazione finanziaria, dando alla richiesta proveniente dal presunto Messina una seconda conferma apparentemente indipendente.
È proprio questa combinazione a rendere il caso diverso dalle tradizionali truffe telefoniche: non basta più falsificare un nome o un indirizzo email. La tecnologia viene utilizzata per costruire una vera e propria identità digitale sintetica, capace di imitare voce, ruolo e contesto professionale.
Molesini avrebbe ricevuto una telefonata da una persona che sembrava essere Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, professionista completamente estraneo alla vicenda e, secondo le ricostruzioni, utilizzato inconsapevolmente come elemento di credibilità.
Il fatto che Molesini conoscesse il professionista avrebbe reso la telefonata ancora più convincente.
La voce, però, non sarebbe stata quella reale.
Gli investigatori ritengono che i criminali abbiano utilizzato una tecnologia di clonazione vocale basata sull'intelligenza artificiale per riprodurre la voce del legale e inserirla nella comunicazione telefonica.
Il falso avvocato avrebbe quindi rafforzato la storia dell'operazione finanziaria, dando alla richiesta proveniente dal presunto Messina una seconda conferma apparentemente indipendente.
È proprio questa combinazione a rendere il caso diverso dalle tradizionali truffe telefoniche: non basta più falsificare un nome o un indirizzo email. La tecnologia viene utilizzata per costruire una vera e propria identità digitale sintetica, capace di imitare voce, ruolo e contesto professionale.
Undici documenti e poi partono i bonifici
La ricostruzione contenuta nel provvedimento giudiziario descrive anche una serie di documenti inviati alla vittima.
Sarebbero stati trasmessi undici documenti, tra cui un accordo di riservatezza e una procura speciale che appariva sottoscritta dal vertice di Intesa Sanpaolo.
Successivamente sarebbero arrivate le coordinate bancarie verso cui trasferire il denaro.
Nel frattempo, secondo gli investigatori, un'altra persona avrebbe contattato anche il responsabile della Tesoreria e dei pagamenti di Fideuram fingendosi l'amministratore delegato di Fideuram. Il falso dirigente avrebbe anticipato che Molesini avrebbe impartito disposizioni per alcuni bonifici urgenti e riservati.
In questo modo il raggiro avrebbe coinvolto più livelli contemporaneamente: il presidente, la tesoreria e una presunta operazione strategica del gruppo.
Il risultato è stato l'avvio di una serie di trasferimenti internazionali per un valore complessivo vicino ai 95 milioni di euro.
Sarebbero stati trasmessi undici documenti, tra cui un accordo di riservatezza e una procura speciale che appariva sottoscritta dal vertice di Intesa Sanpaolo.
Successivamente sarebbero arrivate le coordinate bancarie verso cui trasferire il denaro.
Nel frattempo, secondo gli investigatori, un'altra persona avrebbe contattato anche il responsabile della Tesoreria e dei pagamenti di Fideuram fingendosi l'amministratore delegato di Fideuram. Il falso dirigente avrebbe anticipato che Molesini avrebbe impartito disposizioni per alcuni bonifici urgenti e riservati.
In questo modo il raggiro avrebbe coinvolto più livelli contemporaneamente: il presidente, la tesoreria e una presunta operazione strategica del gruppo.
Il risultato è stato l'avvio di una serie di trasferimenti internazionali per un valore complessivo vicino ai 95 milioni di euro.
Cina, Portogallo e la corsa contro il tempo
Il denaro sarebbe stato trasferito soprattutto verso conti in Cina e, successivamente, attraverso altri Paesi e circuiti finanziari.
È a questo punto che la rapidità della reazione della banca diventa decisiva.
Una volta individuate le anomalie, Fideuram ha attivato i meccanismi di collaborazione interbancaria internazionale e le autorità hanno iniziato a seguire il percorso dei fondi.
Secondo gli atti citati da ANSA, circa 42 milioni di euro erano già stati bloccati su conti cinesi, mentre un ulteriore sequestro ha consentito di congelare oltre 13 milioni di euro su una banca portoghese.
Questi interventi hanno impedito che l'intero importo venisse definitivamente disperso.
La parte restante, però, avrebbe seguito un percorso molto più difficile da ricostruire, passando attraverso altri conti esteri e arrivando anche a circuiti legati alle criptovalute.
Gli investigatori stanno quindi cercando di ricostruire la catena finanziaria attraverso rogatorie e richieste di assistenza giudiziaria internazionale.
È a questo punto che la rapidità della reazione della banca diventa decisiva.
Una volta individuate le anomalie, Fideuram ha attivato i meccanismi di collaborazione interbancaria internazionale e le autorità hanno iniziato a seguire il percorso dei fondi.
Secondo gli atti citati da ANSA, circa 42 milioni di euro erano già stati bloccati su conti cinesi, mentre un ulteriore sequestro ha consentito di congelare oltre 13 milioni di euro su una banca portoghese.
Questi interventi hanno impedito che l'intero importo venisse definitivamente disperso.
La parte restante, però, avrebbe seguito un percorso molto più difficile da ricostruire, passando attraverso altri conti esteri e arrivando anche a circuiti legati alle criptovalute.
Gli investigatori stanno quindi cercando di ricostruire la catena finanziaria attraverso rogatorie e richieste di assistenza giudiziaria internazionale.
Perché oggi si parla di 39,5 milioni e non di 36
È una delle correzioni più importanti da fare rispetto alle prime notizie.
Quando il caso è diventato pubblico, diverse ricostruzioni hanno indicato in circa 36 milioni di euro la somma ancora mancante.
La cifra è stata ripresa anche da Reuters e RaiNews sulla base delle informazioni allora disponibili.
Gli atti giudiziari successivamente citati da ANSA, però, parlano di 39,5 milioni di euro ancora da recuperare.
La differenza deriva quindi dal diverso momento della ricostruzione e dai dati disponibili nelle varie fasi dell'indagine.
Per una fotografia aggiornata al 30 settembre 2026, il dato da utilizzare è quello di 39,5 milioni, precisando che la maggior parte dei circa 95 milioni inizialmente trasferiti è stata recuperata o bloccata.
Quando il caso è diventato pubblico, diverse ricostruzioni hanno indicato in circa 36 milioni di euro la somma ancora mancante.
La cifra è stata ripresa anche da Reuters e RaiNews sulla base delle informazioni allora disponibili.
Gli atti giudiziari successivamente citati da ANSA, però, parlano di 39,5 milioni di euro ancora da recuperare.
La differenza deriva quindi dal diverso momento della ricostruzione e dai dati disponibili nelle varie fasi dell'indagine.
Per una fotografia aggiornata al 30 settembre 2026, il dato da utilizzare è quello di 39,5 milioni, precisando che la maggior parte dei circa 95 milioni inizialmente trasferiti è stata recuperata o bloccata.
Un informatico israeliano è indagato, ma l'identità deve essere verificata
L'inchiesta della Procura di Milano ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di un cittadino israeliano di 48 anni.
Secondo gli atti, l'uomo sarebbe collegato a una parte dei flussi finanziari e circa 4 milioni di euro sarebbero transitati attraverso conti riconducibili a lui prima di arrivare a una piattaforma canadese di money transfer e successivamente a due wallet Bitcoin.
Ma anche su questo punto occorre cautela.
Gli investigatori devono ancora verificare se l'identità utilizzata dal soggetto corrisponda realmente a una persona fisica oppure se si tratti a sua volta di un'identità utilizzata come copertura o passaggio intermedio.
Il cittadino straniero è quindi indagato, non condannato, e l'indagine dovrà stabilire quale sia stato il suo effettivo ruolo nella vicenda.
Le autorità stanno cercando di risalire dalla movimentazione del denaro ai responsabili della frode e agli eventuali altri componenti della rete.
Secondo gli atti, l'uomo sarebbe collegato a una parte dei flussi finanziari e circa 4 milioni di euro sarebbero transitati attraverso conti riconducibili a lui prima di arrivare a una piattaforma canadese di money transfer e successivamente a due wallet Bitcoin.
Ma anche su questo punto occorre cautela.
Gli investigatori devono ancora verificare se l'identità utilizzata dal soggetto corrisponda realmente a una persona fisica oppure se si tratti a sua volta di un'identità utilizzata come copertura o passaggio intermedio.
Il cittadino straniero è quindi indagato, non condannato, e l'indagine dovrà stabilire quale sia stato il suo effettivo ruolo nella vicenda.
Le autorità stanno cercando di risalire dalla movimentazione del denaro ai responsabili della frode e agli eventuali altri componenti della rete.
Molesini si era dimesso a marzo
Un altro elemento della vicenda riguarda il vertice di Fideuram.
Paolo Molesini si era dimesso dal suo incarico nel marzo 2026, indicando motivazioni personali.
All'epoca non era stata resa pubblica la vicenda che oggi emerge dalle indagini.
Il suo coinvolgimento nella truffa non significa però che sia indagato come autore della frode: secondo Reuters e le altre ricostruzioni disponibili, né Molesini né altri dirigenti di Fideuram risultano indagati nell'inchiesta per la realizzazione del raggiro.
La posizione di Molesini è quella della persona che sarebbe stata ingannata e che, secondo gli investigatori, avrebbe autorizzato i trasferimenti convinto della loro legittimità.
Paolo Molesini si era dimesso dal suo incarico nel marzo 2026, indicando motivazioni personali.
All'epoca non era stata resa pubblica la vicenda che oggi emerge dalle indagini.
Il suo coinvolgimento nella truffa non significa però che sia indagato come autore della frode: secondo Reuters e le altre ricostruzioni disponibili, né Molesini né altri dirigenti di Fideuram risultano indagati nell'inchiesta per la realizzazione del raggiro.
La posizione di Molesini è quella della persona che sarebbe stata ingannata e che, secondo gli investigatori, avrebbe autorizzato i trasferimenti convinto della loro legittimità.
Non è stato hackerato il sistema informatico di Fideuram
Questo è un altro punto fondamentale.
La vicenda potrebbe essere descritta superficialmente come un “attacco hacker a Fideuram”, ma sarebbe una definizione imprecisa.
Dalle informazioni disponibili non emerge una violazione diretta dei sistemi informatici della banca.
Il raggiro avrebbe invece sfruttato l'ingegneria sociale, l'impersonificazione e strumenti di intelligenza artificiale per convincere persone autorizzate a disporre i trasferimenti.
In altre parole, i criminali non avrebbero dovuto necessariamente “sfondare” le difese informatiche di Fideuram: hanno cercato di convincere chi aveva il potere di autorizzare le operazioni.
È una differenza enorme perché sposta il problema dalla sola cybersecurity tecnica alla sicurezza delle procedure aziendali e decisionali.
La vicenda potrebbe essere descritta superficialmente come un “attacco hacker a Fideuram”, ma sarebbe una definizione imprecisa.
Dalle informazioni disponibili non emerge una violazione diretta dei sistemi informatici della banca.
Il raggiro avrebbe invece sfruttato l'ingegneria sociale, l'impersonificazione e strumenti di intelligenza artificiale per convincere persone autorizzate a disporre i trasferimenti.
In altre parole, i criminali non avrebbero dovuto necessariamente “sfondare” le difese informatiche di Fideuram: hanno cercato di convincere chi aveva il potere di autorizzare le operazioni.
È una differenza enorme perché sposta il problema dalla sola cybersecurity tecnica alla sicurezza delle procedure aziendali e decisionali.
La stessa tecnica avrebbe colpito anche Banca Ifis
La storia non sembra essere un episodio isolato.
La Procura di Milano sta infatti indagando su almeno altri due presunti raggiri con modalità simili.
Il primo riguarda Banca Ifis e risale a maggio 2026.
Una dirigente sarebbe stata convinta, attraverso comunicazioni provenienti apparentemente da una persona interna alla banca, ad autorizzare operazioni per circa 23,8-24 milioni di euro.
I fondi sarebbero stati trasferiti attraverso conti internazionali, tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrein.
Anche in questo caso la reazione è stata sufficientemente rapida da permettere il recupero di circa 20 milioni di euro, con somme bloccate in diversi Paesi e un sequestro preventivo eseguito in Spagna.
Il fascicolo è distinto da quello Fideuram e non è stato stabilito che dietro le due operazioni ci sia necessariamente la stessa organizzazione criminale.
La Procura di Milano sta infatti indagando su almeno altri due presunti raggiri con modalità simili.
Il primo riguarda Banca Ifis e risale a maggio 2026.
Una dirigente sarebbe stata convinta, attraverso comunicazioni provenienti apparentemente da una persona interna alla banca, ad autorizzare operazioni per circa 23,8-24 milioni di euro.
I fondi sarebbero stati trasferiti attraverso conti internazionali, tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrein.
Anche in questo caso la reazione è stata sufficientemente rapida da permettere il recupero di circa 20 milioni di euro, con somme bloccate in diversi Paesi e un sequestro preventivo eseguito in Spagna.
Il fascicolo è distinto da quello Fideuram e non è stato stabilito che dietro le due operazioni ci sia necessariamente la stessa organizzazione criminale.
Un terzo caso da circa 2 milioni
La Procura milanese segue anche un'altra vicenda che riguarda un istituto di credito più piccolo.
In questo caso la somma coinvolta sarebbe stata di circa 2 milioni di euro, con una parte recuperata in Croazia.
Anche questa indagine è separata dalle altre.
Gli elementi comuni sono però evidenti: comunicazioni apparentemente autentiche, impersonificazione di figure interne e utilizzo di strumenti digitali e tecniche di clonazione vocale.
Al momento non è corretto parlare di una singola banda responsabile di tutte e tre le frodi.
Gli investigatori stanno proprio cercando di stabilire se esista un collegamento oppure se gruppi diversi abbiano adottato tecniche simili.
In questo caso la somma coinvolta sarebbe stata di circa 2 milioni di euro, con una parte recuperata in Croazia.
Anche questa indagine è separata dalle altre.
Gli elementi comuni sono però evidenti: comunicazioni apparentemente autentiche, impersonificazione di figure interne e utilizzo di strumenti digitali e tecniche di clonazione vocale.
Al momento non è corretto parlare di una singola banda responsabile di tutte e tre le frodi.
Gli investigatori stanno proprio cercando di stabilire se esista un collegamento oppure se gruppi diversi abbiano adottato tecniche simili.
La nuova frontiera della CEO Fraud
Il fenomeno viene spesso definito CEO Fraud o, in un quadro più ampio, Business Email Compromise.
La logica è semplice: il criminale assume l'identità di una persona che possiede autorità all'interno di un'organizzazione e utilizza quella posizione per convincere qualcun altro a trasferire denaro o informazioni.
Per anni queste truffe si sono basate soprattutto su email contraffatte.
Oggi il quadro è cambiato.
L'intelligenza artificiale permette di creare testi molto più credibili, imitare stili comunicativi, generare documenti e soprattutto clonare voci.
La conseguenza è che uno dei tradizionali segnali di allarme — “conosco la voce della persona che mi sta chiamando” — perde parte della propria efficacia.
Il caso Fideuram dimostra proprio questo: la voce di una persona conosciuta può essere utilizzata come elemento di conferma all'interno di una storia completamente falsa.
La logica è semplice: il criminale assume l'identità di una persona che possiede autorità all'interno di un'organizzazione e utilizza quella posizione per convincere qualcun altro a trasferire denaro o informazioni.
Per anni queste truffe si sono basate soprattutto su email contraffatte.
Oggi il quadro è cambiato.
L'intelligenza artificiale permette di creare testi molto più credibili, imitare stili comunicativi, generare documenti e soprattutto clonare voci.
La conseguenza è che uno dei tradizionali segnali di allarme — “conosco la voce della persona che mi sta chiamando” — perde parte della propria efficacia.
Il caso Fideuram dimostra proprio questo: la voce di una persona conosciuta può essere utilizzata come elemento di conferma all'interno di una storia completamente falsa.
L'intelligenza artificiale non ha fatto tutto da sola
È importante però evitare una semplificazione.
Non è stata “l'IA” in quanto tale a trasferire autonomamente 95 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli strumenti di intelligenza artificiale sono stati utilizzati dai truffatori per impersonare persone reali e rendere più credibile il raggiro.
Il cuore dell'operazione resta quindi una combinazione di social engineering, raccolta di informazioni, manipolazione psicologica, falsificazione di comunicazioni e movimentazione internazionale del denaro.
L'IA ha aumentato la qualità dell'inganno.
E proprio questo è il cambiamento più importante.
Non è stata “l'IA” in quanto tale a trasferire autonomamente 95 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli strumenti di intelligenza artificiale sono stati utilizzati dai truffatori per impersonare persone reali e rendere più credibile il raggiro.
Il cuore dell'operazione resta quindi una combinazione di social engineering, raccolta di informazioni, manipolazione psicologica, falsificazione di comunicazioni e movimentazione internazionale del denaro.
L'IA ha aumentato la qualità dell'inganno.
E proprio questo è il cambiamento più importante.
Intesa aveva già lanciato l'allarme sui video falsi
La vicenda arriva mentre Intesa Sanpaolo sta affrontando un aumento dei contenuti falsi generati con l'intelligenza artificiale.
Antonio De Vita, chief security officer del gruppo, ha spiegato nei giorni precedenti alla pubblicazione della notizia che dall'inizio del 2026 sono stati individuati e rimossi circa 5.000 video fake realizzati con l'IA, molti dei quali utilizzavano l'immagine dell'amministratore delegato Carlo Messina.
Questo dettaglio mostra quanto sia diventata frequente l'imitazione digitale dei vertici aziendali.
La falsificazione non riguarda più soltanto una fotografia o un logo: può comprendere volto, voce, linguaggio e contesto professionale.
Antonio De Vita, chief security officer del gruppo, ha spiegato nei giorni precedenti alla pubblicazione della notizia che dall'inizio del 2026 sono stati individuati e rimossi circa 5.000 video fake realizzati con l'IA, molti dei quali utilizzavano l'immagine dell'amministratore delegato Carlo Messina.
Questo dettaglio mostra quanto sia diventata frequente l'imitazione digitale dei vertici aziendali.
La falsificazione non riguarda più soltanto una fotografia o un logo: può comprendere volto, voce, linguaggio e contesto professionale.
Un fenomeno che riguarda ormai il sistema bancario
I casi Fideuram, Ifis e della terza banca mostrano una dinamica che merita attenzione anche al di fuori delle singole inchieste.
Le banche dispongono di sistemi sofisticati per individuare transazioni sospette e bloccare trasferimenti internazionali.
Questo spiega perché, nei tre episodi emersi a Milano, una parte consistente del denaro sia stata recuperata.
Ma il problema nasce prima: nel momento in cui una persona autorizzata considera autentica una richiesta fraudolenta.
È quindi necessario che la sicurezza non dipenda esclusivamente dalla tecnologia.
Servono procedure di doppia verifica, canali ufficiali separati, conferme indipendenti e protocolli capaci di fermare anche una richiesta apparentemente proveniente dal massimo livello gerarchico.
Le banche dispongono di sistemi sofisticati per individuare transazioni sospette e bloccare trasferimenti internazionali.
Questo spiega perché, nei tre episodi emersi a Milano, una parte consistente del denaro sia stata recuperata.
Ma il problema nasce prima: nel momento in cui una persona autorizzata considera autentica una richiesta fraudolenta.
È quindi necessario che la sicurezza non dipenda esclusivamente dalla tecnologia.
Servono procedure di doppia verifica, canali ufficiali separati, conferme indipendenti e protocolli capaci di fermare anche una richiesta apparentemente proveniente dal massimo livello gerarchico.
Il vero punto debole è la fiducia
La lezione più importante del caso Fideuram non riguarda WhatsApp e nemmeno la clonazione vocale presa singolarmente.
Riguarda la fiducia.
Se una persona riceve una telefonata dalla voce di qualcuno che conosce, un documento apparentemente autentico, un messaggio da un numero plausibile e una storia finanziaria coerente, la possibilità di abbassare le proprie difese aumenta.
Il criminale non deve necessariamente convincere la vittima di qualcosa di assurdo.
Deve costruire una situazione abbastanza realistica da impedire alla persona di chiedersi se la richiesta sia realmente arrivata dal proprio interlocutore.
È una tecnica molto più sofisticata delle vecchie email piene di errori grammaticali e richieste improbabili.
Riguarda la fiducia.
Se una persona riceve una telefonata dalla voce di qualcuno che conosce, un documento apparentemente autentico, un messaggio da un numero plausibile e una storia finanziaria coerente, la possibilità di abbassare le proprie difese aumenta.
Il criminale non deve necessariamente convincere la vittima di qualcosa di assurdo.
Deve costruire una situazione abbastanza realistica da impedire alla persona di chiedersi se la richiesta sia realmente arrivata dal proprio interlocutore.
È una tecnica molto più sofisticata delle vecchie email piene di errori grammaticali e richieste improbabili.
Cosa resta da chiarire
L'inchiesta è ancora aperta.
Gli investigatori devono ricostruire l'intera catena dei trasferimenti, identificare gli altri eventuali componenti della banda e verificare il ruolo dell'indagato straniero.
Bisogna inoltre capire come i truffatori abbiano acquisito informazioni sufficienti per costruire una storia così dettagliata e perché le procedure interne non abbiano richiesto una verifica indipendente prima dell'esecuzione dei bonifici.
Un'altra domanda riguarda il destino dei 39,5 milioni ancora non recuperati e l'eventuale possibilità di rintracciarli attraverso blockchain, piattaforme di criptovalute e cooperazione giudiziaria internazionale.
Infine, sarà importante capire se i tre casi milanesi siano collegati oppure se rappresentino episodi indipendenti accomunati soltanto dall'utilizzo delle stesse tecnologie.
Gli investigatori devono ricostruire l'intera catena dei trasferimenti, identificare gli altri eventuali componenti della banda e verificare il ruolo dell'indagato straniero.
Bisogna inoltre capire come i truffatori abbiano acquisito informazioni sufficienti per costruire una storia così dettagliata e perché le procedure interne non abbiano richiesto una verifica indipendente prima dell'esecuzione dei bonifici.
Un'altra domanda riguarda il destino dei 39,5 milioni ancora non recuperati e l'eventuale possibilità di rintracciarli attraverso blockchain, piattaforme di criptovalute e cooperazione giudiziaria internazionale.
Infine, sarà importante capire se i tre casi milanesi siano collegati oppure se rappresentino episodi indipendenti accomunati soltanto dall'utilizzo delle stesse tecnologie.
Una truffa che cambia il modo di intendere la sicurezza
La vicenda Fideuram racconta qualcosa che va oltre i 95 milioni di euro e oltre la storia personale dell'ex presidente Paolo Molesini.
Mostra come la criminalità finanziaria stia sfruttando l'intelligenza artificiale per trasformare la falsificazione dell'identità in qualcosa di molto più credibile.
Una voce può essere clonata. Un volto può essere riprodotto. Un documento può essere costruito. Un messaggio può imitare perfettamente il linguaggio di un dirigente.
La sicurezza del futuro dovrà quindi verificare non soltanto chi parla, ma anche attraverso quale canale parla, perché sta facendo quella richiesta e se esiste una seconda conferma indipendente.
Nel caso Fideuram, la maggior parte dei soldi è stata recuperata proprio grazie alla rapidità con cui la macchina bancaria e investigativa è riuscita a reagire.
Ma quei 39,5 milioni ancora da recuperare ricordano quanto possa essere sottile il confine tra un'operazione apparentemente legittima e una frode finanziaria costruita con l'intelligenza artificiale.
Mostra come la criminalità finanziaria stia sfruttando l'intelligenza artificiale per trasformare la falsificazione dell'identità in qualcosa di molto più credibile.
Una voce può essere clonata. Un volto può essere riprodotto. Un documento può essere costruito. Un messaggio può imitare perfettamente il linguaggio di un dirigente.
La sicurezza del futuro dovrà quindi verificare non soltanto chi parla, ma anche attraverso quale canale parla, perché sta facendo quella richiesta e se esiste una seconda conferma indipendente.
Nel caso Fideuram, la maggior parte dei soldi è stata recuperata proprio grazie alla rapidità con cui la macchina bancaria e investigativa è riuscita a reagire.
Ma quei 39,5 milioni ancora da recuperare ricordano quanto possa essere sottile il confine tra un'operazione apparentemente legittima e una frode finanziaria costruita con l'intelligenza artificiale.
Fonti principali: