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STEEM, MA QUALCOSA DEVE CAMBIARE: 10 DOMANDE ALLA COMMUNITY SUL FUTURO DELLA PIATTAFORMA


Dopo Hive e Blurt, continua il nostro viaggio nel mondo delle blockchain social. Questa volta abbiamo scelto di partecipare alla Steemit Challenge Season 34 – Week 10, con una riflessione su governance, ricompense, visibilità e soprattutto sul futuro di chi utilizza Steem.

Non è soltanto una challenge. È un'occasione per capire meglio Steem.

Quando si comincia a frequentare una piattaforma come Steem, è facile lasciarsi incuriosire dalle sue caratteristiche. La blockchain, le ricompense, la possibilità di pubblicare contenuti e di ricevere voti, una community che dovrebbe rappresentare il cuore dell'intero progetto.
Ma dopo l'entusiasmo iniziale arrivano inevitabilmente le domande.
Come funziona davvero la distribuzione delle ricompense? Perché alcuni contenuti ricevono molta attenzione e altri sembrano passare inosservati? Quanto conta la partecipazione degli utenti? E soprattutto, quali possibilità ha una persona appena arrivata di inserirsi e costruire qualcosa?
Sono domande che mi sto ponendo anche attraverso l'analisi di altri progetti.
Negli ultimi mesi, infatti, Commenta La Notizia ha dedicato diversi approfondimenti a Hive e Blurt, due ecosistemi che, insieme a Steem, permettono di osservare dinamiche interessanti e problematiche che meritano di essere comprese meglio.
Non voglio arrivare a conclusioni affrettate, né mettere tutte le piattaforme sullo stesso piano. Ogni progetto ha la propria storia, le proprie caratteristiche e le proprie responsabilità.
Eppure alcuni interrogativi ritornano.
Per questo motivo ho deciso di continuare il percorso di analisi concentrandomi su Steem. 
 

Dopo Hive e Blurt, tocca a Steem

Chi segue i nostri articoli conosce già alcune delle questioni che abbiamo affrontato.
Su Hive abbiamo analizzato il ruolo dei witness, la concentrazione del potere, le dinamiche dei voti e il fenomeno dei multi-account.
Sono argomenti che sollevano interrogativi importanti quando una piattaforma si presenta come decentralizzata e partecipativa.

Ecco i due approfondimenti:
Su Blurt, invece, abbiamo osservato difficoltà tecniche, bug, costi e possibili scenari di trasformazione.
Anche in questo caso, la domanda di fondo è stata semplice: quanto è sostenibile un progetto se l'esperienza quotidiana degli utenti diventa complicata?

L'articolo è disponibile Qui
 
A questo punto sarebbe poco sensato fermarsi.
Steem merita la stessa attenzione, soprattutto perché alcune delle questioni che riguardano le blockchain social non si esauriscono nel funzionamento tecnico della rete.
Riguardano le persone, le opportunità e il modo in cui viene distribuita l'influenza all'interno della community.
 

DPoS: decentralizzazione significa davvero partecipazione?

C'è un termine che ritorna spesso quando si parla di Steem, Hive e di altri ecosistemi simili: DPoS.
Significa Delegated Proof of Stake, traducibile come Prova di Partecipazione Delegata.
In parole semplici, gli utenti che possiedono token possono esprimere il proprio voto per delegare il potere di selezione dei produttori di blocchi a determinati rappresentanti, chiamati generalmente witness.
Questi soggetti contribuiscono al funzionamento della blockchain e alla produzione dei blocchi.
Il modello nasce con l'obiettivo di rendere la rete efficiente, mantenendo una forma di partecipazione attraverso il voto.
Il problema, però, è che il funzionamento tecnico non racconta tutta la storia.
Bisogna chiedersi quanto sia distribuito il potere effettivo, quanto incidano le disponibilità economiche sul peso dei voti e quanto gli utenti riescano realmente a influenzare le decisioni.
Una rete può essere decentralizzata sotto il profilo tecnico, ma questo non significa automaticamente che ogni partecipante abbia le stesse opportunità.
Non è una condanna del DPoS. È una questione che merita di essere discussa apertamente.
E proprio per questo continueremo a osservare questi sistemi, senza fermarci alle dichiarazioni di principio.
 

La Steemit Challenge Season 34 – Week 10

L'occasione per approfondire Steem è arrivata anche attraverso la nuova sfida settimanale pubblicata da Steemit.
La challenge della decima settimana della Season 34 propone agli utenti di riflettere sul futuro della piattaforma e sul rapporto con la propria community.
Tra i quesiti proposti, uno mi ha colpito in modo particolare:

Che cosa determina quali contenuti ricevono l'attenzione dei curatori su Steem e che cosa cambieresti nel modo in cui vengono scelti i post da sostenere?

È una domanda molto interessante perché tocca uno degli aspetti più delicati di qualsiasi social blockchain: la visibilità.
Scrivere un buon contenuto non significa necessariamente riuscire a raggiungere altre persone. E ricevere un sostegno economico non dovrebbe essere l'unico elemento che determina il valore di una pubblicazione.
Naturalmente, i curatori hanno interessi, criteri e possibilità differenti. Non tutti gli utenti partono dalle stesse condizioni.
Ma proprio qui nasce il confronto.
Un nuovo autore sa come ottenere attenzione? Comprende quali comportamenti vengono premiati? Riesce a capire perché un determinato contenuto riceve sostegno e un altro no?
Non credo che siano domande da considerare secondarie.
Se vogliamo che Steem continui ad attrarre persone, dobbiamo anche capire quanto sia semplice per queste persone trovare il proprio spazio.
 

Le dieci domande che ho portato alla community

Ho quindi deciso di partecipare alla challenge sviluppando dieci domande specifiche su Steem.
Ho cercato di non trasformarle in un elenco di accuse o in una critica fine a sé stessa. Preferisco che siano gli utenti a raccontare quello che hanno vissuto.
Ecco gli argomenti scelti:
  1. Essere valorizzati oppure ignorati: raccontare un'esperienza in cui ci si è sentiti apprezzati o, al contrario, messi da parte.
  2. La curatela dei contenuti: capire quali fattori determinano l'attenzione dei curatori e quali cambiamenti potrebbero rendere il sistema più equilibrato.
  3. Le ricompense: individuare una modifica che potrebbe migliorare la distribuzione dei benefici tra autori, curatori e nuovi utenti.
  4. L'accoglienza dei neofiti: capire che cosa manca a chi arriva per la prima volta e quali strumenti potrebbero aiutarlo a restare.
  5. I gruppi tematici: immaginare nuovi spazi dedicati alle passioni e agli interessi degli utenti.
  6. I contest: progettare competizioni capaci di creare partecipazione e collaborazione, andando oltre il semplice premio.
  7. Il valore dei commenti: riflettere su quali contributi alle discussioni meritino davvero attenzione.
  8. Le relazioni umane: raccontare un episodio in cui un altro utente ha aiutato, ispirato o incoraggiato qualcuno.
  9. La collaborazione: individuare comportamenti che possano spostare l'attenzione dai singoli account alla crescita collettiva.
  10. Un messaggio allo staff: scegliere un solo cambiamento che gli sviluppatori e i responsabili di Steem dovrebbero prendere seriamente in considerazione.
Mi interessa soprattutto capire che cosa emergerà dalle risposte.
Non soltanto le opinioni degli utenti più esperti, ma anche quelle di chi è arrivato da poco e magari sta ancora cercando di comprendere come funzionano le cose.
Perché a volte proprio chi è nuovo riesce a individuare difficoltà che chi frequenta una piattaforma da anni finisce per considerare normali.
 

Le risposte sono importanti, ma poi servono i fatti

C'è un aspetto che vorrei sottolineare.
Le challenge sono un buon modo per stimolare la partecipazione. Permettono di confrontarsi, conoscere altri utenti e raccogliere idee.
Ma non dovrebbero diventare soltanto un appuntamento periodico nel quale si fanno domande e poi tutto continua come prima.
Se molti utenti segnalano difficoltà nella visibilità, sarebbe interessante capire se esistano progetti per migliorare la scoperta dei contenuti.
Se i nuovi arrivati si sentono esclusi, sarebbe utile sapere quali iniziative possano aiutarli concretamente.
Se emergono dubbi sulle ricompense, sarebbe importante poter contare su informazioni chiare e comprensibili.
E se la community solleva questioni sulla governance, sarebbe opportuno che queste venissero affrontate senza trasformare ogni critica in una contrapposizione personale.
Non pretendo che ogni suggerimento venga accolto. Sarebbe irrealistico.
Mi aspetto però che le osservazioni più ricorrenti possano essere prese in considerazione e che, quando possibile, vengano accompagnate da risposte e progetti verificabili.
È questo che distingue una community che partecipa da una community che viene semplicemente invitata a partecipare.
 

Una domanda anche allo staff di Steem

A questo punto voglio rivolgere direttamente una domanda a chi lavora allo sviluppo e alla gestione del progetto.

Quali sono i progetti innovativi che avete in programma per il futuro di Steem, soprattutto per migliorare l'esperienza dei neofiti?

Mi piacerebbe conoscere le vostre idee riguardo alla crescita della community, alla visibilità dei contenuti, alla curatela, alle ricompense e alla governance.
Non soltanto nuove funzionalità, ma anche eventuali cambiamenti nel modo in cui gli utenti possono partecipare e sentirsi parte del progetto.
Sono un utente che sta ancora approfondendo questo ecosistema e proprio per questo preferisco fare domande piuttosto che fingere di conoscere già ogni dinamica.
Vorrei capire quali siano le prospettive reali di Steem e quanto ci sia la volontà di affrontare anche gli aspetti meno semplici.
Non basta dire che il futuro sarà innovativo. Sarebbe interessante sapere in quale direzione si intende andare e quali passi concreti si vogliono compiere.
 

Dove leggere la mia partecipazione

La mia partecipazione alla Steemit Challenge Season 34 – Week 10 
 
Il contest originale è consultabile Qui
 
Invito chi frequenta Steem a leggere le domande e a partecipare al confronto.
Non serve essere d'accordo su tutto. Anzi, sarebbe interessante ascoltare opinioni differenti, soprattutto quando sono accompagnate da esperienze reali.
 

Il nostro viaggio nel Web3 continua

Questa analisi non finisce con Steem.
Continueremo a osservare Hive, Blurt e gli altri progetti che utilizzano modelli DPoS o sistemi di governance comparabili, cercando di capire quali siano le loro potenzialità e dove invece emergano difficoltà.
Non voglio decretare vincitori e sconfitti prima di aver approfondito ogni aspetto.
Ma non voglio nemmeno considerare intoccabili piattaforme che, come qualsiasi altro progetto, devono dimostrare di saper funzionare e di saper migliorare.
Il Web3 ha bisogno di idee, sviluppatori, investimenti e innovazione. Ma ha bisogno anche di utenti che possano esprimersi liberamente, di regole comprensibili e di una governance che non dimentichi chi utilizza quotidianamente questi strumenti.
 
La decentralizzazione non dovrebbe essere soltanto una caratteristica della blockchain. Dovrebbe essere anche un'esperienza concreta per le persone che ne fanno parte.
 
E noi continueremo a fare domande, seguire le novità e raccontare quello che emerge.
Perché UNITI SI VINCE, ma soltanto se siamo disposti a riconoscere ciò che non funziona e a provare davvero a cambiarlo.
 
Commenta La Notizia – Il Web3 va osservato, compreso e soprattutto messo alla prova.
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