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Visualizzazione post con etichetta blockchain. Mostra tutti i post
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BLURT: collasso o trasformazione? Bug, costi in aumento e nuovi scenari

Negli ultimi tempi sto riscontrando sulla piattaforma Blurt una serie di problemi che, presi singolarmente, potrebbero sembrare semplici inconvenienti tecnici. Il problema è che, messi insieme agli aumenti dei costi e alle difficoltà che stanno rendendo sempre più complicata l'interazione, iniziano a delineare una situazione che merita una riflessione più ampia.
La domanda che mi pongo è semplice: Blurt sta attraversando una fase temporanea di difficoltà oppure è arrivata davanti alla necessità di trasformare profondamente il proprio modello?

Bug, errori e problemi che si accumulano

Uno dei problemi che ho riscontrato riguarda la sezione TAG.
Inserendo i tag secondo le normali procedure, la piattaforma può restituire errori relativi alla lunghezza delle parole oppure alla presenza di maiuscole, trattini e altre caratteristiche che, nei casi da me verificati, non risultavano effettivamente presenti.
Ho provato anche a cambiare nodo, ma il problema non è stato risolto. Al contrario, compare un'indicazione che invita a tornare al nodo rpc.blurt.blog.
L'unico sistema che ho trovato per aggirare il problema è inserire manualmente i tag, uno alla volta.
Funziona, ma è tutt'altro che pratico.
Per un utente abituale può rappresentare soltanto una perdita di tempo. Per un nuovo utente, invece, un comportamento di questo tipo può diventare immediatamente motivo di frustrazione.
Un problema analogo riguarda le notifiche.
Il pulsante “Mark all as read”, che dovrebbe eliminare le notifiche già visualizzate, in alcuni casi non svolge correttamente la propria funzione. Nei miei test ho dovuto ripetere l'operazione tre volte prima di riuscire a eliminare completamente gli indicatori.
E non si è trattato di un episodio isolato: ho verificato il comportamento per più giorni consecutivi.

E poi ci sono i costi

Qui arriviamo a un problema che considero molto più importante dei semplici bug.
Ogni operazione su una blockchain ha naturalmente un costo. Ma il punto è capire chi sostiene questi costi, quanto sono elevati e quale effetto producono sul comportamento degli utenti.
Nel caso di Blurt, mi trovo davanti a una situazione che considero sempre più difficile da giustificare.
Le ricompense vengono già sottoposte alle trattenute previste dal sistema DPoS e, in determinati casi, si aggiungono ulteriori costi. Il risultato è che l'utente può avere la sensazione di dover pagare ancora per poter accedere o gestire ricompense che ha già maturato.
Questo modello rischia di creare un problema molto concreto: più costosa diventa l'interazione, meno conveniente diventa partecipare.
E una piattaforma social che rende costoso commentare, votare, modificare e interagire rischia di penalizzare proprio ciò di cui ha maggiormente bisogno: gli utenti.

Un commento può costare più di un post?

Questa è una delle domande che considero più assurde nell'attuale situazione.
Una community nasce dalle interazioni.
Un post può attirare attenzione, ma sono i commenti, le discussioni, le risposte e gli scambi di opinioni a permettere alle persone di conoscersi.
Se anche i commenti diventano costosi, soprattutto per chi dispone di poche risorse, si crea una barriera all'ingresso.
Pensiamo a un nuovo utente che arriva su Blurt con appena 50 BLURT.
Pubblica un contenuto introduttivo. Probabilmente riceverà poca attenzione, come accade spesso quando si entra per la prima volta in una community.
A quel punto potrebbe decidere di votare altri utenti, commentare e cercare di farsi conoscere.
Ma se ogni azione consuma una parte significativa delle sue risorse, quanto tempo resterà sulla piattaforma?
La risposta potrebbe essere molto semplice:
se ne andrà.
E con lui non perdiamo soltanto qualche BLURT.
Perdiamo una persona che avrebbe potuto diventare un membro attivo della community, produrre contenuti, commentare, creare relazioni e portare altri utenti.
Questo è il punto che secondo me dovrebbe essere compreso meglio.

Modificare un post può costare ancora di più

Un altro aspetto che considero particolarmente problematico riguarda il costo delle modifiche ai contenuti.
In determinate circostanze, modificare un post può arrivare a costare molto più della pubblicazione originale.
Personalmente ritengo questo approccio controproducente.
Se vogliamo che le persone producano contenuti di qualità, dobbiamo anche permettere loro di correggere errori, migliorare testi e aggiornare informazioni senza trasformare ogni modifica in una spesa sproporzionata.
Altrimenti si crea una situazione paradossale: chiediamo contenuti migliori, ma rendiamo più difficile correggerli e migliorarli.

Anche l'editor Markdown deve essere migliorato

Un altro problema che ho riscontrato riguarda l'editor.
Non pretendo certamente uno strumento professionale paragonabile ai software editoriali più avanzati. Ma almeno le funzioni fondamentali dovrebbero essere intuitive e prevedibili.
Un esempio riguarda i separatori realizzati con i trattini e la gestione degli spazi e delle interruzioni di riga.
In alcuni casi il testo può sovrapporsi visivamente o il separatore può comportarsi in maniera anomala. A volte è sufficiente aggiungere una riga vuota, altre volte no.
Per chi conosce già Markdown può essere soltanto fastidioso.
Per chi arriva per la prima volta, può diventare un vero ostacolo.
Credo quindi che Blurt dovrebbe intervenire seriamente sull'editor, anche prendendo come riferimento soluzioni già disponibili su piattaforme come Ecency e Publish0x.

La sezione Blog dovrebbe essere ripensata

Un'altra questione riguarda la struttura dei profili.
La sezione Blog, così come organizzata attualmente, può creare confusione.
Il sistema di voto di Blurt è legato a una determinata finestra temporale. Di conseguenza, mostrare determinati contenuti come prima scelta può portare utenti poco esperti a votare post che non sono più utili ai fini delle ricompense.
Per questo ritengo più logico rendere la sezione Posts quella principale.
Un'alternativa ancora più interessante sarebbe riorganizzare completamente il sistema, creando una vera area Blog dedicata alla pubblicazione e mantenendo separata la visualizzazione dei post.
L'obiettivo dovrebbe essere uno solo:
rendere la piattaforma più semplice da capire, soprattutto per chi arriva per la prima volta.

I problemi tecnici non sono finiti

Quelli descritti non sono gli unici problemi che ho incontrato.
Dall'inizio di settembre ho riscontrato anche problemi di compatibilità con Microsoft Edge, con blocchi del sito che lo hanno reso praticamente inutilizzabile per diversi giorni.
Ho effettuato diversi test: navigazione in incognito, modifica dei cookie, disattivazione temporanea dell'antivirus e cambio dei nodi.
Alcuni problemi sono successivamente scomparsi anche grazie al confronto con uno dei witness più importanti della piattaforma.
Altri, invece, restano da risolvere.
Questo dimostra anche quanto sia importante che gli utenti possano comunicare direttamente i problemi e che le segnalazioni vengano realmente ascoltate.

Aumentare continuamente i costi non può essere l'unica strategia

È qui che arrivo alla mia proposta.
Non credo che la soluzione ai problemi economici di Blurt debba essere semplicemente far pagare di più gli utenti.
Esistono altre possibilità.
Si potrebbero introdurre banner pubblicitari all'interno del sito, creare partnership con piattaforme di sondaggi, organizzare concorsi ed eventi della community oppure sviluppare sistemi interni di ricompensa.
Si potrebbero creare iniziative simili ai giochi fantasy, competizioni accessibili a tutti o eventi capaci di aumentare l'interazione.
E perché non pensare anche a progetti più ambiziosi?
Blurt potrebbe sviluppare nuove forme di intrattenimento integrate nell'ecosistema blockchain, creando un motivo ulteriore per rimanere sulla piattaforma.
La questione fondamentale è cambiare mentalità:
non pensare soltanto a come aumentare i costi, ma a come creare nuovo valore.

Blurt è pronta a cambiare?

È questa la domanda con cui voglio chiudere.
Blurt può correggere i bug.
Può migliorare l'editor.
Può riorganizzare il Blog.
Può modificare la struttura dei costi.
Ma soprattutto deve decidere che tipo di piattaforma vuole diventare.
Una blockchain social non può vivere soltanto attraverso la propria infrastruttura tecnica.
Ha bisogno di persone.
Ha bisogno di discussioni.
Ha bisogno di nuovi utenti.
Ha bisogno di persone disposte a restare.
E soprattutto deve evitare di trasformare ogni interazione in un costo.
Per questo la domanda che pongo alla community è:
Blurt è pronta alla trasformazione oppure rischia di percorrere una strada già vista con Hive?
 
Chi vuole approfondire il confronto può leggere anche i miei precedenti articoli:

Hive, la piattaforma milionaria sotto i riflettori: tra witness milionari e account fantasma

Rivelazioni shock su Hive: multi-account e downvote massicci

Per verificare direttamente i problemi tecnici, i costi e gli esempi descritti in questo articolo, consiglio inoltre la lettura della versione originale pubblicata su Blurt, dove sono presenti tutti gli screenshot e le immagini che documentano quanto riportato:

BLURT: Collapse or Transformation? Bugs, Rising Costs & New Scenarios

Non ho riprodotto qui gli screenshot presenti nella versione originale, proprio per evitare di duplicare inutilmente lo stesso materiale. Tutte le immagini e le schermate utilizzate come documentazione sono disponibili nell'articolo ufficiale.
 
Una cosa, però, continuo a considerarla fondamentale:
le persone si affezionano alle persone, non ai progetti.
E se una piattaforma dimentica questo principio, nessun sistema di ricompense, nessuna blockchain e nessun meccanismo di governance sarà sufficiente a trattenere per sempre la sua comunità.


FONTI DIRETTE:

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Polymarket bloccato in Italia: cosa cambia per gli utenti

Negli ultimi giorni il nome Polymarket è tornato al centro dell'attenzione anche in Italia. La piattaforma, diventata celebre per i suoi mercati di previsione su politica, economia, sport e attualità, è infatti entrata nella blacklist dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Di conseguenza, gli Internet Service Provider italiani sono tenuti a impedirne l'accesso secondo la normativa vigente.
La vicenda ha riacceso il dibattito sul confine tra prediction market, gioco regolamentato e innovazione finanziaria, soprattutto in un momento in cui negli Stati Uniti il settore sta vivendo sviluppi molto diversi. Ma cosa è successo esattamente? Perché Polymarket è stata bloccata in Italia? E quali potrebbero essere le conseguenze per utenti e mercato?

Cos'è Polymarket e come funziona

Polymarket è una piattaforma di prediction market basata su tecnologia blockchain che permette agli utenti di acquistare e vendere quote legate al possibile verificarsi di eventi futuri.
 
Gli eventi possono riguardare praticamente qualsiasi settore:
  • elezioni politiche;
  • economia;
  • sport;
  • criptovalute;
  • tecnologia;
  • geopolitica;
  • spettacolo.
Il funzionamento ricorda quello di un mercato finanziario: il prezzo delle quote varia continuamente in base alla probabilità che gli utenti attribuiscono al verificarsi di un determinato evento.
Per esempio, se molti utenti ritengono probabile un determinato risultato elettorale, il valore della relativa quota tende ad aumentare.
Proprio questa natura ibrida tra mercato delle previsioni, investimento speculativo e attività assimilabile alle scommesse rende Polymarket un caso particolarmente delicato dal punto di vista normativo.

Chi gestisce Polymarket

La piattaforma è gestita da Polymarket Inc., società fondata dall'imprenditore statunitense Shayne Coplan.
Negli ultimi anni l'azienda è cresciuta rapidamente, diventando uno dei principali operatori mondiali nel settore dei prediction markets grazie soprattutto all'utilizzo della blockchain Polygon, che consente transazioni rapide e commissioni ridotte.
Il successo è esploso durante le elezioni americane, quando milioni di utenti hanno utilizzato Polymarket per seguire in tempo reale le probabilità attribuite ai candidati, trasformando il sito in uno dei punti di riferimento per analisti, investitori e appassionati di politica.

Perché Polymarket è stata bloccata in Italia

In Italia la situazione è differente rispetto agli Stati Uniti.
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) aggiorna periodicamente l'elenco dei siti che offrono servizi di gioco o scommessa senza la necessaria autorizzazione prevista dalla normativa italiana.
Secondo quanto comunicato dall'ADM, Polymarket è stata inserita nell'elenco dei siti soggetti a inibizione dell'accesso, con conseguente blocco da parte dei provider internet italiani.
Il provvedimento non riguarda il contenuto informativo della piattaforma, ma la possibilità di offrire servizi riconducibili al gioco o alle scommesse in assenza della prevista concessione italiana.
Per gli utenti italiani questo significa che il sito può risultare non raggiungibile tramite le normali connessioni internet nazionali.

I precedenti in Italia e il caso del TAR
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The Open Network diventa Gram: ritorno alle origini e futuro della blockchain

La blockchain di Pavel Durov, conosciuta fino a poco tempo fa come The Open Network (TON), cambia nome e torna a chiamarsi Gram. La decisione, ufficializzata recentemente, ha entusiasmato la community e sollevato molte domande: cosa cambierà davvero, quale sarà il valore futuro del token e come si evolverà la catena?
 
Il cambio di nome non è solo simbolico: rappresenta un ritorno alle radici del progetto e una nuova fase per il network creato originariamente per Telegram.
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 Perché TON cambia nome in Gram
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Il nome Gram era quello originario del progetto blockchain lanciato da Telegram nel 2018. Dopo anni di sviluppo e alcune vicissitudini legali, il network aveva adottato il nome TON. Il ritorno a Gram, confermato dalla votazione della community, vuole simboleggiare un nuovo inizio, recuperando identità e riconoscibilità.
 
Secondo le fonti ufficiali, il cambiamento è stato deciso dopo un voto della community TON, che ha approvato la modifica con larga maggioranza.
 
Cosa significa davvero?
  • Ritorno all’identità originaria
  • Aggiornamento dei loghi e del branding
  • Possibile rilancio del marketing e della reputazione del token
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Date e risultati della votazione
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Timeline ufficiale:
  • Annuncio preliminare: maggio 2026
  • Votazione della community: primi di giugno 2026
  • Esito: approvazione con oltre il 78% dei votanti favorevoli al ritorno al nome Gram
I risultati mostrano chiaramente che la community vuole legarsi al brand storico e sfruttare la familiarità del nome Gram per nuove partnership e sviluppo.
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Reazioni della community
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Gli utenti sui forum e sui social hanno mostrato entusiasmo e curiosità. Molti evidenziano il potenziale ritorno di valore del token e la possibilità di nuovi progetti collegati a Telegram, anche se altri invitano alla cautela ricordando le oscillazioni passate del mercato.
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Cos’è TON e cosa sarà Gram
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TON è una blockchain rapida, scalabile e decentralizzata, inizialmente sviluppata per supportare Telegram e applicazioni integrate. Con il ritorno a Gram, il progetto punta a consolidare:
  • Funzionalità DeFi e smart contract
  • Wallet nativi e pagamenti digitali
  • Maggiore visibilità nel mercato crypto
Il cambio di nome non modifica la tecnologia di base, ma potrebbe influenzare la percezione e la domanda del token nel breve termine.
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Logo e branding
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Il nuovo logo Gram sarà minimal e moderno, con un richiamo alle prime versioni del token. La comunità è invitata a prestare attenzione alle truffe o siti falsi che cercano di sfruttare il cambio di nome.
 
Suggerimento prudenziale: scaricare wallet e aggiornamenti solo da canali ufficiali TON/Gram.
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Valore e prospettive future
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Molti si chiedono se Gram aumenterà di valore rapidamente. La realtà è più complessa:
  • A breve termine: possibile hype grazie al rebranding
  • A medio-lungo termine: dipenderà dall’adozione, dagli aggiornamenti della blockchain e dall’integrazione con Telegram
Non ci sono conferme ufficiali di aumenti immediati, ma il cambio di nome può servire da catalizzatore per l’ecosistema.

Il ritorno a Gram è un passo strategico e simbolico per TON. Rappresenta un equilibrio tra la storia del progetto e le opportunità future. La community sembra pronta, ma occorre attenzione alle speculazioni e seguire sempre le fonti ufficiali.

Domanda aperta al pubblico: riuscirà Gram a riconquistare la fiducia degli investitori e crescere nel mercato crypto o resterà un episodio di breve durata?

Fonti: CoinDeskThe BlockTelegram Blog

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