Un volo di linea partito da Dubai e diretto a Tel Aviv si è trasformato in pochi minuti in una drammatica emergenza in alta quota. A bordo del Flydubai FZ1073, un Boeing 737 MAX 8 con 174 persone, si è verificata una violenta colluttazione nella cabina di pilotaggio. Il comandante è rimasto ferito e l’aereo ha perso rapidamente quota prima che passeggeri ed equipaggio riuscissero a intervenire.
L’episodio, avvenuto il 30 settembre 2026, è oggi al centro di un’indagine internazionale. Nelle prime ore si è parlato di possibile dirottamento, poi di tentativo di far precipitare l’aereo e, da parte di alcuni esponenti israeliani, di possibile terrorismo. Ma al 1° ottobre esiste una distinzione fondamentale: la dinamica dell’aggressione è ormai ampiamente ricostruita, mentre il movente non è ancora stato accertato.
La partenza da Dubai e l’emergenza in volo
Il volo FZ1073 era decollato dall’aeroporto internazionale di Dubai alle 7:05 ora locale del 30 settembre, con destinazione Ben Gurion, l’aeroporto internazionale di Tel Aviv.
Per gran parte della prima parte del viaggio la situazione appariva normale. Poi, mentre l’aereo sorvolava l’area dell’Arabia Saudita, qualcosa è cambiato improvvisamente.
Secondo le ricostruzioni disponibili, il copilota avrebbe aggredito il comandante nella cabina di pilotaggio. Le autorità israeliane hanno successivamente sostenuto che l’aggressione sarebbe stata collegata a un tentativo di far precipitare il velivolo. La compagnia Flydubai, nelle sue prime comunicazioni, ha invece utilizzato una formulazione molto più prudente, parlando di una colluttazione nella cabina di pilotaggio e confermando che l’aereo era stato messo in sicurezza dall’equipaggio.
Questa differenza di linguaggio è importante perché l’inchiesta deve ancora stabilire esattamente che cosa abbia provocato l’aggressione e quali fossero le intenzioni dell’autore.
L’aereo perde migliaia di metri
Uno degli elementi più impressionanti della vicenda è rappresentato dalla perdita di quota.
I dati disponibili attraverso il tracciamento del volo indicano che il Boeing 737 MAX 8 è passato da circa 33.000 piedi a circa 17.000 piedi durante la fase più drammatica dell'episodio. La perdita di quota è stata nell’ordine dei 14.000 piedi, circa 4.300 metri.
Non si è trattato quindi di una normale discesa operativa.
Il velivolo ha attraversato una situazione estremamente pericolosa, mentre all’interno della cabina di pilotaggio si stava consumando la colluttazione. Secondo le testimonianze raccolte successivamente, i passeggeri hanno percepito una sequenza di brusche variazioni e hanno visto persone dirigersi verso la parte anteriore dell’aereo.
A quel punto la sopravvivenza del volo è dipesa dalla capacità di riprendere il controllo dell’aeromobile.
Il comandante ferito riesce ad aprire la porta
Uno degli aspetti decisivi della vicenda riguarda la porta della cabina di pilotaggio.
Il comandante, nonostante le ferite, sarebbe riuscito ad azionare il sistema che consentiva l’apertura della porta. Questo ha permesso ad alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio di entrare nella cabina e affrontare l’aggressore.
È stato un passaggio fondamentale.
Dopo l’ingresso nella cabina, alcuni passeggeri hanno contribuito a immobilizzare il copilota mentre due piloti fuori servizio che si trovavano a bordo hanno partecipato alla gestione dell’emergenza e alle operazioni necessarie per riportare l’aereo sotto controllo.
Uno dei passeggeri intervenuti, Yaniv Hayun, ha successivamente raccontato di essersi diretto verso la cabina e di aver contribuito a togliere l’aggressore dalla zona dei comandi.
La sequenza esatta dei secondi trascorsi nella cabina resta comunque oggetto di ricostruzione da parte degli investigatori.
L’atterraggio di emergenza in Arabia Saudita
Con l’equipaggio impegnato a stabilizzare il velivolo, il volo non ha proseguito verso Tel Aviv.
L’aereo è stato deviato verso Tabuk, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, dove ha effettuato un atterraggio di emergenza.
La scelta dello scalo saudita ha aggiunto un ulteriore elemento particolare alla vicenda, considerando il contesto regionale e i rapporti tra i diversi Paesi coinvolti.
Il Boeing è riuscito comunque ad atterrare senza che si verificasse una catastrofe. I passeggeri sono stati assistiti e successivamente trasferiti su un altro volo verso Israele.
Flydubai ha confermato che tutti i passeggeri erano al sicuro e ha collaborato con le autorità coinvolte nell’emergenza.
Chi era il comandante Smit Machchhar
Il comandante ferito è Smit Machchhar, pilota indiano.
Dopo l’atterraggio, il suo comportamento durante l’emergenza è diventato uno degli elementi centrali della ricostruzione. Nonostante le ferite riportate nell’aggressione, avrebbe mantenuto la capacità di intervenire sulla situazione e di consentire l’accesso alla cabina.
Machchhar è stato ricoverato in Arabia Saudita ed è stato successivamente descritto come stabile.
Il primo ministro indiano Narendra Modi e quello israeliano Benjamin Netanyahu hanno elogiato pubblicamente il comandante per il suo comportamento durante l’emergenza.
La vicenda ha trasformato quello che era iniziato come un volo commerciale in una situazione nella quale le decisioni prese in pochi secondi hanno avuto conseguenze decisive.
I passeggeri che hanno fermato l’aggressore
Non c’è stato soltanto il ruolo del comandante.
Tre passeggeri sono entrati nella cabina e hanno contribuito a bloccare l’aggressore. Un quarto, il medico Shota Musayev, avrebbe prestato assistenza al comandante ferito.
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha annunciato l’intenzione di raccomandare per quattro di loro il Presidential Award for Civilian Heroism, il riconoscimento israeliano al valore civile.
Tra i passeggeri indicati figurano Yaniv Hayun, Tzvika Manes, Asaf Rajuan e il medico Shota Musayev.
Le autorità israeliane hanno sottolineato come il loro intervento abbia contribuito a evitare una conseguenza potenzialmente molto grave.
È stato davvero un tentativo di dirottamento?
È la domanda più delicata dell'intera vicenda.
La risposta, oggi, deve essere formulata con attenzione.
Le autorità israeliane hanno sostenuto che il copilota avrebbe tentato di far precipitare il velivolo. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha parlato di un attacco terroristico e altre autorità israeliane hanno descritto l'episodio come un tentativo deliberato di distruggere l'aereo.
Il primo ministro Netanyahu ha successivamente affermato che il copilota sarebbe stato radicalizzato e avrebbe avuto intenzioni suicide. Ha anche detto che era ancora troppo presto per stabilire un eventuale coinvolgimento iraniano.
Queste sono però valutazioni e dichiarazioni attribuite alle autorità israeliane, non conclusioni definitive dell'inchiesta.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno infatti assunto una posizione molto più prudente.
Il procuratore generale emiratino Hamad Saif Al Shamsi ha ordinato la costituzione di una squadra investigativa specializzata per stabilire circostanze, cause e movente dell'incidente e verificare anche l'eventuale collegamento con attività terroristiche, eventuale pianificazione preventiva o presenza di una regia esterna.
È dunque possibile parlare di ipotesi di tentato dirottamento o tentativo di far precipitare l'aereo, ma non di un attentato terroristico definitivamente accertato.
Chi è il copilota e cosa sappiamo del movente
Secondo le autorità israeliane, il copilota sarebbe un cittadino omanita.
Anche questo elemento deve essere trattato con cautela perché le autorità omanite non hanno fornito, al momento, una ricostruzione pubblica completa della vicenda.
Il movente resta il grande interrogativo.
La versione israeliana parla di radicalizzazione islamista e di un comportamento suicida. Netanyahu ha dichiarato che gli investigatori stavano raccogliendo informazioni sul passato dell'uomo.
Ma la stessa ricostruzione israeliana sottolinea che non sono ancora state formulate conclusioni definitive.
Ancora più importante è la questione di un eventuale collegamento con l'Iran. Netanyahu ha dichiarato che è troppo presto per stabilire se Teheran abbia avuto un ruolo e le autorità israeliane non hanno presentato pubblicamente prove di un coinvolgimento iraniano.
Questo significa che, allo stato attuale, non è corretto trasformare un'ipotesi investigativa in una certezza.
Perché l’indagine degli Emirati è così importante
Il velivolo era registrato negli Emirati Arabi Uniti e le autorità emiratine hanno rivendicato la propria competenza investigativa sulla base della legislazione applicabile agli aeromobili battenti bandiera degli Emirati.
La procura ha chiesto di ricostruire non soltanto la dinamica della colluttazione, ma anche le motivazioni e l'eventuale pianificazione.
È un passaggio importante perché la domanda non è soltanto “che cosa è successo dentro la cabina?”, ma anche “perché è successo?”.
Gli investigatori dovranno quindi ricostruire la storia del copilota, verificare eventuali contatti, controllare le informazioni disponibili sul suo percorso professionale e personale e stabilire se esistessero segnali precedenti.
Flydubai sospende i voli verso Israele
Dopo l'incidente, Flydubai ha sospeso temporaneamente i propri voli da e verso Israele.
La compagnia ha spiegato che la decisione è stata presa in coordinamento con le autorità e resterà in vigore mentre vengono ricostruiti i fatti.
La sospensione dimostra quanto l'episodio abbia avuto conseguenze immediate anche sul piano operativo.
Non si tratta soltanto di ricostruire ciò che è accaduto a bordo del FZ1073: le autorità devono ora valutare se siano necessarie ulteriori misure di sicurezza sui voli diretti verso Israele e quali controlli debbano essere applicati agli equipaggi.
La questione della sicurezza della cabina di pilotaggio
L'incidente riporta inevitabilmente l'attenzione su una delle zone più protette di qualsiasi aereo di linea: la cabina di pilotaggio.
Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, le porte dei cockpit sono state progettate e gestite secondo protocolli estremamente rigidi.
L'accesso è normalmente sottoposto al controllo dell'equipaggio di volo. Esistono però procedure di emergenza pensate per consentire l'accesso quando i piloti non sono in grado di governare l'aereo.
Nel caso Flydubai, proprio il fatto che il comandante ferito sia riuscito ad aprire la porta ha avuto un ruolo decisivo.
La vicenda mostra però anche quanto rapidamente possa diventare critica una situazione in cui uno dei due piloti rappresenta una minaccia per l'altro e per l'aereo.
Un caso che apre molte domande
L'emergenza FZ1073 non si esaurisce quindi con l'atterraggio a Tabuk.
Gli investigatori dovranno capire esattamente come sia iniziata la colluttazione, quali strumenti siano stati utilizzati, come sia stata compromessa la capacità di pilotaggio, quali procedure siano state applicate dall'equipaggio e dai piloti fuori servizio presenti a bordo e soprattutto quale fosse il movente.
Bisognerà inoltre chiarire se l'aggressore abbia agito da solo oppure se esistano elementi che possano collegarlo a una rete più ampia.
Per ora, le autorità emiratine invitano esplicitamente a evitare speculazioni e conclusioni premature.
È la posizione più prudente anche dal punto di vista giornalistico.
Da un possibile disastro a un volo arrivato comunque a destinazione
La parte più sorprendente della storia è che, nonostante la violenza dell'episodio, il volo non si è trasformato in una tragedia.
Il comandante ferito è riuscito ad aprire la porta della cabina. I passeggeri sono intervenuti. Altri piloti presenti sull'aereo hanno contribuito alla gestione dell'emergenza. Il Boeing è stato portato a Tabuk e le persone a bordo sono poi arrivate sane e salve in Israele.
Oggi la storia di FZ1073 è quindi composta da due elementi distinti: un gravissimo incidente di sicurezza ancora da spiegare completamente e una catena di interventi umani che ha impedito che diventasse una catastrofe.
Il primo elemento appartiene agli investigatori. Il secondo è già parte dei fatti conosciuti.
E proprio per questo, mentre resta aperta la domanda sul movente e sull'eventuale natura terroristica dell'episodio, una cosa è certa: il volo Flydubai FZ1073 è arrivato a terra perché, nel momento più difficile, alcune persone a bordo sono riuscite a riprendere il controllo della situazione.
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