Gli attacchi informatici non colpiscono più soltanto banche, istituzioni, aziende tecnologiche e infrastrutture digitali. Nelle ultime settimane, una nuova serie di episodi in Europa ha mostrato quanto possa essere concreta la vulnerabilità dei sistemi connessi: questa volta nel mirino sono finiti i sistemi di refrigerazione di supermercati e punti vendita alimentari.
Il risultato è stato particolarmente preoccupante. In diversi esercizi commerciali, frigoriferi e congelatori hanno registrato improvvisi aumenti di temperatura, in alcuni casi fino a 50 gradi, con conseguenti danni alle merci e la necessità di eliminare prodotti freschi e surgelati.
Dopo il grave episodio verificatosi in Francia tra l'11 e il 12 ottobre 2026, una seconda ondata di attacchi ha interessato diversi Paesi europei tra il 1° e il 2 novembre. Anche l'Italia è stata coinvolta: quattro punti vendita Coop gestiti dal gruppo Radenza in Sicilia, tre a Catania e uno a Palermo, hanno segnalato la compromissione dei sistemi di controllo dei banchi frigoriferi.
La vicenda ha portato il Governo a convocare una riunione a Palazzo Chigi con i vertici dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e delle strutture di intelligence. La Polizia Postale ha avviato gli accertamenti, mentre le autorità europee hanno intensificato il coordinamento.
La situazione italiana, secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, ha avuto un impatto limitato e non sono emersi casi di rischio per la salute pubblica riconducibili allo scongelamento degli alimenti. Questo non significa che il problema sia irrilevante: gli episodi dimostrano che un attacco informatico può arrivare a modificare il funzionamento di apparecchiature fisiche, provocando danni economici e interruzioni operative.
Ma come possono essere hackerati i frigoriferi di un supermercato? Perché questi impianti sono collegati a Internet? Chi potrebbe esserci dietro gli attacchi? E soprattutto, quali rischi corrono i consumatori?
La prima grande offensiva in Francia: centinaia di supermercati coinvolti
La vicenda ha assunto dimensioni importanti in Francia nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 2026.
Diversi gruppi della grande distribuzione hanno segnalato anomalie nei sistemi di refrigerazione. Le temperature di frigoriferi e congelatori sono aumentate improvvisamente, arrivando in alcuni casi fino a 50 gradi.
Le conseguenze sono state significative. Numerosi supermercati hanno dovuto eliminare grandi quantità di prodotti alimentari che non potevano più essere considerati correttamente conservati.
Tra le catene coinvolte figuravano Carrefour, Intermarché e Cooperative U. Reuters ha riferito che Carrefour aveva segnalato problemi in circa 80 punti vendita, mentre Intermarché aveva indicato circa 150 negozi interessati. Anche Monoprix aveva registrato anomalie in una parte della propria rete.
Le stime complessive diffuse dai media francesi hanno parlato di centinaia di esercizi coinvolti e di perdite potenzialmente molto elevate.
L'episodio ha attirato immediatamente l'attenzione delle autorità francesi. La procura di Parigi ha aperto un'indagine e il Governo ha incaricato l'Agenzia nazionale per la sicurezza dei sistemi informativi, l'ANSSI, di approfondire la vicenda.
Un elemento emerso dalle prime verifiche ha riguardato l'utilizzo di apparecchiature di controllo della refrigerazione con software non aggiornati.
Il produttore danese Danfoss ha riconosciuto che alcuni sistemi interessati utilizzavano firmware obsoleti, ricordando di aver già raccomandato ai clienti di mantenere aggiornate le apparecchiature supportate e di sostituire i dispositivi più vecchi.
È importante, tuttavia, distinguere un elemento tecnico accertato da una conclusione investigativa: la presenza di sistemi obsoleti e vulnerabili non dimostra automaticamente quale specifica falla sia stata sfruttata in ogni singolo episodio.
Il 2 novembre una nuova ondata attraversa l'Europa
A poche settimane dal caso francese, nuovi problemi sono stati registrati nella notte tra il 1° e il 2 novembre.
Le segnalazioni hanno interessato supermercati e attività commerciali in diversi Paesi europei, tra cui Belgio, Svezia, Lussemburgo, Irlanda, Estonia, Paesi Bassi e Finlandia. Altre ricostruzioni giornalistiche hanno riportato ulteriori episodi e segnalazioni in altri territori.
In Belgio sono stati coinvolti diversi punti vendita appartenenti a catene come Delhaize, Carrefour, Intermarché e Spar. Anche un punto vendita IKEA a Mons ha registrato problemi ai sistemi di refrigerazione.
Carrefour ha riferito che circa 15 dei suoi 700 negozi belgi erano stati interessati, precisando che l'impatto riguardava principalmente alcuni banchi frigoriferi e congelatori.
In Svezia sono state segnalate anomalie nei punti vendita ICA e Coop. In alcuni casi, le temperature degli impianti sono salite fino a 50 gradi, costringendo il personale a rimuovere gli alimenti.
In Irlanda il gruppo Musgrave ha confermato un incidente informatico che ha interessato 13 supermercati SuperValu.
Anche in Estonia sono stati segnalati problemi a un impianto di refrigerazione di un supermercato, mentre nei Paesi Bassi sono state riportate anomalie in diverse attività commerciali.
La situazione non è stata identica in tutti i Paesi. Alcune aziende hanno confermato esplicitamente un attacco informatico, altre hanno parlato inizialmente di incidenti o anomalie ancora in fase di verifica.
Per questo motivo non è corretto considerare ogni problema ai frigoriferi come prova definitiva di un'unica operazione coordinata.
Resta però significativo il fatto che numerosi episodi abbiano presentato caratteristiche tecniche simili e siano avvenuti in un arco temporale molto ristretto.
Attacchi hacker anche in Italia: coinvolti quattro supermercati Coop in Sicilia
L'Italia è entrata direttamente nella vicenda il 2 novembre.
Secondo quanto comunicato dai responsabili del gruppo Radenza, che gestisce supermercati a marchio Coop in franchising, alcuni punti vendita siciliani sono stati colpiti da un attacco ai sistemi di controllo dei banchi frigoriferi.
Le segnalazioni hanno riguardato almeno quattro esercizi commerciali: tre a Catania e uno a Palermo.
A confermare l'accaduto è stato anche l'amministratore delegato Danilo Radenza, che ha parlato di una compromissione del sistema di telecontrollo dei banchi destinati ai prodotti surgelati.
L'attacco avrebbe modificato i parametri di funzionamento degli impianti, provocando un aumento delle temperature e il deterioramento di alcuni alimenti.
L'azienda ha avviato le verifiche per quantificare i danni e ha attivato le procedure necessarie per approfondire l'incidente.
La Polizia Postale sta ricostruendo la provenienza dell'attacco e verificando eventuali collegamenti con gli episodi registrati negli altri Paesi europei.
La precisazione è importante: non si tratta di un attacco generalizzato a tutti i supermercati italiani, né di una compromissione dell'intera rete Coop nazionale. Le informazioni disponibili riguardano specifici punti vendita gestiti dal gruppo Radenza in Sicilia.
Palazzo Chigi convoca una riunione d'emergenza
La diffusione degli episodi ha portato il Governo a intervenire rapidamente.
Il 3 novembre si è svolta a Palazzo Chigi una riunione coordinata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, alla quale hanno partecipato il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, i vertici dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e i responsabili delle strutture di intelligence.
L'obiettivo era valutare l'estensione degli incidenti, verificare la situazione nazionale e coordinare le attività di prevenzione.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha parlato di episodi verificatisi in più Paesi europei e di una possibile iniziativa coordinata, sottolineando che gli accertamenti erano in corso.
Al termine della riunione, Palazzo Chigi ha chiarito che l'impatto degli attacchi in Italia era limitato.
La nota istituzionale ha inoltre precisato che non erano emersi casi di rischio per la salute dei cittadini riconducibili allo scongelamento degli alimenti.
Le autorità hanno comunque mantenuto alta l'attenzione, prevedendo verifiche sugli impianti e un coordinamento con le aziende interessate.
Anche Federdistribuzione ha comunicato di seguire la situazione con attenzione, dichiarando che al momento non risultavano criticità generalizzate nelle reti distributive delle imprese associate di medie e grandi dimensioni.
Perché i frigoriferi dei supermercati sono collegati a Internet?
È una delle domande più interessanti emerse dopo gli attacchi.
Un frigorifero domestico e un impianto industriale di refrigerazione utilizzato da un supermercato sono due sistemi profondamente differenti.
Nei punti vendita di grandi dimensioni, i banchi refrigerati e i congelatori possono essere collegati a un'infrastruttura centralizzata che gestisce il funzionamento di numerose apparecchiature.
Questi sistemi controllano diversi parametri, tra cui:
- Temperature dei banchi frigoriferi.
- Funzionamento dei compressori.
- Pressione e condizioni operative degli impianti.
- Cicli automatici di sbrinamento.
- Consumi energetici.
- Segnalazioni di guasto e allarmi.
Il collegamento alla rete consente ai tecnici di monitorare gli impianti a distanza, individuare anomalie e intervenire senza dover raggiungere fisicamente ogni singolo negozio.
È una soluzione che permette di risparmiare tempo e denaro, soprattutto quando una stessa società gestisce numerosi punti vendita.
Il problema nasce quando i sistemi di controllo remoto non sono protetti adeguatamente.
Se un'interfaccia amministrativa è esposta direttamente su Internet, utilizza credenziali deboli o presenta vulnerabilità non corrette, un soggetto non autorizzato potrebbe riuscire ad accedere alle funzioni di gestione.
In presenza di un sistema centralizzato, il problema può diventare ancora più serio: una compromissione del punto di controllo potrebbe avere conseguenze su più apparecchiature contemporaneamente.
Come si può trasformare un congelatore in un sistema di riscaldamento?
Il meccanismo tecnico è meno fantascientifico di quanto possa sembrare.
Gli impianti di refrigerazione industriale utilizzano sistemi automatici per gestire anche lo sbrinamento.
Durante il normale funzionamento, sulle superfici di raffreddamento può accumularsi ghiaccio. Per eliminarlo, l'impianto attiva cicli specifici che possono utilizzare resistenze elettriche o altri sistemi di riscaldamento.
Queste operazioni sono indispensabili per mantenere efficiente il circuito frigorifero.
Se un soggetto non autorizzato riesce a modificare i parametri di controllo, può alterare il funzionamento dell'impianto, prolungare o ripetere cicli di sbrinamento oppure modificare le impostazioni previste.
Il risultato può essere un aumento anomalo della temperatura, fino a compromettere la conservazione dei prodotti.
Non è quindi necessario distruggere fisicamente un congelatore o danneggiare direttamente il compressore: in determinati scenari è sufficiente compromettere il sistema informatico che impartisce i comandi all'impianto.
Questo è l'aspetto più preoccupante della vicenda: un'intrusione informatica può produrre conseguenze concrete su un'infrastruttura fisica.
Danfoss, sistemi obsoleti e vulnerabilità: cosa è stato accertato
Uno dei nomi emersi nelle ricostruzioni degli attacchi è quello della società danese Danfoss, attiva nella produzione di tecnologie per la gestione degli impianti di refrigerazione.
Durante le indagini sul caso francese sono emersi problemi relativi ad apparecchiature che utilizzavano versioni obsolete del firmware.
La società ha dichiarato di aver raccomandato agli operatori di aggiornare i sistemi ancora supportati e di migrare dalle apparecchiature più vecchie verso soluzioni più recenti.
Alcune vulnerabilità relative a specifici controllori Danfoss erano state inoltre documentate nell'agosto 2026 dai ricercatori della società Claroty.
Questo elemento non consente però di affermare che quelle stesse vulnerabilità siano state sfruttate in tutti gli attacchi registrati in Europa.
Le verifiche devono distinguere i diversi modelli di apparecchiature, le versioni software e le modalità di accesso utilizzate nei singoli incidenti.
Il problema generale è comunque evidente: molti impianti industriali restano in funzione per anni e possono continuare a svolgere correttamente il proprio lavoro dal punto di vista meccanico, pur utilizzando software che non ricevono più aggiornamenti di sicurezza.
Sostituire o aggiornare questi sistemi può comportare costi e difficoltà operative, ma lasciare aperte vulnerabilità conosciute può trasformare un impianto indispensabile in un punto debole dell'intera attività commerciale.
Chi c'è dietro gli attacchi? L'ipotesi della guerra ibrida
È probabilmente la domanda più delicata.
Al momento non esiste un'attribuzione ufficiale definitiva degli attacchi a un gruppo criminale, a un'organizzazione terroristica o a un governo straniero.
Nessun responsabile è stato identificato pubblicamente in modo conclusivo e non sono state rese note rivendicazioni attendibili che consentano di attribuire con certezza la campagna.
L'assenza di richieste di riscatto in alcuni episodi ha alimentato l'ipotesi che non si tratti esclusivamente di un'operazione criminale tradizionale finalizzata a ottenere denaro.
Tra le possibilità considerate dagli osservatori c'è quella di un sabotaggio informatico con finalità destabilizzanti.
In questo contesto si parla anche di guerra ibrida: un insieme di attività che possono combinare attacchi informatici, disinformazione, pressione economica e azioni dirette a indebolire la fiducia dei cittadini nelle infrastrutture e nelle istituzioni.
Colpire i supermercati significa intervenire su un servizio quotidiano, facilmente percepibile dalla popolazione.
Tuttavia, non bisogna confondere un'ipotesi investigativa con una prova. Le somiglianze tra gli episodi e la loro distribuzione geografica non sono sufficienti per indicare un responsabile.
Anche l'eventuale collegamento con la Russia, talvolta evocato nei commenti e nelle ricostruzioni mediatiche, non può essere presentato come un fatto accertato.
Le indagini dovranno chiarire se gli episodi derivino da un'unica campagna, da gruppi differenti o dallo sfruttamento indipendente delle stesse vulnerabilità.
Cosa dice l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
Il 4 novembre l'attenzione delle autorità italiane si è concentrata anche sulle misure tecniche necessarie a proteggere i sistemi di controllo della refrigerazione.
L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha richiamato gli operatori della grande distribuzione, della logistica alimentare, della refrigerazione industriale e dei servizi di manutenzione all'applicazione urgente delle misure di sicurezza.
Tra le indicazioni principali figurano:
- Verificare che i sistemi di controllo e teleassistenza non siano esposti direttamente su Internet.
- Separare le apparecchiature industriali dalle normali reti informatiche aziendali.
- Rafforzare gli accessi da remoto attraverso sistemi protetti.
- Utilizzare l'autenticazione a più fattori.
- Controllare gli account con privilegi amministrativi.
- Aggiornare i dispositivi e sostituire quelli che non ricevono più supporto dal produttore.
L'Agenzia ha inoltre richiamato l'attenzione sulla necessità di proteggere non soltanto i singoli frigoriferi, ma l'intera infrastruttura digitale che permette di gestire e monitorare gli impianti.
Il 4 novembre è stato pubblicato anche un ulteriore richiamo alle misure di verifica e mitigazione, esteso più in generale ai sistemi di telecontrollo industriale.
L'Unione Europea coordina le verifiche
La dimensione internazionale degli episodi ha richiesto un intervento coordinato anche a livello europeo.
Il 4 novembre la Commissione europea, insieme all'Agenzia dell'Unione europea per la cybersicurezza ENISA e agli organismi competenti, ha pubblicato una dichiarazione congiunta sugli incidenti che hanno interessato i sistemi di refrigerazione commerciale.
Il documento conferma che episodi di sicurezza informatica relativi a sistemi di refrigerazione e dispositivi simili sono stati registrati in diversi Stati membri a partire dall'11 ottobre.
Dopo la nuova ondata del 1° e 2 novembre, le istituzioni europee hanno invitato le organizzazioni interessate ad adottare immediatamente misure per ridurre l'esposizione dei sistemi vulnerabili.
Gli Stati coinvolti stanno conducendo le rispettive indagini e condividendo informazioni attraverso le strutture europee di coordinamento.
L'obiettivo è individuare eventuali elementi comuni, limitare la possibilità di nuovi attacchi e rafforzare la protezione delle infrastrutture commerciali.
I consumatori devono preoccuparsi? Cosa succede agli alimenti
La questione della sicurezza alimentare è fondamentale.
Quando un frigorifero o un congelatore perde la capacità di mantenere la temperatura prevista, gli alimenti conservati al suo interno possono deteriorarsi.
Il problema riguarda soprattutto i prodotti freschi e surgelati, che devono essere mantenuti entro specifiche condizioni di conservazione.
Non è sufficiente riportare il frigorifero alla temperatura corretta per rendere automaticamente sicuri gli alimenti che sono rimasti esposti a condizioni anomale.
La valutazione deve essere effettuata dagli operatori responsabili, applicando le procedure previste per la sicurezza alimentare.
In presenza di dubbi, i prodotti interessati devono essere ritirati dalla vendita e gestiti secondo le indicazioni delle autorità competenti.
Nel caso italiano, Palazzo Chigi ha precisato che non erano emersi casi di rischio per la salute pubblica riconducibili allo scongelamento degli alimenti.
Questa dichiarazione va letta correttamente: significa che, sulla base delle informazioni disponibili al momento della comunicazione, non risultavano situazioni di rischio sanitario accertate. Non rappresenta una garanzia generale su qualsiasi prodotto o punto vendita.
Per i consumatori non esiste quindi motivo di allarmismo generalizzato, ma è corretto prestare attenzione alle normali indicazioni di conservazione e alle eventuali comunicazioni ufficiali dei supermercati.
Può succedere anche al frigorifero di casa?
La vicenda ha riaperto una questione più ampia: quanto sono sicuri gli elettrodomestici collegati a Internet?
In teoria, qualsiasi dispositivo connesso può presentare vulnerabilità. Tuttavia, il funzionamento di un frigorifero domestico è generalmente diverso da quello di un impianto industriale centralizzato.
Nei supermercati, numerose apparecchiature possono dipendere da sistemi di controllo condivisi e da infrastrutture di teleassistenza.
In una casa, invece, un singolo elettrodomestico smart rappresenta normalmente un dispositivo autonomo, con caratteristiche e modalità di gestione differenti.
Questo non significa che sia immune da problemi di sicurezza.
Un dispositivo domestico connesso può essere esposto a rischi legati a password predefinite, software non aggiornati, account compromessi o configurazioni poco sicure.
Le precauzioni più utili sono semplici:
- Cambiare le password predefinite.
- Utilizzare credenziali differenti per i diversi servizi.
- Attivare l'autenticazione a due fattori quando disponibile.
- Installare gli aggiornamenti di sicurezza.
- Disattivare le funzioni di accesso remoto non necessarie.
- Scegliere prodotti per i quali il produttore garantisca aggiornamenti nel tempo.
Non bisogna però immaginare che il caso dei supermercati dimostri un rischio imminente per tutti i frigoriferi domestici. Si tratta di sistemi differenti e il livello di esposizione dipende dalle caratteristiche del singolo dispositivo.
Il vero problema è la sicurezza delle infrastrutture fisiche connesse
Gli attacchi ai supermercati rappresentano un esempio concreto di una trasformazione già in corso nel panorama della sicurezza informatica.
Per molto tempo la protezione digitale è stata associata soprattutto alla difesa di computer, server, database e informazioni personali.
Oggi, però, le reti informatiche gestiscono anche apparecchiature che svolgono funzioni fisiche essenziali: impianti di refrigerazione, sistemi energetici, infrastrutture industriali, dispositivi di controllo e apparati di supervisione.
Un accesso non autorizzato a questi sistemi può produrre conseguenze che vanno ben oltre la perdita di dati.
Nel caso dei supermercati, un attacco ai frigoriferi può provocare sprechi alimentari, danni economici, interruzioni operative e difficoltà nella gestione dei punti vendita.
Il problema non riguarda soltanto il singolo esercizio commerciale. Una vulnerabilità presente in un sistema utilizzato da numerosi negozi può trasformarsi in un rischio esteso a un'intera rete.
Per questo motivo la sicurezza informatica deve diventare parte integrante della manutenzione degli impianti, non un intervento da effettuare soltanto dopo un incidente.
Cosa può succedere adesso
Al momento le indagini in Italia e negli altri Paesi coinvolti sono ancora in corso.
Le autorità devono chiarire la provenienza degli accessi non autorizzati, verificare se gli episodi siano collegati e individuare eventuali vulnerabilità comuni.
Le aziende interessate stanno controllando le apparecchiature, aggiornando i sistemi e rivedendo le modalità di accesso remoto.
Anche a livello europeo è stata avviata una collaborazione per condividere informazioni e prevenire nuovi incidenti.
La vicenda potrebbe inoltre accelerare la sostituzione dei sistemi più vecchi e il rafforzamento delle protezioni degli impianti industriali.
Il punto centrale è che un supermercato non è soltanto un luogo in cui si acquistano prodotti: è un'infrastruttura commerciale che dipende da sistemi tecnologici sempre più complessi.
Gli attacchi di ottobre e novembre hanno dimostrato che anche un impianto apparentemente lontano dal mondo digitale può diventare un bersaglio informatico.
La priorità, adesso, è evitare che vulnerabilità conosciute e sistemi non aggiornati continuino a rappresentare un rischio per le attività commerciali e per la conservazione degli alimenti.
La sicurezza della catena del freddo non riguarda soltanto i supermercati: è una componente essenziale della tutela dei consumatori e della continuità della distribuzione alimentare.
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Fonti consultate:
- Sky TG24 – Attacchi hacker ai supermercati in Europa, Palazzo Chigi: in Italia impatto limitato
- Rai News – Cyberattacco in Francia, in 500 supermercati frigoriferi a 50°C
- la Repubblica – Attacco hacker ai supermercati, colpita anche l'Italia
- ANSA – Attacchi hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati siciliani
- Commissione europea – Dichiarazione congiunta sugli incidenti informatici ai sistemi di refrigerazione
- Reuters – Hackers heat French supermarket fridges, sparking fires and spoiling food
- Federdistribuzione – Attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione
