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La fine di un’era, non della leggenda: l’ultimo saluto di Messi all’Argentina

Il Monumental saluta il suo numero 10

Ci sono partite che durano novanta minuti e altre che sembrano contenere una vita intera. Argentina-Benin, disputata il 6 ottobre 2026 al Monumental di Buenos Aires, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Il risultato, un 3-0 per l'Albiceleste, racconta soltanto una parte della storia. Il resto è fatto di lacrime, applausi, ricordi, abbracci, fuochi d'artificio e di un numero 10 che, dopo più di vent'anni, ha indossato per l'ultima volta la maglia della nazionale argentina.
Lionel Messi ha chiuso la sua avventura internazionale nel modo più simbolico possibile: contribuendo a tutte e tre le reti. Prima l'assist per Nicolás Otamendi, poi quello per Nico Paz e infine il rigore del definitivo 3-0.
A 39 anni, dopo 21 anni di nazionale maggiore, il capitano ha salutato l'Argentina davanti a oltre 85 mila persone. E lo ha fatto dopo aver già comunicato il 31 agosto la decisione di ritirarsi dalla Selección.
Non era più una questione di futuro. Il futuro, per Messi, era già arrivato.

Una notte costruita per dire grazie

Il Monumental era pieno molto prima dell'inizio della partita. La città di Buenos Aires si era trasformata in una gigantesca celebrazione del numero 10, con bandiere biancocelesti, maglie di Messi e tifosi arrivati da diverse parti del mondo.
All'interno dello stadio è stata esposta una gigantesca maglia dell'Argentina con il numero 10 e la scritta “Gracias”. Durante il decimo minuto, il gioco si è fermato per un omaggio collettivo a Messi: applausi, cori e fuochi d'artificio hanno accompagnato uno dei momenti più simbolici della serata.
La partita era un'amichevole, ma l'atmosfera era quella di una finale. Perché non si celebrava un risultato: si celebrava la fine di un'epoca.
Tra gli spettatori erano presenti anche rappresentanti delle grandi generazioni del calcio argentino e diversi campioni del passato. Il filo conduttore era uno solo: salutare un giocatore che nel corso di ventuno anni è diventato qualcosa di molto più grande di un semplice calciatore.

Il suo ultimo capitolo è finito con un gol

Nel primo tempo Messi ha avuto alcune occasioni, colpendo anche un palo e fallendo opportunità che normalmente avrebbe trasformato. L'emozione era evidente.
Il gol non arrivava, ma il momento decisivo sarebbe arrivato nella ripresa.
Al 48' Messi ha calciato un corner perfetto per Nicolás Otamendi, che ha trovato la deviazione vincente per l'1-0.
Al 61' è arrivato il secondo capolavoro: Messi ha servito Nico Paz al limite dell'area e il giovane talento ha trovato con il sinistro un tiro a giro nell'angolo lontano.
È stato uno dei fotogrammi più significativi dell'intera serata. Messi che crea, Nico Paz che segna. Il presente che saluta il futuro.
Al 71' è arrivato il momento che tutti aspettavano: calcio di rigore per l'Argentina e pallone sul dischetto per Leo.
Messi ha calciato e segnato il suo ultimo gol con la maglia della Selección.
Il numero 126.
Il Monumental è esploso.
Argentina 3, Benin 0.
E la storia era completa.

208 partite, 126 gol e un record destinato a durare

Il bilancio finale di Messi con la nazionale argentina è impressionante.
208 presenze, 126 gol e 70 assist secondo il conteggio FIFA, oltre a 135 vittorie, 43 pareggi e 30 sconfitte.
Alcune banche dati riportano un numero diverso per gli assist, generalmente 67 o 69, a causa di criteri differenti nella classificazione dell'ultimo passaggio. Per questo è più corretto indicare chiaramente la fonte anziché presentare un numero unico come se non esistessero differenze statistiche.
Quello che non cambia è il resto.
Messi è il giocatore con più presenze nella storia dell'Argentina ed è il miglior marcatore di sempre dell'Albiceleste.
È anche il giocatore argentino con più partite disputate ai Mondiali e ha chiuso la sua esperienza iridata con 21 gol, un primato straordinario.
Ha disputato sei Mondiali: 2006, 2010, 2014, 2018, 2022 e 2026.
Ha giocato sette edizioni della Copa América, record assoluto di partecipazioni, ed è arrivato in finale cinque volte.
Ma i numeri diventano davvero importanti quando vengono messi in ordine cronologico.

Dal ragazzo espulso dopo pochi secondi al capitano eterno

La storia di Messi con l'Argentina non era iniziata come una favola.
Il debutto nella nazionale maggiore arrivò il 17 agosto 2005 contro l'Ungheria.
Entrò in campo nel secondo tempo e venne espulso dopo pochissimi secondi.
Un inizio surreale per quella che sarebbe diventata una delle carriere internazionali più importanti della storia.
Prima ancora della nazionale maggiore, però, Messi aveva già iniziato a costruire il proprio rapporto con la maglia argentina nelle selezioni giovanili.
Nel 2005 vinse il Mondiale Under 20 in Olanda, torneo nel quale fu protagonista assoluto e conquistò anche i principali riconoscimenti individuali.
Nel 2008 arrivò invece l'oro olimpico a Pechino con la selezione olimpica argentina.
Poi iniziò la lunghissima storia della Selección maggiore.
E per anni fu una storia dolorosa.

L'Argentina che chiedeva a Messi di essere Maradona

Il problema non era soltanto vincere.
Era vincere essendo Messi.
Per una parte importante della sua carriera, l'Argentina ha chiesto al suo numero 10 di dimostrare di essere il nuovo Diego Armando Maradona.
Il confronto era inevitabile.
Maradona aveva guidato l'Argentina al Mondiale del 1986, diventando il simbolo assoluto della vittoria di un'intera generazione. Messi era il fenomeno cresciuto a Barcellona, adorato nel mondo ma inizialmente guardato con maggiore diffidenza da una parte del pubblico argentino.
Per anni è stato accusato di non avere con la Selección lo stesso impatto mostrato con il Barcellona.
Una critica che oggi sembra quasi incredibile, ma che ha accompagnato Messi per una parte consistente della sua carriera.
E proprio Maradona aveva alimentato il paragone.
Nel 2006, dopo una grande prestazione di Messi con il Barcellona contro il Chelsea, Maradona disse una frase rimasta nella storia: aveva visto il giocatore destinato a “ereditare il suo posto” nel calcio argentino e quel giocatore si chiamava Messi.
Non era una semplice previsione.
Era una sorta di investitura.
Maradona vedeva nel giovane Leo caratteristiche che gli ricordavano se stesso: dribbling, personalità, capacità di rompere le partite e soprattutto un rapporto speciale con il pallone.
Ma Messi, anni dopo, avrebbe rifiutato proprio l'idea di essere considerato il successore di Maradona.
Nel 2009 spiegò che, per lui, Maradona non aveva un vero successore e che sarebbe rimasto sempre il più grande per tantissime persone.
È una distinzione importante.
Oggi non è necessario scegliere tra Maradona e Messi.
La storia dell'Argentina ha avuto due numeri 10 differenti, appartenenti a epoche differenti, con squadre differenti e modi differenti di interpretare il calcio.

Maradona e Messi: due rivoluzioni diverse

Maradona ha rappresentato l'Argentina degli anni Ottanta.
Messi ha rappresentato l'Argentina del nuovo millennio.
Maradona aveva un rapporto quasi fisico con la nazionale. Era il giocatore che sembrava trascinare l'intera squadra sulle proprie spalle.
Messi ha costruito il suo rapporto con l'Albiceleste più lentamente.
Ha dovuto sopportare sconfitte, finali perse e una pressione enorme.
La sua trasformazione è stata forse ancora più significativa proprio per questo.
Nel 2014 arrivò la finale mondiale contro la Germania. Argentina sconfitta ai supplementari.
Nel 2015 arrivò la finale della Copa América contro il Cile. Sconfitta ai rigori.
Nel 2016, ancora contro il Cile, altra sconfitta ai rigori.
Dopo quella finale Messi annunciò addirittura il ritiro temporaneo dalla nazionale.
Fu uno dei momenti più drammatici della sua storia.
Ma fu anche il momento in cui una parte dell'Argentina iniziò finalmente a guardare Messi in modo diverso.
La domanda non era più: “Perché non ci ha fatto vincere?”.
Cominciava a diventare: “Quanto gli abbiamo chiesto?”.

La svolta del 2021

Il 10 luglio 2021 il Maracanã di Rio de Janeiro cambiò tutto.
Argentina-Brasile, finale di Copa América.
Gol di Ángel Di María.
Argentina campione.
Messi cade a terra, piange, viene sommerso dai compagni.
Dopo sedici anni di nazionale maggiore, finalmente arriva il primo grande trofeo.
Era il momento che aveva cambiato il rapporto tra Messi e il suo Paese.
Non era più il giocatore che doveva dimostrare qualcosa.
Era diventato il capitano che aveva finalmente portato l'Argentina alla vittoria.

Wembley, Lusail e la consacrazione definitiva

Nel 2022 arrivò un'altra tappa fondamentale.
A Wembley, contro l'Italia, l'Argentina vinse la Finalissima 3-0.
Pochi mesi dopo arrivò il Mondiale in Qatar.
La partenza fu drammatica, con la sconfitta contro l'Arabia Saudita.
Ma quella squadra reagì.
Messi segnò contro il Messico, contro l'Australia, contro i Paesi Bassi, contro la Croazia e poi due volte nella finale contro la Francia.
Il 18 dicembre 2022, a Lusail, Argentina e Francia chiusero una delle finali più incredibili della storia del Mondiale sul 3-3 dopo i supplementari.
Ai rigori vinse l'Argentina.
Messi alzò finalmente la Coppa del Mondo.
E vinse anche il Pallone d'Oro del torneo.
Quello fu il momento nel quale il paragone con Maradona smise definitivamente di essere una condanna.
Messi non aveva più bisogno di diventare il nuovo Maradona.
Aveva conquistato il suo Mondiale.

L'ultima grande coppa: la Copa América 2024

La storia con l'Argentina non si fermò in Qatar.
Nel 2024 arrivò un'altra Copa América.
Finale contro la Colombia.
Partita durissima, decisa ai supplementari da Lautaro Martínez.
Argentina campione.
Messi sollevò un altro trofeo e portò a quattro i titoli vinti con la nazionale maggiore:
Copa América 2021, Finalissima 2022, Mondiale 2022 e Copa América 2024.
A questi si aggiungono il Mondiale Under 20 del 2005 e l'oro olimpico del 2008, per un totale di sei titoli nelle diverse selezioni argentine.

Il Mondiale 2026: l'ultimo viaggio

E poi è arrivato il 2026.
Messi ha giocato il suo sesto Mondiale, diventando uno dei pochissimi calciatori ad aver partecipato a sei edizioni della competizione.
L'Argentina è arrivata ancora una volta in finale.
Ma questa volta il lieto fine non c'è stato.
La Spagna ha battuto l'Albiceleste 1-0 ai tempi supplementari con il gol di Ferran Torres al 106'.
Messi ha chiuso così la sua ultima Coppa del Mondo da vicecampione.
Pochi giorni dopo, il 31 agosto, ha annunciato ufficialmente il ritiro dalla nazionale.
“Mi sono svuotato, non ho più niente da dare”, ha scritto nel suo messaggio.
La decisione era maturata dopo la finale mondiale, ma Messi aveva spiegato di aver avuto bisogno di tempo per renderla pubblica.

Il dolore personale e l'addio definitivo

Il finale della storia è stato reso ancora più personale dalla morte di Jorge Messi, padre di Lionel, avvenuta nell'agosto 2026 a 68 anni dopo una lunga malattia.
Jorge non è stato soltanto il padre del campione.
È stato una figura fondamentale nella sua crescita e nella sua carriera.
Nel discorso al Monumental, Messi ha infatti rivolto il primo pensiero proprio a lui.
È stato uno dei momenti più intensi della serata.
Perché dietro il campione, dietro il numero 10 e dietro le statistiche, quella notte c'era semplicemente un figlio che stava salutando una parte enorme della propria vita.

L'ultimo messaggio: “La maglia mi manca già”

Il giorno dopo la partita Messi ha pubblicato un nuovo messaggio sui social.
Ha confermato di sapere di aver preso la decisione giusta, ma ha anche ammesso che la maglia dell'Argentina gli manca già.
Ha ringraziato la famiglia, i compagni, gli allenatori, i club e i tifosi.
E ha dedicato un passaggio speciale proprio a Maradona, ricordandolo come colui che aveva portato l'Argentina dove meritava di essere e dicendo di sentire il suo aiuto anche “dal cielo”.
È una chiusura perfetta per una storia nella quale Maradona e Messi sono stati per anni due poli dello stesso immaginario.
Prima il confronto.
Poi la successione.
Infine il riconoscimento reciproco di due epoche.

Tutti i grandi trofei dell'Argentina: prima e durante l'era Messi

Il palmarès argentino non nasce con Messi.
L'Albiceleste è una delle nazionali più vincenti della storia del calcio.

Mondiali

Argentina campione del mondo:
  • 1978 — Argentina
  • 1986 — Messico
  • 2022 — Qatar
Finalista:
  • 1930
  • 1990
  • 2014
  • 2026
Il 1978 appartiene alla generazione di Mario Kempes.
Il 1986 è il Mondiale di Maradona.
Il 2022 è quello di Messi.
Il 2026, invece, è stato il Mondiale che ha segnato l'ultimo capitolo internazionale di Leo.

Copa América

L'Argentina ha vinto 16 Copa América, primato storico condiviso/conteso nell'albo d'oro aggiornato della competizione.
 
I titoli sono arrivati nel:
1921, 1925, 1927, 1929, 1937, 1941, 1945, 1946, 1947, 1955, 1957, 1959, 1991, 1993, 2021 e 2024.
 
La differenza generazionale è evidente.
Prima di Messi l'Argentina aveva già conquistato quattordici Copa América.
Con Messi ne sono arrivate due: 2021 e 2024.

Finalissima e Coppa dei Campioni

L'Argentina ha vinto la competizione intercontinentale tra campioni sudamericani ed europei in due occasioni.
Nel 1993, nella versione precedente denominata Artemio Franchi, contro la Danimarca.
Nel 2022, nella Finalissima contro l'Italia.

Confederations Cup

L'Argentina ha conquistato anche la Confederations Cup nel 1992, quando il torneo era ancora legato alla precedente Coppa Re Fahd.

Olimpiadi

Nel calcio olimpico argentino ha conquistato due medaglie d'oro:
  • 2004
  • 2008
Quella del 2008 è particolarmente importante per la storia di Messi, che faceva parte della squadra argentina.

Mondiale Under 20

L'Argentina ha una tradizione straordinaria anche a livello giovanile.
Messi ha vinto il Mondiale Under 20 nel 2005, diventando uno dei protagonisti assoluti del torneo.
È il primo grande trofeo internazionale che collega direttamente il giovane Leo alla storia vincente dell'Albiceleste.

Cosa rimane dopo Messi?

Questa è la domanda più difficile.
Non chi prenderà semplicemente il numero 10.
Ma chi sarà capace di occupare lo spazio emotivo lasciato da Messi.
Nico Paz ha segnato proprio nella sua partita d'addio, con un gol costruito da un assist di Leo. Il simbolismo è quasi perfetto.
Il giovane centrocampista del Como è già considerato uno dei possibili protagonisti della nuova Argentina.
Ma sarebbe un errore chiedergli di essere “il nuovo Messi”.
È esattamente la pressione che l'Argentina ha esercitato per anni sullo stesso Messi quando cercava il nuovo Maradona.
I grandi giocatori non si sostituiscono.
Si costruiscono.

La storia non finisce a Buenos Aires

Messi lascia la nazionale argentina, non il calcio.
Continuerà la sua carriera con l'Inter Miami, con un contratto destinato a proseguire fino al 2028.
Ma qualcosa è definitivamente cambiato.
Per più di vent'anni l'Argentina ha avuto un volto, un numero e una voce.
Il volto di Messi.
Il numero 10.
La fascia da capitano.
Adesso quella maglia dovrà continuare a esistere senza il suo proprietario più famoso.
E forse è proprio questo il punto.
Maradona non è stato sostituito.
Messi non sarà sostituito.
L'Argentina continuerà a produrre talenti, vincere partite, perdere finali e inseguire nuovi trofei. Ma la storia di Lionel Messi con l'Albiceleste rimarrà una storia autonoma, impossibile da replicare.
Il ragazzo espulso dopo pochi secondi a Budapest è diventato il capitano che ha alzato la Coppa del Mondo.
Ha perso finali, si è ritirato, è tornato, ha pianto, ha vinto, ha perso ancora e infine ha salutato.
E nell'ultima notte, davanti a un Monumental completamente suo, ha fatto quello che ha fatto per ventuno anni.
Ha giocato.
Ha creato.
Ha segnato.
Poi ha pianto.
E questa volta nessuno gli ha chiesto di essere Maradona.
Gli hanno semplicemente detto: grazie, Leo.

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