11 settembre 2026. Venticinque anni dopo, l'11 settembre 2001 continua a essere molto più di una data sul calendario. È una memoria collettiva, una ferita ancora aperta per migliaia di famiglie, un punto di svolta nella storia contemporanea e, allo stesso tempo, uno degli eventi più discussi, studiati e controversi degli ultimi decenni.
Oggi gli Stati Uniti si fermano per ricordare le 2.977 persone morte negli attentati del 2001, insieme ai soccorritori e a tutti coloro che negli anni successivi hanno pagato un prezzo sanitario per l'esposizione alle sostanze tossiche sprigionate nell'area del World Trade Center.
A New York la commemorazione si è svolta a Ground Zero con la presenza del vicepresidente JD Vance e dei quattro ex presidenti americani viventi: George W. Bush, Bill Clinton, Barack Obama e Joe Biden. Il presidente Donald Trump, invece, ha partecipato a una cerimonia separata al Pentagono, uno dei luoghi colpiti dagli attentati.
La giornata non è soltanto il ricordo di ciò che accadde quella mattina. È anche l'occasione per interrogarsi su ciò che è venuto dopo: le guerre, la trasformazione della sicurezza internazionale, la crescita dei poteri degli apparati di intelligence, la paura del terrorismo, le conseguenze sulle comunità musulmane e il lungo dibattito sulle responsabilità politiche e sulle lacune dell'intelligence americana.
8:46, il momento in cui tutto cambiò
Alle 8:46 dell'11 settembre 2001, il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord del World Trade Center.
Pochi minuti dopo, alle 9:03, il volo United Airlines 175 colpì la Torre Sud.
Alle 9:37 l'American Airlines 77 si schiantò contro il Pentagono.
Alle 10:03 il volo United Airlines 93 precipitò in Pennsylvania, dopo che passeggeri ed equipaggio tentarono di riprendere il controllo dell'aereo.
In meno di due ore, gli Stati Uniti furono colpiti nel cuore del proprio territorio.
Il bilancio umano fu devastante: 2.977 vittime negli attentati, senza contare le persone morte negli anni successivi per malattie riconducibili all'esposizione alle polveri e agli agenti contaminanti presenti nell'area di Ground Zero.
Le vittime provenivano da numerosi Paesi. L'attacco non colpì soltanto gli Stati Uniti, ma ebbe una dimensione internazionale fin dalle prime ore.
Ground Zero, 25 anni dopo
A New York la cerimonia del 2026 ha mantenuto il carattere solenne che contraddistingue la commemorazione.
Il cuore dell'evento è stato ancora una volta il ricordo delle vittime, con la lettura dei nomi da parte dei familiari e i momenti di silenzio collegati agli avvenimenti principali di quella mattina.
La presenza contemporanea di quattro ex presidenti ha dato alla cerimonia un significato particolare.
George W. Bush era il presidente degli Stati Uniti nel momento degli attentati. Accanto a lui erano presenti Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama e Joe Biden, insieme al vicepresidente JD Vance.
Donald Trump ha scelto invece di partecipare alla cerimonia al Pentagono, dove sono state ricordate le persone morte nell'attacco contro il quartier generale della Difesa americana.
La divisione delle presenze non cancella però l'elemento centrale della giornata: il ricordo delle vittime.
Trump al Pentagono: "Non dimenticheremo mai"
Nel corso della cerimonia al Pentagono, Donald Trump ha ribadito il significato che attribuisce alla memoria dell'11 settembre.
Il presidente americano ha pronunciato una frase destinata a essere tra le più riprese della giornata: “Non dimenticheremo mai, per questo combattiamo per vincere”.
Nel suo intervento Trump ha collegato il ricordo degli attentati anche alle minacce contemporanee e alla sicurezza nazionale americana.
Il riferimento alle tensioni geopolitiche attuali mostra quanto l'eredità dell'11 settembre continui a essere utilizzata nel dibattito politico americano per interpretare le nuove minacce internazionali.
È proprio questo uno degli aspetti più delicati dell'anniversario: ricordare una tragedia storica senza trasformare automaticamente la memoria delle vittime in una giustificazione per ogni scelta politica o militare successiva.
Mattarella: "Una pagina abietta nella storia recente dell'umanità"
Anche l'Italia ha ricordato il venticinquesimo anniversario.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito il ricordo degli attentati una “pagina abietta nella storia recente dell'umanità”, sottolineando come quella giornata abbia rappresentato un punto di svolta nella storia contemporanea.
Nel suo messaggio, Mattarella ha ricordato le vittime, le famiglie e i soccorritori, sottolineando anche il tributo pagato dalla comunità italo-americana.
Ma il passaggio forse più significativo riguarda il rapporto tra memoria e presente.
Mattarella ha richiamato il valore della pacifica convivenza tra i popoli, mettendo in guardia dal rischio che la logica della guerra prevalga sulla cooperazione internazionale.
Il Presidente ha inoltre ribadito l'impegno dell'Italia contro il terrorismo e a difesa dei diritti fondamentali.
Meloni: "Un attacco a tutto il mondo libero"
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a un messaggio pubblico la riflessione sul venticinquesimo anniversario.
La premier ha ricordato che il terrorismo, quel giorno, non colpì soltanto gli Stati Uniti ma “tutto il mondo libero”.
Meloni ha sottolineato che democrazia e sicurezza non possono essere considerate conquiste definitive e ha ribadito la posizione italiana al fianco degli alleati nella lotta al terrorismo.
Il messaggio si inserisce in una giornata nella quale molti leader occidentali hanno sottolineato un tema comune: il ricordo dell'11 settembre non deve essere soltanto commemorazione, ma anche consapevolezza.
Milano ricorda le vittime
La memoria dell'11 settembre non è rimasta confinata agli Stati Uniti.
A Milano, la Città metropolitana ha organizzato una cerimonia davanti a Palazzo Isimbardi, in Largo 11 settembre 2001.
L'iniziativa, intitolata “11 settembre 2001. Venticinque anni dopo gli attentati. Guardando al futuro”, ha visto la partecipazione del sindaco metropolitano Giuseppe Sala e della console generale degli Stati Uniti a Milano Carla Fleharty.
La cerimonia si è conclusa con la deposizione di una corona di alloro.
Il significato dell'iniziativa milanese è particolarmente importante: ricordare una tragedia americana significa anche riconoscere quanto quella tragedia abbia modificato l'Europa, l'Italia e la percezione globale della sicurezza.
L'11 settembre non è finito nel 2001
Uno degli aspetti meno immediati della ricorrenza riguarda ciò che è accaduto dopo il crollo delle Torri.
Il fumo si è disperso, Ground Zero è stato ricostruito e New York ha continuato a vivere. Ma per migliaia di soccorritori e lavoratori esposti alle polveri, le conseguenze sono continuate per anni.
Vigili del fuoco, poliziotti, operatori sanitari, volontari e lavoratori che parteciparono alle operazioni di soccorso e recupero hanno affrontato nel tempo malattie respiratorie e oncologiche associate all'esposizione alle sostanze presenti nell'area.
È anche per questo che il 25° anniversario non riguarda soltanto il ricordo dei morti dell'11 settembre 2001.
Riguarda anche le persone che si sono ammalate dopo.
Che cosa sappiamo oggi sugli attentati?
La ricostruzione storica e investigativa ufficiale identifica in al-Qaeda l'organizzazione responsabile dell'operazione.
L'FBI ricostruisce il ruolo dei 19 dirottatori, tutti collegati alla rete di al-Qaeda, mentre la 9/11 Commission ha descritto la pianificazione dell'operazione e il ruolo di Osama bin Laden e dei suoi collaboratori.
Secondo la ricostruzione della Commissione, il progetto degli attentati si sviluppò negli anni precedenti il 2001 e coinvolse una rete terroristica internazionale.
Questo non significa che ogni elemento della risposta americana fosse privo di errori.
Al contrario.
La stessa 9/11 Commission ha documentato gravi fallimenti di intelligence, comunicazione e coordinamento.
Il problema, quindi, non è scegliere necessariamente tra due estremi — "tutto fu previsto" oppure "nessuno sapeva nulla" — ma distinguere ciò che le indagini hanno dimostrato da ciò che rimane oggetto di discussione.
Il fallimento dell'intelligence: una questione reale
Una delle questioni più importanti emerse dalle indagini riguarda il mancato collegamento tra informazioni che, prese singolarmente, erano già disponibili.
La 9/11 Commission ha evidenziato diversi problemi: informazioni non condivise tra agenzie, difficoltà nel monitoraggio di alcuni futuri dirottatori, limiti delle liste di controllo, carenze nella sicurezza degli aerei e una valutazione insufficiente della possibilità che un aereo di linea potesse essere trasformato in un'arma.
Anche il rapporto tra FAA e NORAD è stato oggetto di un'analisi approfondita.
Queste criticità sono documentate.
Ed è proprio qui che bisogna essere precisi: un grave fallimento istituzionale non equivale automaticamente alla prova di un complotto deliberato.
Sono due affermazioni completamente diverse.
Le teorie alternative sull'11 settembre
L'11 settembre ha prodotto, quasi immediatamente, una grande quantità di teorie alternative.
Nel corso degli anni alcune di esse sono diventate parte integrante della cultura "complottista" internazionale.
Tra le più conosciute c'è la teoria della “controlled demolition”, secondo cui le Torri Gemelle e il World Trade Center 7 sarebbero stati abbattuti attraverso esplosivi predisposti prima degli attentati.
Altri sostenitori hanno parlato di termite o thermate.
Altre teorie hanno sostenuto che il Pentagono non sarebbe stato colpito da un aereo, ma da un missile, oppure che il volo 93 sarebbe stato abbattuto dall'esercito americano.
Esistono poi versioni politiche della teoria del complotto: alcune attribuiscono la responsabilità a settori del governo statunitense, altre al Mossad israeliano, altre ancora a una presunta struttura globale chiamata "Deep State".
Queste ipotesi non hanno tutte la stessa origine né lo stesso livello di elaborazione.
Ma hanno un elemento comune: propongono una spiegazione alternativa rispetto alla ricostruzione investigativa ufficiale.
🎥 Massimo Mazzucco: il lavoro documentaristico e le domande sull’11 settembre
Nel dibattito sviluppatosi negli anni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001 rientra anche il lavoro del regista e documentarista italiano Massimo Mazzucco, autore di diversi approfondimenti dedicati alla ricostruzione degli avvenimenti e alle numerose domande emerse nel corso degli anni.
Tra i suoi lavori più conosciuti c’è “11 settembre 2001 – Inganno Globale” (2006), un documentario nel quale Mazzucco raccoglie immagini, documenti, testimonianze e ricostruzioni per proporre una lettura critica di diversi aspetti della versione ufficiale degli attentati.
Il documentario rappresenta uno dei lavori attraverso i quali, in Italia, il tema dell’11 settembre è stato portato al centro di un confronto pubblico particolarmente acceso. Il suo approccio è quello dell’inchiesta documentaristica: vengono messi in fila elementi, testimonianze e interrogativi con l’obiettivo di invitare lo spettatore a esaminare criticamente la ricostruzione degli eventi.
Nel 2013 Mazzucco ha poi realizzato “11 settembre – La Nuova Pearl Harbor” (2013), un documentario di oltre cinque ore articolato in più parti e costruito attorno a numerosi interrogativi sulla dinamica degli attentati, sulla difesa aerea, sul Pentagono, sul World Trade Center e sulle responsabilità istituzionali.
È importante, però, presentare questo lavoro con equilibrio. Mazzucco è un documentarista che ha sviluppato una propria lettura critica degli avvenimenti e ha dedicato una parte significativa della sua attività alla ricerca e all’analisi di ciò che considera elementi controversi della ricostruzione dell’11 settembre. Ridurre automaticamente il suo lavoro alla semplice etichetta di “complottista” non permetterebbe al lettore di comprendere realmente la natura dei suoi documentari.
Allo stesso tempo, essere corretti nei confronti del suo lavoro significa distinguere chiaramente tra le domande e le interpretazioni contenute nei documentari e ciò che è stato successivamente stabilito dalle indagini ufficiali e dalle analisi tecniche.
I film di Mazzucco possono quindi essere considerati una parte del più ampio dibattito documentaristico e critico sviluppatosi dopo il 2001. Il loro interesse, per un articolo dedicato al venticinquesimo anniversario degli attentati, consiste anche nel mostrare quanto a lungo siano rimaste aperte discussioni sulla dinamica degli attacchi, sulle responsabilità istituzionali e sulle conseguenze di quella giornata.
Il confronto con le fonti ufficiali è però indispensabile. Il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha condotto specifiche indagini tecniche sui crolli delle Torri Gemelle e del World Trade Center 7, mentre la 9/11 Commission ha ricostruito il ruolo di al-Qaeda e, separatamente, ha documentato le gravi carenze dell’intelligence, della condivisione delle informazioni e della preparazione delle agenzie statunitensi.
Questo significa che le domande sollevate da Mazzucco possono essere presentate e conosciute dal lettore senza trasformarle automaticamente in fatti dimostrati. Allo stesso modo, le conclusioni delle indagini ufficiali devono essere riportate come tali, distinguendole dalle interpretazioni alternative.
Il punto centrale, quindi, non è stabilire attraverso un’etichetta chi abbia “ragione” in partenza, ma mettere a confronto documenti, ricostruzioni, testimonianze e verifiche tecniche, permettendo al lettore di comprendere quali elementi siano documentati, quali siano oggetto di interpretazione e quali ipotesi non abbiano trovato conferme nelle indagini disponibili.
🎬 I documentari di Massimo Mazzucco
Per chi desidera approfondire direttamente il lavoro del documentarista, è possibile consultare “11 settembre 2001 – Inganno Globale” (2006) e “11 settembre – La Nuova Pearl Harbor” (2013).
Per La Nuova Pearl Harbor sono inoltre disponibili nell’archivio di Luogocomune le singole parti del documentario: Parte 1, Parte 2 e Parte 3.
Il confronto con queste opere va naturalmente affiancato alle fonti tecniche e istituzionali citate nell’articolo. In questo modo il lettore può conoscere direttamente il lavoro documentaristico di Mazzucco, le domande e le interpretazioni da lui proposte, e allo stesso tempo confrontarle con le conclusioni delle indagini ufficiali.
È una distinzione importante per affrontare un tema tanto complesso senza semplificazioni: riconoscere il valore di un lavoro di ricerca e documentazione non significa necessariamente condividere ogni sua conclusione, così come riportare le conclusioni ufficiali non significa ignorare le domande che hanno alimentato il dibattito per 25 anni.
L’obiettivo di questa sezione non è quindi assegnare un’etichetta a chi ha studiato e raccontato l’11 settembre, ma offrire al lettore gli strumenti per conoscere una delle principali letture critiche sviluppatesi negli anni e confrontarla con la documentazione tecnica, investigativa e storica disponibile.
Torri Gemelle e WTC 7: che cosa dice il NIST
Sul crollo delle Torri Gemelle, il National Institute of Standards and Technology, NIST, ha concluso che gli impatti degli aerei danneggiarono gli elementi strutturali e rimossero parte della protezione antincendio dell'acciaio, mentre gli incendi successivi indebolirono ulteriormente la struttura fino all'avvio dei cedimenti.
Il NIST non ha trovato prove che le torri siano state demolite con esplosivi.
Anche per il World Trade Center 7, edificio che non venne colpito direttamente da un aereo, il NIST ha attribuito il crollo agli incendi e alla conseguente progressione del cedimento strutturale.
Il punto è particolarmente importante perché WTC 7 è uno degli elementi più utilizzati nelle argomentazioni dei sostenitori della demolizione controllata.
Il NIST ha inoltre spiegato perché la dinamica osservata non costituisce, secondo la sua analisi, prova di una demolizione esplosiva.
La termite: perché il tema continua a essere discusso
La termite è un materiale reale e altamente energetico.
Il problema nasce quando la sua semplice presenza viene trasformata in prova di un'esplosione controllata.
Il NIST ha esaminato anche questa ipotesi e ha ritenuto altamente improbabile che termite o thermate siano state utilizzate per provocare il collasso del WTC 7.
Il materiale presente nelle macerie può provenire da numerose componenti edilizie e non costituisce, da solo, una dimostrazione dell'utilizzo di esplosivi.
Questo è un esempio perfetto della differenza tra un elemento osservato e l'interpretazione che se ne dà.
Pentagono e volo 93
Anche l'attacco al Pentagono è stato al centro di numerose teorie alternative.
La ricostruzione ufficiale stabilisce che il volo American Airlines 77 colpì il Pentagono alle 9:37.
Le indagini hanno raccolto rottami, dati, testimonianze e altri elementi compatibili con lo schianto dell'aereo.
Per il volo 93, invece, è documentata la rivolta dei passeggeri e dell'equipaggio contro i dirottatori. L'aereo precipitò vicino a Shanksville, in Pennsylvania, alle 10:03.
L'ipotesi secondo cui il velivolo sarebbe stato abbattuto dai militari non è sostenuta dalle conclusioni ufficiali.
Le contraddizioni sulle intercettazioni
Qui il discorso è più complesso.
Nel corso degli anni sono emerse differenze tra le prime ricostruzioni fornite da FAA, NORAD e altri organismi e le ricostruzioni successive.
Queste discrepanze sono reali e sono state analizzate dalla 9/11 Commission.
La Commissione ha evidenziato una difesa dello spazio aereo impreparata a uno scenario nel quale gli aerei civili fossero utilizzati come armi.
Ci furono errori, ritardi, informazioni incomplete e problemi di comunicazione.
Ma dalle discrepanze documentali non deriva automaticamente la prova che qualcuno abbia ordinato di lasciar passare gli aerei.
La distinzione è fondamentale.
Il vero bilancio dell'11 settembre
Vent'anni dopo, l'11 settembre è stato spesso ricordato come il giorno in cui il mondo cambiò.
A 25 anni di distanza, forse è più corretto dire che cambiò soprattutto il modo in cui il mondo occidentale interpretava la propria sicurezza.
Dopo gli attentati arrivarono la guerra in Afghanistan, la successiva invasione dell'Iraq, nuove leggi antiterrorismo, un'espansione degli apparati di sorveglianza e una trasformazione profonda della politica estera americana.
L'11 settembre divenne anche una lente attraverso cui leggere conflitti che, in alcuni casi, avevano cause molto più complesse.
Ed è qui che si trova una delle grandi questioni dell'anniversario 2026.
Ricordare le vittime non significa necessariamente approvare tutto ciò che è stato fatto dopo.
Allo stesso modo, criticare le guerre successive non significa negare la responsabilità degli attentati.
Le due cose possono — e devono — essere analizzate separatamente.
Venticinque anni dopo, la memoria resta
Il tempo non ha cancellato quelle immagini.
Le Torri Gemelle avvolte dal fumo.
La gente che corre per le strade di Manhattan.
I vigili del fuoco che entrano negli edifici mentre altri cercano una via di fuga.
Il Pentagono colpito.
Il campo della Pennsylvania.
Il volto di George W. Bush nella scuola della Florida.
E poi il silenzio.
Quel silenzio continua ancora oggi.
Il 25° anniversario dell'11 settembre 2001 non è soltanto una ricorrenza americana. È una giornata nella quale milioni di persone in tutto il mondo ricordano un evento che ha cambiato la storia contemporanea.
Le domande continueranno probabilmente a esistere.
Alcune sono legittime domande storiche sull'intelligence, sulle responsabilità politiche e sulle decisioni prese dopo gli attentati.
Altre appartengono al territorio delle teorie prive di riscontri sufficienti.
Il compito del giornalismo, soprattutto davanti a una tragedia di questa portata, non è scegliere la versione più spettacolare.
È distinguere i fatti dalle ipotesi, le prove dalle interpretazioni e la memoria dalla propaganda.
A 25 anni dall'11 settembre, è forse questo il modo più serio per non dimenticare.
🔎 Verifiche tecniche utilizzate
Le conclusioni tecniche del National Institute of Standards and Technology (NIST) attribuiscono il crollo delle Torri Gemelle alla combinazione tra i danni provocati dagli impatti degli aerei, la perdita della protezione antincendio degli elementi strutturali e gli incendi successivi, che indebolirono progressivamente la struttura fino all'avvio dei cedimenti. Il NIST afferma inoltre di non aver trovato evidenze corroboranti di una demolizione controllata.
Per quanto riguarda il World Trade Center 7, il NIST ha sviluppato una ricostruzione distinta e ha attribuito il cedimento progressivo agli effetti degli incendi e alla conseguente sequenza di cedimenti strutturali.
Sul piano delle responsabilità degli attentati, la 9/11 Commission ha documentato il ruolo di al-Qaeda, mentre le sue conclusioni hanno evidenziato, separatamente, gravi carenze nell'intelligence, nella condivisione delle informazioni e nel coordinamento tra le agenzie coinvolte nella risposta alla minaccia terroristica.
È importante mantenere questa distinzione: i fallimenti dell'intelligence sono documentati e costituiscono una parte importante della storia dell'11 settembre, ma non equivalgono di per sé alla prova di un complotto interno o di una demolizione controllata.
Fonte tecnica:
Fonti principali e riferimenti verificabili: