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Bollo auto 2027, abolizione o propaganda elettorale? Cosa c’è davvero nel decreto

La parola più utilizzata in questi giorni è una sola: abolizione.
Il Governo Meloni ha annunciato lo stop al bollo auto per il 2027 e Giorgia Meloni ha presentato la misura come la cancellazione di una delle tasse più odiate dagli italiani. La decisione ha immediatamente aperto uno scontro politico: per la maggioranza si tratta di un intervento concreto per ridurre la pressione fiscale, mentre diverse forze di opposizione la considerano una misura dal forte sapore elettorale, arrivata a pochi mesi dalle elezioni politiche previste nel 2027.
Ma cosa è realmente previsto?
Chi non pagherà il bollo? Quante persone saranno coinvolte? Vale per tutte le automobili? E per le ibride? Chi possiede due auto può davvero non pagare due bolli? E soprattutto: il bollo è stato abolito definitivamente oppure soltanto sospeso per il 2027?
La risposta è molto meno semplice dello slogan politico.

Il primo punto da chiarire: il bollo non sparisce per tutti

Il decreto-legge n. 162 del 17 settembre 2026 stabilisce per il 2027 un'esenzione dalla tassa automobilistica per determinate categorie di veicoli.
Per le autovetture, il requisito fondamentale è una potenza non superiore a 80 kW, cioè circa 109 CV, con il riferimento tecnico alla potenza prevista dalla normativa.
L'esenzione riguarda le persone fisiche che nel 2027 risultano soggetti passivi della tassa automobilistica per una o più autovetture alimentate a benzina o gasolio, anche quando la propulsione è combinata con un'altra fonte.
Ma c'è una condizione fondamentale: l'agevolazione riguarda un solo veicolo per persona.
Quindi non è corretto dire che dal 2027 “nessuno pagherà più il bollo”.
Chi possiede un'automobile superiore alla soglia prevista continuerà a pagarlo. E chi possiede più automobili agevolabili non potrà ottenere l'esenzione per tutte.
Il decreto stabilisce infatti che, in presenza di più autovetture che rispettano i requisiti, l'esenzione venga applicata a una sola, scegliendo quella con la potenza minore. In caso di pari potenza, viene considerata quella per la quale sarebbe dovuto l'importo più basso.
È una differenza sostanziale rispetto allo slogan “bollo abolito”.

Per quanto tempo vale realmente?

Qui si trova uno dei punti più importanti dell'intera vicenda.
Il testo del decreto parla dei versamenti della tassa automobilistica il cui termine ordinario di pagamento cade tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.
Quindi, sul piano normativo, la misura oggi approvata riguarda il 2027.
Giorgia Meloni ha successivamente chiarito che l'intenzione del Governo è rendere l'esenzione strutturale, quindi permanente.
Sono però due cose diverse.
La prima è una disposizione già contenuta nel decreto.
La seconda è un obiettivo politico del Governo che dovrà essere finanziato e confermato attraverso successivi provvedimenti legislativi.
Per questo, oggi, la formulazione più corretta è: esenzione dal bollo nel 2027, con l'obiettivo dichiarato dal Governo di renderla strutturale.

Chi può realmente beneficiarne

La platea è molto ampia, ma i numeri diffusi nei primi giorni hanno creato anche qualche confusione.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato che sono 24.608.867 le persone fisiche che possiedono almeno un veicolo entro la soglia degli 80 kW e che rientrano quindi nella platea potenzialmente interessata.
Nel complesso, secondo i dati del MIT, in Italia circolano oltre 59 milioni di autoveicoli e motoveicoli, dei quali oltre 34 milioni hanno potenza entro gli 80 kW.
Questo numero, però, non significa che 24,6 milioni di persone riceveranno automaticamente un'esenzione senza ulteriori condizioni.
Il MIT parla infatti di platea potenziale.
Il dato va letto insieme alle regole del decreto: una sola agevolazione per persona e specifiche condizioni per automobili, motocicli e ciclomotori.
È quindi importante non confondere:
24,6 milioni di persone potenzialmente interessate
con
34,8 milioni di veicoli entro la soglia degli 80 kW.
Sono due numeri diversi e misurano due realtà diverse.

E chi possiede due automobili?

È uno dei casi che più facilmente può essere frainteso.
Immaginiamo una persona che possieda due automobili entrambe sotto gli 80 kW.
Non avrà diritto a due esenzioni.
Il decreto stabilisce che l'agevolazione venga applicata a una sola automobile, privilegiando quella meno potente.
Questo significa che il proprietario continuerà a pagare il bollo sull'altra vettura.
La stessa logica impedisce di trasformare la misura in un'esenzione generalizzata per ogni veicolo posseduto dalla stessa persona.

E le moto?

Anche motocicli e ciclomotori rientrano nella misura, ma con regole specifiche.
Per i motocicli e i ciclomotori alimentati a benzina, anche in combinazione con un'altra fonte di propulsione, l'esenzione riguarda le persone fisiche che rispettano le condizioni previste dal decreto.
C'è però una clausola importante: chi possiede un'autovettura agevolabile entro gli 80 kW non può utilizzare contemporaneamente l'agevolazione anche per il motociclo.
In sostanza, le agevolazioni non si sommano liberamente.
Anche in questo caso, il decreto stabilisce criteri per scegliere il veicolo agevolato quando una persona ne possiede più di uno.

Il caso delle auto ibride è molto più interessante di quanto sembri

È probabilmente uno degli aspetti tecnici più curiosi della nuova disciplina.
La soglia fissata dal decreto è di 80 kW, ma nelle automobili ibride la potenza complessiva del sistema può essere superiore.
Questo può produrre situazioni apparentemente paradossali.
Un'auto ibrida può infatti avere una potenza complessiva superiore ai 80 kW ma un motore termico con potenza entro la soglia considerata ai fini dell'agevolazione.
AlVolante, per esempio, ha evidenziato il caso di modelli ibridi che superano la soglia se si considera la potenza complessiva del sistema, ma rientrano nel limite se si guarda alla potenza del motore termico indicata sul libretto.
La questione è particolarmente importante perché il decreto non ha eliminato tutte le possibili ambiguità interpretative relative alle ibride.
La voce P.2 della carta di circolazione indica infatti la potenza del motore termico, mentre il sistema ibrido può sviluppare una potenza complessiva differente.
Per questo alcuni aspetti applicativi potrebbero richiedere ulteriori chiarimenti.
Il dato fondamentale, quindi, è questo: non basta guardare i cavalli dichiarati nella pubblicità dell'automobile.
Bisogna verificare i dati tecnici del veicolo e le modalità applicative della normativa.

Un'auto da 193 CV può essere esente?

Sembra impossibile, ma in determinate configurazioni può accadere.
È proprio l'esempio delle ibride a mostrare perché la soglia degli 80 kW non coincide necessariamente con la potenza complessiva dichiarata dal costruttore.
AlVolante ha indicato, tra gli altri, modelli ibridi nei quali il motore termico rimane sotto gli 80 kW pur in presenza di una potenza di sistema decisamente superiore.
Il caso dimostra che la domanda corretta non è semplicemente:
“Quanti cavalli ha la macchina?”
Ma:
“Quale potenza viene considerata dal provvedimento per quella specifica configurazione?”
Ed è un dettaglio che può cambiare completamente il risultato.

Quanto vale il beneficio per una famiglia?

Non esiste una cifra identica per tutti.
Il risparmio dipende dalla Regione di residenza, dalla potenza del veicolo, dalle tariffe regionali e dalla situazione del proprietario.
Le associazioni dei consumatori hanno elaborato stime diverse.
Secondo i dati riportati dall'ANSA, Altroconsumo ha stimato un risparmio annuo compreso indicativamente tra 113,52 e 141,90 euro, mentre l'Unione Nazionale Consumatori ha prodotto una stima media differente, basata sui dati forniti dal Governo.
Questo è un altro motivo per cui parlare genericamente di “un risparmio di X euro per tutti” sarebbe scorretto.
Il risparmio effettivo va calcolato sulla singola posizione.

La questione delle Regioni

Ed è qui che la vicenda fiscale diventa anche istituzionale.
Il bollo auto è una tassa automobilistica regionale e il gettito viene incassato dalle Regioni e dalle Province autonome secondo il quadro normativo vigente.
Se lo Stato introduce un'esenzione, gli enti territoriali rischiano quindi di perdere una parte delle entrate.
Il decreto prevede per il 2027 un trasferimento complessivo di 2.293,5 milioni di euro a titolo di compensazione della riduzione del gettito.
La ripartizione delle somme dovrà essere definita entro il 31 marzo 2027 attraverso un decreto del Ministero dell'Economia, sentita la Conferenza Stato-Regioni.
Per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome sono inoltre previste specifiche condizioni e accordi.
Quindi non è corretto raccontare la vicenda semplicemente come “lo Stato toglie il bollo alle Regioni”.
Il meccanismo previsto è più complesso: lo Stato introduce l'esenzione e contemporaneamente stabilisce un trasferimento per compensare il minor gettito.

Il vero nodo: da dove arrivano i soldi?

È questo il punto che ha trasformato il bollo da semplice misura fiscale in una questione politica nazionale.
Il decreto prevede oneri complessivi per 2,362 miliardi di euro nel 2027.
Una parte molto rilevante delle coperture deriva da economie accertate nell'ambito del PNRR.
Secondo i dati riportati dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta, le economie utilizzate ammontano complessivamente a circa 1,698 miliardi, distribuiti tra 2026, 2027 e 2028. Per il 2027 la quota indicata è di 1,460 miliardi di euro.
Il resto delle coperture deriva da una serie di altre rimodulazioni, fondi e poste di bilancio.
È qui che si è aperto il confronto con Bruxelles.

Giorgetti: sono soldi nazionali

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso l'impostazione del Governo sostenendo che i risparmi sui prestiti utilizzati nell'ambito del PNRR sono ormai risorse nazionali e che, trattandosi di somme non necessarie per determinati interventi, possono essere utilizzate dal bilancio dello Stato.
La posizione del ministro è stata netta: i prestiti del PNRR devono essere restituiti dall'Italia e quindi, secondo la sua interpretazione, le economie realizzate rappresentano spazi finanziari nazionali.
È un'argomentazione politica e finanziaria precisa, ma il tema non si è chiuso con questa dichiarazione.

Bruxelles ha davvero bocciato il Governo?

No. Ma nemmeno si può dire che Bruxelles abbia semplicemente certificato senza condizioni la ricostruzione italiana.
Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis, il 19 settembre, ha spiegato che il PNRR è uno strumento basato sul raggiungimento di risultati e non sul rimborso dei singoli costi sostenuti.
Di conseguenza, il flusso dei pagamenti può non essere perfettamente allineato con il flusso delle spese sostenute dagli Stati.
Dombrovskis ha parlato di un certo margine nella gestione della liquidità, precisando però di voler verificare meglio le dichiarazioni di Giorgetti.
La Commissione ha inoltre indicato che la misura italiana sarà valutata nell'ambito delle procedure europee pertinenti.
La situazione, quindi, è più articolata di due slogan contrapposti:
“Bruxelles boccia il bollo”
oppure
“Bruxelles dà carta bianca all'Italia”.
La posizione espressa da Dombrovskis indica un margine tecnico-finanziario nella gestione dei flussi, ma non equivale a una dichiarazione secondo cui qualsiasi risparmio del PNRR possa essere utilizzato liberamente per qualunque nuova spesa.

E allora dov'è la propaganda elettorale?

Qui bisogna separare i fatti dalle interpretazioni.
Il dato politico oggettivo è che la misura entrerà in vigore nel 2027, anno nel quale in Italia sono previste le prossime elezioni politiche.
Il Governo ha scelto di comunicare l'intervento con grande enfasi.
Giorgia Meloni lo ha definito la cancellazione di una delle tasse più odiate dagli italiani e ha successivamente insistito sulla volontà di renderlo strutturale.
Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno rivendicato il provvedimento come un intervento di riduzione della pressione fiscale.
Dall'altra parte, diverse forze di opposizione hanno letto la tempistica come una scelta elettorale.
Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e altre forze hanno criticato il provvedimento utilizzando espressioni come “mossa elettorale”, “spot” o “mancetta”.
Queste sono interpretazioni e giudizi politici, non fatti dimostrabili in modo indipendente.
Il fatto verificabile è la coincidenza temporale tra l'entrata in vigore dell'esenzione e l'anno elettorale.
Stabilire che la misura sia stata adottata per ottenere voti richiederebbe invece dimostrare un'intenzione politica specifica che non può essere dedotta semplicemente dalla data.

Lo scontro Meloni-Tridico

Uno degli episodi che ha alimentato maggiormente la polemica riguarda Pasquale Tridico.
Quando era candidato alla presidenza della Regione Calabria, Tridico aveva proposto una misura di riduzione o abolizione del bollo per determinate categorie di automobilisti.
Nel dibattito politico di allora, Giorgia Meloni aveva criticato quella proposta con un riferimento a Cetto La Qualunque, il personaggio satirico interpretato da Antonio Albanese.
Dopo l'annuncio del Governo sul nuovo provvedimento, Tridico ha riproposto pubblicamente quella vecchia polemica, chiedendo alla premier se considerasse ancora nello stesso modo una misura oggi sostenuta dal suo Governo.
Il tema è diventato quindi anche un confronto sulla coerenza politica nel tempo.
Non significa però che le due proposte siano automaticamente identiche.
Per confrontarle seriamente occorrerebbe considerare platea, criteri, durata, coperture e livello istituzionale.

Conte e l'accusa di “mancetta”

Anche Giuseppe Conte è intervenuto duramente.
Il presidente del Movimento 5 Stelle ha definito l'intervento una “piccola mancetta”, collegandolo all'avvicinarsi dell'anno elettorale e ricordando proprio la precedente polemica tra Meloni e Tridico.
Il suo giudizio appartiene naturalmente al confronto politico e va quindi distinto dai dati oggettivi contenuti nel decreto.
Il punto interessante, però, è che lo scontro non riguarda soltanto il valore economico della misura.
Riguarda soprattutto il modo nel quale la politica italiana comunica le riduzioni fiscali: ogni governo tende a presentarle come prova della propria capacità di diminuire le tasse, mentre le opposizioni tendono a concentrarsi sulla durata, sulle coperture e sugli effetti indiretti.

Anche le Regioni sono divise

La reazione dei presidenti di Regione non è stata uniforme.
I governatori di centrodestra hanno espresso apprezzamento per il provvedimento e per il meccanismo di compensazione previsto dal Governo.
Il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha valutato positivamente la misura, sottolineando proprio la copertura finanziaria destinata ai bilanci regionali.
Di segno opposto le critiche provenienti da alcuni presidenti di centrosinistra.
Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha contestato la misura sostenendo che le compensazioni non coprirebbero integralmente le conseguenze sui conti regionali e ha parlato di una scelta di carattere elettorale e di possibili problemi di costituzionalità.
Anche in questo caso è importante distinguere: le contestazioni di Giani sono una posizione politica e istituzionale, non una sentenza che abbia già stabilito l'incostituzionalità del provvedimento.

Il caso Sicilia

Per la Sicilia il tema è particolarmente interessante.
Il MIT stima in 2.172.791 persone la platea potenziale siciliana con almeno un veicolo entro gli 80 kW, mentre i veicoli sotto la soglia sono oltre 3,45 milioni.
Ma la Sicilia ha anche una disciplina regionale specifica sulla tassa automobilistica.
Nel 2026 la Regione Siciliana ha introdotto proprie agevolazioni per alcuni veicoli di nuova immatricolazione, compresi elettrici, ibridi, LNG, BioLNG e idrogeno, con esenzioni che possono arrivare a cinque anni per determinate categorie.
Questo significa che il quadro reale per un automobilista siciliano può dipendere dalla combinazione tra disciplina statale e agevolazioni regionali.
Per questo, prima di dare per scontato il risparmio, è sempre necessario verificare la propria posizione fiscale e le regole applicabili nella Regione di residenza.

Il paradosso delle ibride

La nuova disciplina apre anche una discussione più ampia sulla struttura del bollo.
Una tassa basata sulla potenza può produrre risultati curiosi quando applicata alle automobili ibride moderne.
Un veicolo può avere una potenza complessiva elevata ma un motore termico relativamente piccolo.
Al contrario, un'auto tradizionale con motore termico più potente può rimanere fuori dall'agevolazione.
Il criterio non è quindi direttamente legato alle emissioni complessive del veicolo.
La domanda diventa inevitabile: se l'obiettivo è aiutare le famiglie e contemporaneamente favorire una mobilità più efficiente, la potenza del motore è ancora il parametro più adatto?
Questa non è una questione risolta dal decreto.
È una questione di politica fiscale che resta aperta.

La vera differenza tra “abolizione” e “esenzione”

È probabilmente il punto più importante dell'intera vicenda.
Nel linguaggio politico viene utilizzata la parola abolizione.
Nel testo normativo troviamo invece una esenzione riferita al 2027.
La differenza non è soltanto semantica.
Abolire definitivamente una tassa significa eliminarla dall'ordinamento.
Prevedere un'esenzione per un determinato periodo significa stabilire che, per quel periodo e a determinate condizioni, il contribuente non deve pagare.
Il Governo ha dichiarato di voler trasformare la misura in una politica strutturale.
Ma oggi, 20 settembre 2026, la certezza normativa riguarda il 2027.
Il futuro della misura dovrà essere finanziato e confermato con successive decisioni legislative.

Quanto è realmente “per tutti”?

No.
Non è per tutti gli automobilisti.
Non è per tutte le auto.
Non vale due volte per chi possiede due automobili.
Non significa che chi possiede un veicolo potente smetterà di pagare.
E non significa nemmeno che tutte le ibride siano automaticamente esenti.
La formula corretta è molto più precisa:
nel 2027 una persona fisica può ottenere l'esenzione dal bollo per un solo veicolo, secondo i requisiti stabiliti dal decreto, con una soglia di 80 kW per le autovetture e condizioni specifiche per motocicli e ciclomotori.
È questa la realtà normativa.

Un beneficio concreto, ma anche una grande operazione comunicativa

Ridurre una tassa che milioni di automobilisti pagano ogni anno produce inevitabilmente un effetto politico e comunicativo.
Questo vale per qualsiasi governo.
Il punto non è stabilire automaticamente che si tratti di propaganda.
Il punto è osservare come la misura viene raccontata
Il Governo sottolinea il risparmio per i cittadini.
Le opposizioni sottolineano l'anno elettorale.
Le Regioni guardano al gettito.
Gli economisti guardano alle coperture.
Gli automobilisti guardano alla cifra che troveranno o non troveranno da pagare.
Sono quattro prospettive differenti sullo stesso provvedimento.

Perché questo continuo scontro alimenta la sfiducia

Ed è forse questo l'aspetto più interessante al di là della singola tassa.
Quando una misura fiscale viene trasformata immediatamente in una battaglia politica, il cittadino rischia di perdere di vista la domanda principale:
quanto risparmio realmente e per quanto tempo?
Da una parte arriva lo slogan dell'abolizione.
Dall'altra quello della “mancetta elettorale”.
Da una parte si parla di riduzione delle tasse.
Dall'altra di risorse sottratte ad altri interventi.
Nel mezzo rimane l'automobilista, che spesso deve districarsi tra comunicati, dichiarazioni, polemiche sui social e titoli giornalistici.
Il problema della comunicazione politica non è quindi soltanto ciò che viene detto.
È anche ciò che viene lasciato fuori.
Dire “abolito il bollo” senza spiegare il limite degli 80 kW, il vincolo di un solo veicolo, la durata iniziale del 2027 e il sistema di compensazione regionale restituisce un'immagine incompleta.
Ma anche definire automaticamente il provvedimento “regalo elettorale” senza distinguere il contenuto concreto del decreto dalla sua interpretazione politica restituisce un'immagine altrettanto parziale.

Cosa sappiamo oggi e cosa invece resta da vedere

Al 20 settembre 2026 possiamo considerare acquisiti alcuni elementi.
Il decreto è stato approvato.
L'esenzione riguarda il 2027.
La soglia per le autovetture è di 80 kW.
L'agevolazione è riferita a un solo veicolo per persona.
Sono previste regole specifiche per moto e ciclomotori.
Sono previsti trasferimenti alle Regioni per compensare il minor gettito.
Una parte importante delle coperture deriva da economie accertate nell'ambito del PNRR.
Il Governo vuole rendere la misura strutturale.
Quello che invece non può essere ancora presentato come definitivo è il mantenimento dell'esenzione negli anni successivi al 2027.
E proprio qui si trova la differenza tra una promessa politica e una certezza normativa.

La domanda che resta agli italiani

Il vero punto, alla fine, non dovrebbe essere soltanto:
“Meloni ha abolito il bollo?”
La domanda più utile è:
“Quale bollo non pagherò, per quale veicolo, nel 2027, quanto risparmierò e con quali risorse viene compensato il mancato gettito?”
Solo dopo aver risposto a queste domande è possibile capire realmente la portata della misura.
La politica continuerà inevitabilmente a utilizzarla nel confronto tra maggioranza e opposizione.
Il Governo la presenterà come una riduzione concreta delle tasse.
Le opposizioni continueranno a contestarne tempistica, coperture e impostazione.
Entrambe le letture fanno parte del dibattito politico.
Ma i numeri del decreto raccontano una realtà più precisa degli slogan: non un'abolizione universale del bollo, bensì un'esenzione nel 2027, per una platea molto ampia ma delimitata da precise condizioni, con l'impegno politico del Governo a trasformarla successivamente in una misura strutturale.
Ed è proprio questa distinzione che permette di capire cosa c'è di vero dietro una delle più discusse misure fiscali dell'autunno 2026.

Un tema che va oltre il bollo

La vicenda è anche un esempio di come il dibattito pubblico italiano finisca spesso per trasformare una misura tecnica in una sfida tra schieramenti.
La riduzione delle tasse è un obiettivo rivendicato da governi di orientamenti diversi.
Le contestazioni sulle coperture sono altrettanto ricorrenti.
E così il cittadino rischia di trovarsi davanti a due racconti completamente opposti dello stesso provvedimento.
Per questo, soprattutto quando si parla di tasse, è utile tornare ai documenti, ai numeri e alle regole effettive.
Non perché la politica non conti.
Ma perché una decisione fiscale dovrebbe poter essere valutata prima di tutto per quello che concretamente cambia nella vita delle persone.
E il bollo auto, oggi, è esattamente uno di quei casi in cui tra lo slogan “abolito” e ciò che dice realmente il decreto c'è una differenza che vale la pena conoscere.

 

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